Passione Gourmet Collection - Passione Gourmet

Collection

Vino
Recensito da Leila Salimbeni

di Collection

La storia del Collection di Loius Roederer comincia con una necessità, e poco importi che la stessa idea di necessità mal si adatti al vino inteso come lo intendiamo noi, ovvero nella sua accezione di manufatto dell’uomo, per l’uomo, di cui rappresenta una delle forme più nobili di artigianato artistico locale.

Siamo costretti a parlare di necessità perché ci troviamo al cospetto di un cambiamento epocale cui opporsi o che, al pari, ignorare, costituirebbe un peccato stolido e imperdonabile, se non addirittura esiziale. E benché esiziale, per noi esseri umani, lo sarà comunque e senza ombra di dubbio, è però anche acclarato che quanto più riusciremo a rendere questo mondo un posto migliore, tanto più avremmo meritato, forse, l’appellativo con cui la tassonomia linneiana ancora si ostina a chiamarci: “homo sapiens“. Infatti, restando in tema tassonomico, il neurobiologo Stefano Mancuso ha tratteggiato i contorni della nostra limitatezza in fatto di discernimento – oltre che di giudizio – ne “La Nazione delle Piante“: preziosissimo trattatello di storia ed etica naturale vista, appunto, dal punto di vista delle piante, dove alla sedicente “intelligenza” degli uomini viene attribuito il fatto di essere uno svantaggio da un punto di vista evolutivo se è vero, com’è vero, che la sua stessa ubicazione, nel capo del corpo, la limiterebbe a una visione verticistica della realtà, e dunque a una visione nient’altro che antropomorfa, mentre quella delle piante, che è invece diffusa, potrebbe insegnarci molto e di certo liberarci dalla limitatezza del nostro essere umani, appunto, e quindi incapaci di interpretare l’elemento naturale, primo fra tutti quello fitomorfo.

Una possibilità, questa, compresa invece appieno da Jean-Baptiste Lécaillon che della maison Louis Roederer non s’accontenta di essere, e da 25 anni, per giunta, lo Chef de Cave, ma di cui è anche directeur général. È lui ad aver compreso, per dire, la necessità della metamorfosi, da intendersi nel senso ovidiano del termine, di un approccio che ha portato dal sans année Brut Premier, esistente dal 1920, a un nuovo manufatto, il Collection, le cui prove resistono, invece, dal 2013.

E se è vero, com’è vero, che tutte le rivoluzioni partono dal basso, di certo per lui questa rivoluzione è incominciata dalla terra e precisamente dalla vigna, ovvero dai 245 ettari di proprietà che la settima generazione dei Roederer custodisce, e che dal 2000 è stato deciso di voler “ascoltare” con maggior profondità, isolando due imperativi: l’esigenza della biodiversità e la capacità di resilienza acquisita da questa biodiversità, che nel mutuo rapporto di specie tanto diverse trova appunto sostentamento e, con esso, armonia. Così già in tempi non sospetti venne avviata la sperimentazione biodinamica, oggi applicata a ben 140 ettari di cui 115 anche certificati biologici. Forte, dunque, di questa sostanziale conversione e vinto dal confronto con l’elemento naturale, tanto instabile quanto intrinsecamente mutevole sopratutto al cospetto degli ultimi 20 anni, un’unica grande vittima si profilava all’orizzonte per Jean-Baptiste Lécaillon e, con lui, per Roederer tutta: la pretesa della costanza stilistica che animava le ragioni di esistenza del Brut Premier, quale rappresentante di un’istanza che mostra oggi tutto il suo anacronismo e, ancora una volta, la sua concezione, fondamentalmente antropocentrica, del vino e della natura.

L’elogio della mutevolezza

Collection nasce quindi da questa presa di coscienza, e dalla rivoluzione copernicana ch’essa porta in dote, visto che si tratta di sacrificare l’uomo e con esso, forse, anche una fetta di mercato, quantomeno sul breve periodo. Complice l’assenza di un canovaccio o, peggio, di una ricetta, Collection esige una continua propensione alla mutevolezza dell’approccio determinata semplicemente dal carattere dell’annata. Per questo in Roederer si parla di Collection come di un “multimillesimato di terroirs”: ovvero di un prodotto capace di confrontarsi con la prima evidenza del cambiamento climatico, che è la drastica diminuzione dell’acidità.

