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Supervalpantena

Vino
Recensito da Orazio Vagnozzi

Il terroir nel bicchiere

Era il 2018 quando Massimo Gianolli, patron della Collina dei Ciliegi, già imprenditore della finanza e presidente di Generalfinance (azienda leader nel factoring), annunciava che, insieme alla produzione di Amarone e dei vini classici della zona Doc Valpolicella, l’azienda si preparava a produrre un vino unico, diverso dai tradizionali Valpolicella e Amarone tipici della zona, il Supervalpantena

Un progetto ambizioso iniziato per la verità già nel 2015 che ha visto e vede coinvolti personaggi di fama mondiale del mondo del vino come gli agronomi Claude e Lydia Bourguignon, parte di un vero e proprio dream team che ha incluso Christian Roger consulente, produttore, profondo conoscitore di grandi vini, con esperienza unica nella gestione di portafogli di investimento che hanno come protagonista il vino, Ermanno Murari della cooperativa Rauscedo, leader mondiale nella selezione clonale delle varietà di vite, Claudio Zanini vineyard manager e Paolo Posenato, chef de cave

Da subito, grazie ai numerosi carotaggi effettuati, i coniugi Bourguignon hanno individuato nei terreni dislocati nella parte più alta della tenuta, terreni completamente incontaminati, non essendo mai stati coltivati, il terroir perfetto per la produzione di vini di altissima qualità. Da allora, dopo un anno di ricerche, microvinificazioni, analisi delle parcelle e della geofisica dei terreni a partire dal 2016 sono state piantate le prime barbatelle in un’area di poco più di 18 ettari (dei 53 ettari di vigneti, ciliegeti, prati e boschi, di cui 32 vitati di cui si compone la proprietà), dislocata tra i 450 e i 700 metri di altitudine. 

Per il vino rosso la scelta è andata sulla Corvina e sul Teroldego, due vitigni simbolo delle Venezie. Ai vitigni a bacca rossa sono stati destinati circa due terzi dei terreni, quelli più alti, selezionati per caratteristiche dei suoli, esposizione e microclima. I terreni rimanenti sono stati destinati a vitigni a bacca bianca la cui scelta è caduta sull’autoctono Garganega, Chardonnay e sul Pinot Bianco

Ci vorrà quindi ancora qualche anno per assaggiare il Supervalpantena, anzi, i Supervalpantena, visto che ci sarà sia un rosso che un bianco, ma sembra proprio che il percorso imboccato sia quello giusto. Non più tardi di questa estate l’ispezione delle barbatelle piantate ha evidenziato che le radici hanno cominciato a entrare in grande profondità – era una fondata speranza, ma non certo una cosa scontata – caratteristica questa essenziale per fare veri vini “di terroir”, per poter fare vini unici, per avere uve in grado di fare vini di altissima qualità.

Un progetto ambizioso

È il mantra ripetuto da Massimo Gianolli che racconta con un pizzico di ironia “è più quello che abbiamo deciso di non fare rispetto a quello che abbiamo deciso di fare”. Seguendo il consiglio dei coniugi Bourguignon infatti, non sono stati fatti “scassi”, come normalmente si fa quando si ha a che fare con terreni vergini e non sono state fatte concimazioni in profondità che sicuramente avrebbero favorito una più rapida messa a coltura e non sono stati fatti nemmeno terrazzamenti sui terreni scoscesi della collina che avrebbero reso più agevole il lavoro in vigna. E aggiunge Gianolli con passione e convinzione: “la natura non va violentata, ma va protetta”, cercando di mantenere l’equilibrio che si è creato nel corso dei 140 milioni di anni. Quindi niente uso dei trattori per modellare i terreni anche se questo avrebbe potuto renderli più produttivi e più facilmente lavorabili. L’obiettivo è fare veri vini di terroir.

Nel commentare il suo rapporto con la proprietà, non sempre facile viste le difficili scelte proposte, Claude Bourguignon racconta che “come dicono gli anziani”, per mantenere il giusto equilibrio nei terreni, essenziale per fare vini di terroir, occorrono tre cose, che lui evidentemente riconosce nell’approccio di Massimo Gianolli:

  • un occhio che sappia osservare la natura;
  • un cuore che sappia sentire la natura;
  • una volontà che osi seguire la natura.

E il 2021 sarà la prima vendemmia che forse ci dirà qualcosa in più su quando vedrà la luce il primo Supervalpantena. 

Il terroir nel bicchiere, tra i tanti ingredienti, richiede pazienza.

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