Passione Gourmet Cafè Les Paillotes - Passione Gourmet

Cafè Les Paillotes

Ristorante
Recensito da Leonardo Casaleno

Valutazione

15/20 Cucina prevalentemente classica

Pregi

Difetti

Visitato il 01-2020

Recensione ristorante.

Che sulla costa adriatica ci siano grandi ristoranti è fuori discussione. Il fatto però che qualcuno di questi non si trovi nelle Marche o in Emilia è meno scontato. A Pescara infatti, c’è un posto che è una piacevole sorpresa. Pescara è grande. Anzi è estesa, molto estesa. Una volta entrati nella città sembra addirittura difficile trovare il lungomare in cui è ubicato il complesso del Lido delle Sirene, struttura multifunzionale progettata a tavolino per una clientela cittadina “bene” ma per tutte le tasche e diversi gusti: ci sono un ristorante-pizzeria (dove pare che la pizza sia buonissima), un sushi bar e poi c’è il ristorante gourmet, il Cafè Les Paillotes, il fiore all’occhiello della costa adriatica abruzzese. Un bellissimo e ameno ristorante il cui stile degli interni è difficile da decifrare, eccetto per gli evidenti e affascinanti connotati orientali. Su questa struttura, ogni anno, la famiglia De Cecco investe molti soldi, per regalarsi altrettante soddisfazioni alla propria immagine, ma soprattutto soddisfazioni per i frequentatori di questa tavola. Pensate che l’estate vengono importate delle palme direttamente dalle Mauritius. Il Cafè Les Paillotes è un solido ristorante di qualità guidato con sicurezza dal giovane Antonio Strammiello, direttamente dalle cucine de La Pergola di Heinz Beck (il quale cura tutto il concept del menu del ristorante dando il suo pesante e attivo contributo a questa cucina). Nonostante abbia le spalle coperte dal più mediterraneo dei tedeschi, Strammiello sembra avere comunque un ruolo primario in cucina mostrando una notevole sicurezza in tutte le preparazioni. I piatti che abbiamo mangiato non presentavano (nessuno) errori e le cotture di pesci e crostacei erano eseguite in maniera chirurgica, dandoci dimostrazione di come questa cucina, sul versante ittico, sappia giocare sul velluto alternando con grande versatilità piatti della tradizione e piatti dal piglio più creativo. Mai una cottura sbagliata, mai un eccesso di sapidità o condimenti fuori posto. Forse solo qualche piccolo problema di porzioni. Si fa fatica a finire un antipasto, un primo ed un secondo. Ma a quanto pare per la clientela della zona o si fa così o non va bene. Quindi è assicurata grande sostanza. Una cucina fondamentalmente tradizionale ma che non si priva di preparazioni elaborate, ma dove nulla è lasciato al caso. Per quanto ci riguarda gli innesti creativi di questa cucina ci sembrano più interessanti rispetto alle preparazioni tradizionali. C’è una piacevolezza complessiva alla quale manca solo il guizzo istintivo, quel valore aggiunto col quale un ristorante verrebbe automaticamente classificato in una diversa categoria. Diciamo che si viaggia ad alta velocità ma non si vola. Se quell’estro, quell’impronta beckiana che a tratti si riscontra in alcuni piatti la si ritrovasse anche nelle rielaborazioni della tradizione, di sicuro il risultato risulterebbe più stimolante. I due piatti opposti perfetti per il nostro esempio sono i fagottelli di broccoli e razza da