Ecco dunque la seconda vittima di questi tempi moderni. E secondo Lécaillon, infatti, bisogna essere pronti a sacrificarla in modo da ottenere uve mature dal punto di vista aromatico, e senza eccessi vegetali nei tannini; per sopperire alla sua assenza, però, si può e si deve far ricorso a quella che proviamo a ribattezzare come “fisiologia del gusto creativa”, ovvero accogliendo nel vino i composti fenolici responsabili dell’amertume, l’amaro, che è uno straordinario alleato in termini di lunghezza e persistenza del gusto al palato,, ed è precisamente a questo scopo che, per Collection, si usa il 5% di taille dei Pinot noir, chiamata anche petit cuvée. Parimenti, si può optare riducendo la percentuale di vini che completano la malolattica e, va da sé, servirsi della Réserve Perpetuelle conservata in tini sotto azoto per evitare le micro ossidazioni che affaticherebbero l’assemblaggio: un ingrediente, questo, che si unisce a un 10% di vini da vigne giovani conservati stavolta in legno. Di questo progetto, iniziato con la vendemmia 2013 ma dalla gestazione molto più lunga, Passione Gourmet ha avuto il privilegio di una verticale volta a raccontare ogni dettaglio della sua genesi.

Degustazione progressiva…

Collection 242

base 2017; dégorgement 02/2022

Partendo dal presupposto della mutevolezza, anche nelle percentuali, la prima edizione ufficiale del Collection, la 242, ha previsto la presenza di una Réserve Perpétuelle del 36% di vini dal 2012 al 2016, combinati coi vini dell’annata base, la 2017, al 55%, e, a completare, un saldo di réserve sous bois di varie annate (2009, 2011, 2013, 2014, 2015 e 2016). Ne sortisce è un profumo molto “avizoise” e molto croccante che alle note di frutta gialla matura sposa scaglie di sapone di Marsiglia, riccioli di marshmallow, pepe bianco ed erbe aromatiche mediterranee su un palato strutturato, piccante, mascolino, generoso e persistente, attraversato da una carbonica filigranata, autografa di Louis Roederer.

Collection 243

base 2018; dégorgement 12/2022

Molto diverso il 243, figlio di un vendemmia fortunata caratterizzata dalle rese importanti. Il vino, mutevole a causa della vitalità aromatica irruente, presenta una freschezza evidente e un frutto luminoso e croccante. L’elemento caratterizzante è il raggiungimento della complessità armonica della Réserve Perpetuelle, che compone il 31% dell’assemblaggio, dando allo Champagne un caratteristico riverbero affumicato e proiettando le previsioni della sua longevità per lungo, lungo tempo a venire.

Collection 244

base 2019; dégorgement 01/2023

Figlio dell’annata più calda degli ultimi tempi, la potenza della maturità è stata gestita mediante l’uso di un Pinot noir più educato: quello della Montagne “nord”, e con l’aumento dei vini di riserva e un dosaggio a 7g/l. Parametri, questi, che regalano a questo, che sembra esser un vino prima ancora che Champagne, un profilo imperioso e regale, vivido nell’allungo precisissimo ed enfatizzato dalla grandiosa concentrazione, ravvivata dalla tensione tra vibrante sapidità ed edotti rintocchi di freschezza, ça va sans dire, leggeremente amaricante.

…degustazione regressiva (sperimentale)

Collection 241

base 2016; dégorgement 10/2020  

Questa 241 a base 2016 è stata la prima dei vini Collection a essere presentata al mercato. Qui la vendemmia più tardiva ha giocato a favore di una risolta combinazione tra amertume e texture, regalando uno Champagne molto ricco e tornito, attraversato da un voltage acido-sapido di grande espressività, che ritorna al palato dei precisi effluvi floreali esperiti dapprima al naso. Un gran vino!

Collection 240

base 2015; dégorgement 07/2019

Figlio di un’annata potente che ha visto ridursi al 36% la malolattica per preservare vivacità e aumentare la fermentazione in legno dall’8 al 21%, con il 4% della taille dei Pinot noir, specie di alcune parcelle di Ay, questo assaggio è benedetto dalla risoluta lunghezza della percezione che, complice l’annata vinosa, tende a risultare molto imponente. Di tutta la “batteria regressiva” è forse il vino che più mostra la sua grandissima propensione all’invecchiamento. Si farà col tempo, dunque, in bottiglia.

Collection 239

base 2014; dégorgement 10/2018

Questa base 2014 rappresenta la prima volta in cui si è diminuita da 60 a 49 la percentuale di vini facenti la malolattica. Anche la malolattica è, del resto, uno dei grandi interrogativi di fronte al cambiamento climatico, tanto da suggerire la sperimentazione di un 2% di taille di Pinot noir per accrescere la sensazione polifenolica. Il primo vino, forse, in cui si è deciso di dare forma empirica alle teorie circa l’importanza dell’amaro: oggi in degustazione il più cangiante e multiforme, ancora molto potente e molto vivo.

Collection 238

base 2013; dégorgement 10/2017

L’annata base è quella della prima sperimentazione in bottiglia del Collection. Come tale, si è optato per una vinificazione meno invasiva in modo da ottenere vini più profilati in termini di lettura del territorio e dell’annata. Un vino ancora molto giovane, che ben introietta le riflessioni dello Chef de Cave attorno ai concetti che si troveranno poi magnificati più tardi.

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