Vecchia Marina. Per conoscere l’Adriatico senza lasciarsi tentare dai locali di moda.
Il ristorante Vecchia Marina è già tutto nel nome. Qui infatti, nonostante la popolarità ormai assurta anche fuori della regione, si continua a fare tutto con i tempi e i modi di una volta. Le premesse sono quelle stampate sul menu e parlano di prodotti ittici reperiti esclusivamente sul territorio tra i mercati di Giulianova e Civitanova Marche o da fidati pescatori locali. Il menù sebbene molto articolato è da considerare un canovaccio perché ogni giorno gli umori del mare potranno compromettere qualche preparazione e di converso i fuori programma a volte sapranno essere anche sorprendenti. L’integralismo verso questo tipo di filosofia si evidenzia anche nella scelta, commercialmente sconveniente, di chiudere il locale nel periodo luglio/agosto di fermo pesca per non tradire l’assunto della territorialità della proposta sempre e comunque. Tutto si declina sempre con mano leggera ed il rispetto per una materia prima che, per alcune specie, non ha eguali lungo altre coste: sogliole, mazzancolle, triglie e scampi non temono confronti e offrono grazie alle mani sapienti dello chef D’Ignazio un vero racconto del mare che scherma come tende la veranda. Per cominciare e per tentare di tralasciare il meno possibile di una campionatura ittica davvero estesa e invitante tutti i percorsi di degustazione prevedono una batteria di antipasti freddi e caldi, crudi e cotti volti a consacrare la qualità della materia prima e del suo imprescindibile valore. Un percorso puntellato di picchi gustativi e da una varietà di sapori che restituiscono una mappatura di questa parte dell’Adriatico, tra i più soavi dei crudi a quelli ben supportati da puntuali cotture mai invasive con condimenti mai protagonisti.
Ogni gesto è finalizzato alla migliore resa della materia prima
Ne è l’esempio il Padellino con gli scampi all’arrabbiata dove il piccante -talvolta usato per sopperire o mascherare- qui, dosato millimetricamente, offre una spinta ed una persistenza piacevole. O ancora con la parte cucinata prima con le sarde grigliate, perfette di carne soda a prestarsi alla fiamma e poi con i quadrucci di patate, rigorosamente manuali, che affogano nella Zuppa dove ritroviamo integralmente, al netto delle loro spine, il coccio e lo scorfano con tutto il bagaglio di sapore delle loro carni. Dessert semplici per sgrassare e resettare il palato o per tradizione scegliere di abbandonarsi alle Colline Teramane dove la ricotta di pecora trova un equilibrio inconsueto tra i contrasti del rosmarino e il gel di melograno. La cucina meriterebbe forse un locale più confortevole e un servizio più attento ma il fascino di questo luogo appartiene anche al suo essere rimasto pop anche nella sua forma esteriore.
Piccola carta dei vini con la quale poter accompagnare il pasto con sufficiente soddisfazione e un conto attestato sui 70 euro a persona sicuramente da spendere senza rimpianto.
IL PIATTO MIGLIORE: Quadrucci di patate in brodo di scorfano e gallinella.


























