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Quintarelli

Vino
Recensito da Angelo Sabbadin

Recioto della Valpolicella: 2.000 anni di storia

Il primo giorno di Vinitaly Special Edition verrà ricordato per un evento unico promosso dal Consorzio della Valpolicella, un viaggio nel tempo per ripercorrere le fasi salienti sui 2000 anni di storia del Recioto della Valpolicella, vera icona della denominazione.

Si è voluto altresì ricordare chi in epoca moderna lo ha fatto diventare un vino regale, senza confini e senza tempo, Giuseppe Quintarelli. Si è voluto ricordarlo come avrebbe voluto lui, attraverso una degustazione dei suoi vini, sono quindi state messe a disposizione dei pochi fortunati 3 annate di 3 decadi diverse. Ad accompagnare la degustazione delle tre annate memorabili come l’’88, la ’97 e la 2004 Francesco e Lorenzo Quintarelli, nipoti di Giuseppe, oggi impegnati a fare rivivere in bottiglia valori e vision di colui che è stato definito il padre putativo della denominazione.

Il Recioto della Valpolicella è uno dei vini più antichi prodotti in Italia, risale al periodo romano, quando in Valpolicella erano presenti i Reti, un popolo di origine celtica che aveva intuito le potenzialità della splendide colline che sorgono ad ovest di Verona, ma l’appassimento delle uve, tecnica alla base della produzione di questo vino,  ha origine molto più lontane,  fu usato la prima volta dai fenici e  dai Greci 3000 anni fa come metodo di conservazione.

Il nome Recioto compare a Verona verso la fine dell’800 e le sue possibili origini etimologiche potrebbero essere diverse: infatti il nome “Recioto” può derivare dal latino “recis” (grappoli staccati) oppure da “racemus”(grappolo selezionato).

Più probabilmente l’origine di questo strano nome sta nella parola dialettale “recia” (orecchio) che per molto tempo ha indicato la parte superiore del grappolo più prelibata, matura e dolce, che si selezionava durante la prima vendemmia per l’appassimento.

Il Recioto è prodotto con le uve autoctone Corvina, Corvinone, Rondinella, e in percentuali minori anche con Forselina, Negrara e Oseleta, talvolta Molinara. Dopo la vendemmia solo le parti di grappolo migliori sono disposte in plateau di plastica traforati che verranno accatastati e monitorati per 120-130 giorni in appositi fruttai,  i grappoli riducono fin del 30%-40% il loro peso amplificando in maniera pazzesca le caratteristiche organolettiche.  Verso la fine di gennaio si procede alla pigiatura e alla vinificazione. Le stesse uve che oggi vengono utilizzate per la produzione dell’Amarone.

Il Recioto della Valpolicella dell’Azienda Giuseppe Quintarelli nasce a Negrar, nel cuore della Valpolicella Classica, dove i vigneti poggiano su terreni collinari di natura vulcanica e calcarea. Vino capace come pochi di elevarsi e godere dell’invecchiamento in bottiglia.

Uvaggio: 55% Corvina e Corvinone, 30% Rondinella, 15% Cabernet, Nebbiolo, Croatina e Sangiovese.

Delle uve vendemmiate atte a diventare Amarone solo il 15-30% potranno produrre Recioto, quindi una super selezione, devono venire solo su determinate fasce di terreno e solo in certe annate sono adatte a produrre questo vino. 

Il Recioto infatti, dopo le diverse fermentazioni alcoliche, deve mantenere spontaneamente un notevole residuo zuccherino. L’appassimento avviene come per l’Amarone e viene utilizzata la stessa tecnica di vinificazione, mentre l’affinamento, sempre in botti medio piccole di rovere di Slavonia, dura cinque o sei anni.

Recioto della Valpolicella 2004 Giuseppe Quintarelli

Olfatto intriso di sensazioni nette e intense di frutti rossi, ciliegia, mora intercalate a dolci note di ossidatura, goudron, cuoio, spezie dolci, incenso, note fumé. Sul palato avvolgente e cremoso, spesso, fitto, materico, incredibilmente fresco. Vino che ha un volume e un’intensità come pochi. Finali su toni di liquirizia e cioccolato. Anche se giovanissimo dimostra già una classe immensa.

Recioto della Valpolicella Classico 1997 Giuseppe Quintarelli

Emana dolci e calde note di frutti rossi succosi, vivi, marasca, lampone, mora. Riparte poi con sfumature di humus, fungo, tabacco dolce, goudron, spezie dolci , liquirizia, radice di china, oliva nera al forno, macis, paprika. Sul palato è caldo, morbido, avvolgente, materico, spesso, lo zucchero residuo è bilanciato in maniera perfetta da un tannino che ancora scalpita e disegna un’intensità olfattiva perfetta. La spinta finale è impressionante e infinita, si ripercorre la parte aromatica: sensazioni che durano minuti. Tornano poi la marasca, la liquirizia, la confettura, la tostatura di caffè e il cioccolato. Da questi vini si evince che durante le fasi della vinificazione, fermentazione e affinamento succede qualcosa di magico, di extraterreno: sembra impossibile che una complessità del genere derivi solo dalla trasformazione di un frutto. Profondità e volume già da primo della classe;  fra 20 sarà solo migliorato. 

Recioto della Valpolicella Classico 1988 Giuseppe Quintarelli

Rubino scarico di grande fascino. Incredibile il volume e la complessità aromatica, da grande rosso borgognone. Guardandolo dentro al calice sembra di vedere la sagoma del grande Giuseppe disegnata nel vino, perché tutto è giocato con grande eleganza, finezza, discrezione come era lui, ed è riuscito a trasmettere il suo essere anche nel vino: commovente. Un gioco di sfumature che partono con marasca, lampone, mora di rovo, mirtillo, prugna che poi virano verso un floreale che rimanda alla rosa e alla violetta, poi entrano dolci note di humus, corteccia bagnata, fungo, ed evolvono ancora in un finale che gioca fra il pellame pregiato, legno dolce, ruggine, paprika, incenso, mirra e l’ultimo soffio mentolato. La bocca ha una dimensione, una compattezza e una compostezza indescrivibile, inavvicinabile. Entra con avvolgenza, una parte morbida composta che delizia il palato, un tannino composto di una delicatezza estrema solletica e  gioca con una scia fresco-sapida che lascia senza fiato, impensabile per un vino dolce. Il finale, interminabile, è come uno spartito dove sono scritte le note percepite all’olfatto, una per una, una dopo l’altra. Un vino davanti al quale sentirsi piccolo al confronto, e al cospetto del quale ogni parola manifesta tutta la sua limitatezza. La dimensione e la finezza di questo vino è incredibile: non finisce mai, senza eccessi, tutto in punta di piedi, un vino unico, un vino regale.

Grazie

1 Commento.

  • AvatarPassione Gourmet31 Dicembre 2021

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