Les Millesimes arriva in Italia

Da Olmo di Davide Oldani il primo pranzo firmato Millesimes

Millesimes è uno di quei nomi che, nel mondo dei grandi vini, circolano da tempo tra gli appassionati. Lavora da quasi quarant’anni, con base a Maussane, in Provenza, e un posizionamento molto chiaro: négoce di fascia alta, senza sensazionalismi è diventata una delle più solide piattaforme di vendita di grand vins operanti sul mercato da oltre 40 anni.

Il modello è classico e ben oliato. Relazioni dirette con château e domaines, un portafoglio che supera le 3.800 referenze e una disponibilità importante di bottiglie conservate in cave climatizzate. Serve oltre 20 paesi direttamente dai magazzini termoregolamentati di Maussane, nel sud della Francia, in cui trovare tutto ciò che ci si aspetta: Bordeaux classificati, Bourgogne, Champagne, etichette ad alto punteggio, ma anche una componente più pragmatica fatta di stock, occasioni, fine partita. Millesimes non punta solo al collezionismo ma fa anche rotazione, e difatti coinvolge pure le cosiddette “fin de loge”, ovvero bottiglie con etichette segnate o livelli non perfetti.

L’azienda, considerata tra le più affidabili del panorama – anche perché il 98,5% delle vendite e del fatturato vengono da vini di provenienza diretta del produttore e solo una piccolissima percentuale da cantine acquisite da ristoranti e privati – ha la fama di essere molto competitiva sui prezzi e sulle condizioni, tanto da fare spedizioni anche di singole bottiglie.

Bordeaux per il tour italiano

Per presentarsi al mercato italiano l’azienda è partita da una selezione di circa 100 Bordeaux che parlano della filosofia di stilistica di Millesimes, fermo restando che se un cliente, privato o ristoratore, dovesse desiderare un vino non in listino, può affidarsi a loro per reperirlo, e questo in aggiunta ai viaggi e alle visite a Bordeaux che sono in programma ogni anno.

Per l’Italia stanno puntando su vini che definiremmo intelligenti : piccole annate, a volte Chateaux non così conosciuti ma sempre interessanti, proposti a prezzi coerenti ed etichette pronte per il consumo. Attorno a questo organizzano pranzi, cene e degustazioni, sia con privati che con la ristorazione: a Milano da Aimo e Nadia, a Bologna da Max Poggi, a Imola da Semplice e San Domenico, a Modena da Trattoria Entrà, e a Cornaredo da Olmo, di Davide Oldani. Ecco com’è andata, nel nostro caso.

Incipit alla garibaldina col Sauternes di Château Rieussec 2019 abbinato al Foie gras arrostito al profumo di zafferano, mango mantecato e cipolla senapata. Sauternes, nella zona delle Graves, produce vini bianchi dolci nobilitati dalla botrytis cinerea (muffa nobile) che concentra gli zuccheri nei grappoli. I vitigni principali sono Sémillon, Sauvignon Blanc e Muscadelle, con aromi di miele, albicocca secca, zafferano e spezie dolci in equilibrio perfetto tra dolcezza e acidità. Château d’Yquem è il Premier Cru Supérieur, leggendario per la sua longevità, cui segue per prestigio proprio Château Rieussec, protagonista dell’abbinamento.

Il prosieguo, affidato alla Salsa Meurette rossa, battuta di manzo, tuorlo cremoso, pane soffice e capperi canditi, è stato cucito attorno abbinata a un imponente Château Pichon Baron 2008 della zona di Pauillac. Situata sull’Haut-Médoc (riva sinistra), è la patria del Cabernet Sauvignon puro, con blend che includono Cabernet Franc e Merlot. I vini sono potenti, tannici e longevi, con note di cassis, cedro, grafite e tabacco; ospita tre dei cinque Premier Cru come Lafite Rothschild, Latour e Mouton Rothschild. Questo Pichon ci ha conquistato con il suo tannino marcato e ancora ben in evidenza.

Grande, poi, il primo piatto, una Vinaccia in salsa su gnocchi dorati, crescione e spugnole con uno Château Vieux Château Certan 2008 da Pomerol. Ubicata sulla riva destra vicino a Libourne, si estende su 770 ettari di argilla, ghiaia e ferro, dominata dal Merlot per vini morbidi e ricchi. Senza classificazione ufficiale, eccelle con Château Pétrus, che incanta coi suoi aromi di frutti rossi, spezie, violette, poi liquirizia e tartufo. Si tratta di una zona celebre per integrare la morbidezza tipica del vitigno nella ricchezza bordolese, e vini accessibili sin da giovani ma che si fanno via via più complessi con l’invecchiamento. In questo caso un vino elegante, rotondo, più sul frutto del precedente, molto buono.

Un grande abbinamento quello tra il “Civet” setato, animella, asparagi bianchi, mirtillo e michetta morbida e il grandioso Château Cos d’Estournel 2015 (75% Cabernet Sauvignon, 23,5% Merlot, 1,5% Cabernet Franc) di Saint-Estèphe, zona del nord dell’Haut-Médoc che usa blend di Cabernet Sauvignon, Merlot, Cabernet Franc e Petit Verdot, per vini robusti e strutturati, eleganti nonostante la potenza, capaci di invecchiare superbamente. Eppure ecco il vincitore, per noi, della giornata. Eleganza, persistenza, lunghezza e finezza, che un tempo non era sua. Bravi!

Chiusura in bellezza col Bordolese con meringa al vapore, fonduta e scaglia di stravecchio di capra e Bettelmatt, mollica di grano saraceno e grissini al cacao in abbinamento a Château Ducru-Beaucaillou 2016, un Saint-Julien molto rappresentativo, ubicato tra Pauillac e Margaux, che colpisce per finezza e potenziale d’invecchiamento, aromi di frutti neri, cedro e note minerali, con tannini vellutati e texture setosa. Il più intenso ma al contempo ancora un po’ scomposto, il meno pronto della giornata, quello da mettere in cantina. Se l’intento è quello di tenerlo ancora per lungo tempo, saprà riservare sorprese.

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