un lato, ed il brodetto dall’altro. Quest’ultimo, se pur piacevole e perfettamente eseguito, non ha lo stesso impatto e quella finezza espressiva che regalano i primi che, a nostro avviso, rientrano nel versante più brillante di questa cucina. Nel complesso, soltanto gli antipasti freddi ci sono sembrati sottotono, ma semplicemente perché non erano allo stesso livello delle altre portate. Ad impreziosire il tutto, un servizio senza sbavature (tanto professionale quanto informale) che si muove per tutto il corso del pranzo con grande disinvoltura, sotto la regia di Andrea Zana, un vero gourmet, tra i più appassionati restaurant manager coi quali ci sia mai capitato di parlare.
Entrando nel merito, il benvenuto lascia presagire le caratteristiche di questa tavola: materia prima di gran pregio e leggerezza dei condimenti. La Crema di zucca con tonno scottato, mandorle ed erba cipollina è un connubio già visto ma ci piace per i lineamenti delicati e le diverse consistenze degli elementi del piatto. C’è vasta scelta (ma solo pesce) e optiamo per una serie di antipasti freddi e caldi (questi ultimi, come anticipato, avranno la meglio sui primi). Si parte col trittico Gamberi in salsa rosa e arance, basici ma qualitativi, l’ancor più classico Polipo con patate e peperoni e salsa alle olive verdi e lo Sgombro con pomodorini appassiti. Tutto buono, ottima materia prima, ma pochi sussulti. Con i successivi antipasti caldi però si comincia a fare sul serio. Sono buonissimi gli Spiedini di ricciola leggermente aromatizzati al lime che crea un contrappunto etnico più stimolante e meno statico; si respira una grande tradizione invece nei Moscardini in umido con lenticchie di S. Stefano di Sessanio che vede l’utilizzo e la valorizzazione di uno dei tanti prodotti della bella terra abruzzese, per poi passare ad uno dei piatti di stampo heinzbeckiano: le Triglie in crosta leggera di pane con verze e pecorino. Anche nei primi torna l’impronta di Beck: Spaghettoni cacio e pepe con gamberi bianchi marinati al lime, e i Fagottelli ripieni di broccoli con polpa di razza, olive infornate e pomodori appassiti, rivisitazione della minestra broccoli e arzilla, da mangiare per interi per via della farcia liquida. Entrambi piatti equilibrati, delicati e, soprattutto, golosi. Con i secondi restiamo sulla scia della tradizione e assaggiamo il sontuoso e saporito Brodetto spinato, cucinato nella caratteristica tanjine, pentola in terra cotta di origine nordafricana, in cui usualmente vengono cucinati gli stufati (di carne o pesce). Chiude un pasto più che sorprendente la crema di Cachi con gelato di castagne che, sebbene sia un connubio collaudato e rispettoso della stagionalità, viene servito in versione “effetto sopresa” con l’utilizzo di un profumatissimo tartufo bianco locale ad impreziosire il risultato olfattivo e gustativo finale. Un dessert notevole alla modica cifra di 8 euro. No, non è uno scherzo. Si beve anche benissimo a ricarichi corretti, con una bellissima selezione di etichette regionali ma anche grandi vini, nazionali ed esteri, con qualche annata profonda.
A Les Paillotes c’è cucina che dà soddisfazioni, un cuoco che meriterebbe maggiore attenzione ed un gran servizio a completamento di un’esperienza di non poco conto.

