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In memoriam Sirio Maccioni

di Davide Bertellini

Un grande, grandissimo italiano

Sono giorni in cui sto leggendo e vedendo film molto più del solito. L’arte della diplomazia di Henry Kissinger, un testo che spiega e ti da le chiavi per aprire le porte di tante curiosità del potere americano; qualche giorno fa poi ho visto “Le Mans 1966” La grande Sfida: Henry Ford II, Enzo Ferrari, Gianni Agnelli… Pensavo tra me e me che l’unico al mondo che avrebbe potuto ricevere, ospitare, e allietare questo parterre poteva essere solo che lui, Sirio Maccioni.

Lo incontrai per la prima volta nel 1995, a New York, avevo 20 anni, ed è inutile dirvi che fu del tutto casuale. Non sapevo chi fosse, non sapevo dove mi trovassi, ma lo imparai presto.

Era da pochi giorni cominciato gennaio e, per il mio soggiorno a New York, scesi all’elegante Mayfair Baglioni, hotel di grande fascino e, a quei tempi, simbolo di un’enclave italiana, e non solo, oltreoceano. Stanco dopo il lungo volo da Milano, mi recai nella hall e fattasi ormai ora di cena chiesi al concierge se potesse consigliarmi un ristorante nei dintorni dell’hotel: il portiere senza esitazione e con gran garbo mi suggerì di cenare al ristorante dell’hotel: Le Cirque. Entrai, ingenuamente, timoroso di prendere una solenne fregatura: non si parlava bene della ristorazione all’interno degli alberghi. Ma qui evidentemente il gioco era diverso. Appena varcata la soglia del ristorante mi ritrovai in una dimensione parallela, difficile da raccontare con il senno di poi; avevo 20 anni, e rimasi basito non tanto per la location in sé che era sicuramente elegante e di classe ma per l’ambiance, come direbbero i francesi. Percepii subito, mentre seguivo il cameriere che mi faceva strada verso il tavolo, che ero in un luogo incredibile. E pochi secondi dopo ne ebbi la conferma guardando i commensali del tavolo accanto al mio: Gianni Agnelli ed Henry Kissinger.

Proprio quella sera di 25 anni fa conobbi Sirio Maccioni; una leggenda della ristorazione italiana nel mondo, di cui, a torto, si è parlato troppo poco qui in Italia. Sirio Maccioni, l’uomo di sala per antonomasia! Non ho dubbi su questo.

Di lui quella sera ricordo la grande cordialità e gentilezza nei confronti del sottoscritto un ragazzo che sedeva da solo, per la prima volta, nel suo ristorante. Ricordo ancora l’attenzione per una bambina al tavolo accanto che compiva gli anni e per la quale arrivò un dessert con la forma di una mini cucina in cioccolato con tanto di pentole, il tutto edibile, ça va sans dire. Ecco, quella sera capii che Le Cirque era il luogo dove i sogni potevano avverarsi. La grande capacità di Sirio Maccioni era quella di far sentire tutti a casa come membri della stessa famiglia, la famiglia de Le Cirque.

Da quella volta non persi occasione negli anni a seguire di tornare a trovare Sirio Maccioni in ogni mio viaggio nella Grande Mela. Cosi seguii il ristorante nelle successive location: quella al New York Palace Hotel e quella finale, dal 2006 alla chiusura definitiva del 2017, alla Bloomerg Tower con Le Cirque 2000.

Non c’è stata una volta che io sia andato a Le Cirque e non abbia incrociato una celebrity: da Donald Trump a Joan Collins e Rudy Giuliani, solo per ricordarne alcuni.

A Le Cirque non andavi solo per il pranzo o la cena ma per l’esperienza irripetibile e irreplicabile che quel toscano tutto d’un pezzo di grandissima eleganza, partito da un istituto alberghiero di Montecatini, ti regalava ad ogni respiro. Donne belle ed eleganti, uomini con mise di grido, orologi mai visti prima ai polsi di dandy usciti da un baule serbato in soffitta e riaperto dopo decadi per l’occasione o del pranzo o della cena. Auto da sogno che il valet di turno si divertiva a parcheggiare. La quinta essenza di quello che oggi chiamiamo lifestyle e glam: questo era Le Cirque in sintesi. Questo era il piccolo regno di un grande, grandissimo Italiano.

Su tutto spiccava il savoir-faire del “Maestro perfetto” come lo definì Trump: lo stesso Donald che oggi è presidente degli Stati Uniti.

E quel famoso tavolo in paradiso “prenotato” scherzosamente da Sirio Maccioni direttamente a Papa Giovanni Paolo II in visita al ristorante, oggi è sicuramente suo. Mi piace pensarli insieme allo stesso tavolo davanti alla celebre creme-brûlée e a quegli indimenticabili bomboloni con la crema!