Passione Gourmet Champagne Experience 2021 - Passione Gourmet

Champagne Experience 2021

Vino
Recensito da Thomas Coccolini Haertl

Champagne da ricordare, per dimenticare

Una fiera internazionale, una manifestazione, un evento, cioè un luogo dove incontrarsi di nuovo e vivere in presenza un’esperienza condivisa; e se può essere sul vino, allora è la perfezione. Se poi è sullo Champagne, allora per tantissimi può essere l’apoteosi. Ci ritroviamo così alla quarta edizione di Champagne Experience.

Il tempo vola, dalla prima edizione sold out al Forum Monzani, all’attuale area di Modena Fiere, con uno spazio che oggi si presenta accogliente e perfettamente organizzato in banchetti divisi per 5 aree tematiche: Aube-Côte des Bar, Côte des Blancs, Maison classiche, Montagne de Reims e Vallée de la Marne. Tutte distinte da un colore, con la piantina numerata all’interno della guida che riporta la presentazione sintetica delle Maison, il distributore e le bottiglie in degustazione, tutte descritte dal nome in etichetta e dai principali dati (uvaggio, dosaggio e mesi sui lieviti).

Il risultato è una guida che sembra un libro e un luogo che appare come una sorta di parco giochi per adulti, dove in effetti i non addetti ai lavori si possono scatenare, il tutto sotto la guida organizzativa della Società Excellence che raccoglie 18 distributori a loro volta presenti con 121 nomi del mondo dello Champagne e il suo Direttore, Lorenzo Righi, che guarda a questa edizione post-Covid forte di un numero di prenotazioni certamente molto lusinghiero.

Non solo. Ci sono anche le Masterclass dedicate. Nei due giorni di apertura dell’evento, domenica 10 ottobre sono intervenuti Alessandro Scorsone, Alberto Lupetti e Sandro Sangiorgi, lunedì 11 Gabriele Gorelli.

Infine, si sono svolte anche le Sponsor Class a ingresso gratuito. La mia scelta è caduta sul tema «Lunghe, lunghissime maturazioni sui lieviti» di Alberto Lupetti, dove è stato possibile degustare lo Champagne De Sousa Cuvée des Caudalies Grand Cru Extra Brut dal caratteristico assemblaggio al 50% delle uve d’annata e al restante 50% di altre 22 annate dalla Réserve perpétuelle dal 1995; Canard-Duchêne Cuvée V 2010; Ayala Brut Collection n° 7 Millesimato 2007; Charles Heidsieck Blanc de Millénaires Brut Millesimato 2006; Louis Roederer Cristal Brut Millesimato 2013; Bruno Paillard N.P.U. Extra Brut Millesimato 2008; Pannier Egerie Extra Brut 2006.

Fra questi, nell’eccellenza, per quanto possa avere un senso esprimere un giudizio per dei fuoriclasse, si può tuttavia mettere in evidenza il Cristal 2013, sulla scia di annate molto ben riuscite, come l’eccellente 2008 e la più recente 2012. Lo champagne di De Sousa è poi certamente un riferimento, mentre l’N.P.U. (Non Plus Ultra) di Bruno Paillard, anteprima in degustazione, si è rivelato essere a tratti persino commovente.

Secondo Alberto Lupetti, soffermandoci sulle migliori annate più recenti della Champagne, la 2008 si può definire come “vecchio stile”, basata sull’acidità, con risultati di grande rilievo sostanzialmente da parte di tutti i produttori, mentre la 2012 apre al futuro; basata sul suolo, sulla maturazione, mette più in evidenza le differenze fra le Maison, non solo per il calo della produzione di quell’anno. Certamente l’aumento delle temperature mondiali attribuibili al surriscaldamento globale, giova a favore delle zone vitivinicole più a nord, per la perfetta maturazione delle uve, rivoluzionando in parte anche le esigenze dei dosaggi.

Potremmo dire che se è vero che il gusto nei confronti dello champagne stia cambiando, di pari passo è lo stesso vino che a sua volta porta il pubblico verso altre mete.

Dunque un’annata 2012 da esplorare per crearsi una memoria olfattiva. Allora uno dei metodi per affrontare le 121 Maison presenti a questa edizione di Champagne Experience, può proprio essere quello di andare alla ricerca di questo millesimo fra chi lo ha portato in degustazione. 

È certamente un metodo selettivo, d’altra parte, soprattutto per il mondo dei consumatori non professionisti, può tracciare una strada per non dover assaggiare centinaia di vini in un giorno solo, con il probabile risultato di mandare rapidamente naso e palato in confusione. In questo percorso, dopo aver messo a confronto tutti i 2012 presenti in rassegna, si mettono in evidenza: L&R Legras Presidence Grand Cru, 100% Chardonnay; Piper-Heidsieck Vintage 2012 con all’incirca 50% Pinot Noir e 50% Chardonnay; Thiénot Brut Vintage 2012 con maggioranza di Pinot Noir, 25% di Chardonnay e un 10% di Pinot Meunier. Fra l’altro, questa Maison aveva in degustazione anche il Cuvée Alain Thiénot 2008, significativo esempio di questo millesimo.

Si poteva trovare anche qualche annata più remota, fra cui la 2004, piaciuta a tanti, ad esempio Tarlant con due etichette, Cuvée Luis, 50% Chardonnay e 50% Pinot Noir e la particolare La Vigne D’Or Blanc de Meuniers, 100% Pinot Meunier. C’era anche Jean Michel con la Cuvée Speciale 2002, taglio di 50% Pinot Meunier e 50% Chardonnay.

Infine, da rilevare l’interessante Masterclass «Extravagance in Champagne» di Sandro Sangiorgi, il guru del vino naturale, un’eclettica esposizione di produttori che rappresentano al meglio la declinazione di questo modo di fare vino in Champagne. In degustazione Tarlant Bam! Blanc de Blancs Brut Nature, Pierre Gerbais L’Originale Pas Dosé Extra Brut, Apollonis-Michel Loriot Monodie Meunier Vieilles Vignes Extra Brut Millesimato 2010, Georges Vesselle Bouzy Rouge Côteaux Champenois Millesimato 2009 e Leclerc Briant Blanc de Meuniers Premier Cru Millesimato 2015. Lo stile di Sangiorgi è quello di compenetrare le degustazioni con la filosofia e i sentimenti, fuori dagli schemi talvolta nozionistici, introducendo il fattore tempo che ci può dare momenti sempre diversi nell’assaggiare il vino, a sua volta generoso di rivelarsi, o poco propenso a raccontare di sé.

Si chiude dunque all’insegna dell’ottimismo la quarta edizione di Modena Champagne Experience, confermando certamente tanto interesse per il mondo delle bollicine francesi per eccellenza. Lasciandoci poi nella curiosità di tornare, l’anno prossimo, per andare alla ricerca di una nuova annata che possa raccontarci tanto, come è stato per il 2004, ma soprattutto per il 2008 e il 2012, certi che il fermento di un grande vino non si ferma mai. Evolve sempre.

Lascia un commento

La tua email non sarà pubblicata. I campi obbligatori sono contrassegnati *