La convivialità italiana riletta con intelligenza contemporanea da Federico Zanasi
Condividere è il ristorante italiano di alta cucina che, probabilmente più di ogni altro, riesce a soddisfare ogni tipologia di cliente, intercettandone con naturalezza le corde gustative ed emozionali. Non per compiacenza, ma grazie a una cucina che richiede doti tecniche ed esecutive elevate e che insegue sapori confortevoli senza mai diventare ruffiana. Al centro c’è un’idea di condivisione e convivialità profondamente legata alla cultura italiana, tradotta in una proposta contemporanea consapevole e misurata. Una sorta di trattoria creativa del presente, sorretta da conoscenza e senso del gusto. Federico Zanasi, fautore creativo ed esecutivo del progetto, è anche un cuoco-guida di grande lucidità, cui va riconosciuta la crescita costante di questa tavola, completata da una sala e da un’ospitalità che sono parte integrante della piacevolezza complessiva.
Un Festival di sapori tutti da condividere
Il percorso “Festival” regala sempre quella sensazione immediata tra divertimento e riflessione gastronomica, alternando piatti ormai iconici a nuove letture di notevole finezza. Gli Gnocchi “burro e oro”, emozionanti e ormai parte integrante dell’identità del ristorante, colpiscono sempre per la loro radicale essenzialità, costruita esclusivamente attorno al pomodoro, mentre l’Anguilla con tendini e salsa verde è un piatto di straordinario equilibrio e precisione esecutiva, con una gestione della consistenza di grande maturità tecnica. Ma è tutta la degustazione che resta corale e stratificata, composta da numerosi assaggi capaci di stimolare il palato già dall’iniziale, emblematica, carrellata di amuse-bouches, firme riconoscibili di Condividere, qui riproporzionate in versione “mignon” e offerte come una sintesi narrativa della storia del ristorante, in un gesto di cura che parla con la stessa efficacia ai nuovi ospiti e agli habitué.
Superata la sequenza degli appetizers, il legame ideale di Federico Zanasi con Ferran Adrià, ancora presente attraverso una supervisione attenta e puntuale, appare ormai pienamente assorbito. Si fa così evidente la personalità dello chef emiliano, solida e consapevole, capace di muoversi con naturalezza tra suggestioni iberiche e richiami alla tradizione, emiliana e italiana, evitando tanto il citazionismo quanto il manierismo.
Il capitolo dei dessert accompagna il finale con coerenza e misura. Le preparazioni, tutte di pregevole fattura tecnica, lavorano su leggerezza e pulizia gustativa, lasciando il commensale con una sensazione di equilibrio complessivo rara e appagante.
A completare l’esperienza concorrono un servizio di sala preciso e mai invasivo, una carta dei vini ampia e ben costruita, arricchita da una crescente attenzione agli abbinamenti analcolici, e un sempre sorprendente pairing alla cieca affidato alla competenza e all’estro di Stefano Quero, sommelier di grande sensibilità e figura storica di questo progetto.
Il piatto migliore: Anguilla, radicchio, tendini e salsa verde.
La Galleria Fotografica:


















