Il buonissimo pane e i grissini, serviti con l’olio delle Colline Teatine di casa De Cecco

Crema di zucca con tonno scottato e mandorle

Gamberi salsa rosa e arance

Polipo e patate con peperoni e salsa alle olive verdi e sgombro con pomodorini appassiti

Spiedini di ricciola e bieta leggermente aromatizzati al lime

Moscardini in umido con lenticchie di S. Stefano di Sessanio

Triglia farcita in leggera crosta di pane

Spaghettoni cacio e pepe con gamberi bianchi marinati al lime

Fagottelli ripieni di broccoli con polpa di razza, olive infornate e pomodori appassiti

Arriva il tanjine contenente..

..il Brodetto spinato

Cachi, castagne e tartufo bianco

L’affascinante sala

Il pregio: Una solida cucina di pesce ad un ottimo prezzo
Il difetto: Le paillotes inutilizzate durante l’inverno mettono tanta tristezza

Cafè Les Paillotes
Antonio Strammiello
Pescara
Piazzale Le Laudi, 2
Tel +39.08.561809

Prezzo menu degustazione € 80 – 40- 39 (per il menu Sushi Kaiseki);
Prezzo alla carta € 70

Visitato nel mese di novembre 2011

www.lidodellesirene.net


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Leonardo Casaleno

10 Commenti.

  • CostieraEmiliana3 Gennaio 2012

    i ristoranti della costa in Emilia non sono poi così scontati! scusate, ma non ho resistito... ciao e buon lavoro!

  • Alessandro Pellegri3 Gennaio 2012

    Potresti dirmi due parole in più su Cachi castagne e tartufo bianco? Così sulla carta proprio non m'ispira, il caco è l'ultimo posto sul quale mi sognerei di grattare del tartufo, inoltre il freddo del gelato di castagne non ne inibisce i profumi?

  • cicciopasticcio3 Gennaio 2012

    Sono l'unico cui la lettura della parola polipo usata a sproposito provoca eruzioni cutanee?

  • The Dark Knife3 Gennaio 2012

    Un gran dessert. Visto già altrove vero, ma non mi era ancora capitato di assaggiarlo impreziosito dal tartufo. Ritengo che proprio quest'ultimo si sposi benissimo con il gusto dolce ma terragno delle castagne. Mentre il caco ritengo sia uno di quei frutti dal gusto più vicino alla terra e, come tale, in armonia col gusto stagionale che richiama, come dire.. un habitat boschivo più che armonioso, anche per via della consistenza "pastosa". Per quanto riguarda l'inibizione dei profumi del tartufo sinceramente mi sento di dissentire. Anzi, credo che il sentore del tartufo si esalti maggiormente se servito su elementi a fredda temperatura, diversamente dal tartufo nero. Ovviamente è una considerazione soggettiva.

  • Tito3 Gennaio 2012

    Sembra un discreto ristorante. Lo proverò presto

  • Carlo (TBFKAA)3 Gennaio 2012

    Adoro i cachi. Adoro le castagne. Però quest'anno cachi e castagne era il dessert del menù degustazione di almeno 10 posti dove sono stato. Per fortuna l'autunno è finito. Anche a me comunque l'idea del tartufo sopra mette una discreta inquietudine..notevole inoltre il divario fra alcune presentazioni banali ma visivamente gradevoli ed altre che sembrano uscite da un'altra cucina come quella del polpo, un piatto affollato come la metropolitana di Tokio all'ora di punta. Nella mia unica esperienza non uscii tanto entusiasta ma la vista di quei moscardini e di quella triglia mi fa pensare che abbiano fatto un deciso salto in avanti nella cura delle cotture.

  • Antonio Scuteri28 Gennaio 2012

    Troppo tardi, purtroppo sembra che abbia chiuso :-( Mi dicono che resta la pizzeria, il ristorante aprirà solo per la stagione estiva, con una formula molto più semplice. Chef e maitre sono già andati via Secondo stellato che cade da inizio d'anno, dopo Henri a Viareggio

  • Dibbo20 Aprile 2012

    Antonio,Les Paillotes ha riaperto settimana scorsa.Chef Davide Pezzuto da La Pergola.A differenza di Leonardo,trovo l'ambiente iper pacchiano con buddha,pagode e un'accozzaglia di arredi bizzarri.

  • Antonio Scuteri23 Aprile 2012

    Sì, ho letto, proveremo Per quanto riguarda l'arredo invece la penso come Leonardo, un posto bellissimo

  • Tito28 Febbraio 2013

    Ho trovato finalmente l'occasione per pranzare al Café les Paillotes e il mio giudizio è ampiamente positivo. Rispetto al resoconto di PG (che si riferisce alla pasatta gestione), ho trovato una cucina più raffinata e con un rispetto della tradizione meno ortodosso. Vale la pena fare un salto. Se volete vedere qualche (pessima) foto, vi linko il mio blog lacatana.wordpress.com ;-)

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