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Xinomavro: la tradizione del blend

di Emiliano Castelli

Il vino come viaggio nella storia della Grecia

La bellezza del vino è che in un singolo sorso consente di fare un viaggio, e non soltanto di tipo geografico. Il viaggio è sempre temporale, prima di tutto. È la ricerca del motivo delle tradizioni, è saper fare un passo indietro per parlare coi i suoi uomini, che sono il motore trainante della scoperta. In Grecia la storia del vino ha radici profonde e antiche ma è contorta, controversa e piena di oscuri afratti.

Nonostante questo, la qualità dei suoli, del clima e la varietà ampelografica ha fatto sì che l’enologia sia potuta rifiorire, forte tanto delle proprie tradizioni quanto del Meltemi (il vento secco e tiepido dell’Egeo) rinnovatore.

Per lo Xinomavro, tradizione è anche taglio con altre uve autoctone in due areali distinti, non lontani ma ugualmente distanti. Rapsani, dei due, è quello più vicino al mare, ha vigneti bassi se non molto bassi, ma ha anche vigneti molto alti, a 700/800 metri sul livello del mare. Tutto, qui, in questo areale  di 150 ettari, è a portata di mano, eppure tutto è da conquistare.

A Rapsani il mare aiuta a rinfrescare le calde estati, dopo i rigidi inverni della Tessaglia e i terreni scisto ferrosi danno allo Xinomavro un taglio più ematico e meno terroso, più diretto e meno sassoso. Rapsani è probabilmente il posto che meno ci parla di quest’uva, il posto dove il legislatore ha reso obbligatorio il taglio con altre due varietà (Stavroto e Krasato), bacche rosse che sono molto marcanti e molto poco amate dagli stessi produttori locali. Uve mai vinificate in purezza, troppo difficili da un punto di vista tattile, troppo poco gestibili e bilanciabili. Eppure, Rapsani è questo, è la ricerca di uno sport a cui gli altri non sanno competere, uno sport che forse non sarà il più vincente ma di certo ha fascino e carattere, un’identità unica e un orgoglio senza fine.

A Goumenissa torniamo a parlare di Macedonia ma, stavolta, non citiamo più uve reiette e rinnegate, ma parliamo di Negoska, un’uva che dona colore, ammorbidisce i tannini, regala aromaticità speziata e che meriterebbe un capitolo a sé nella narrazione della Grecia enologica. Qui cominciamo anche a parlare di granito, di un clima leggermente più mite, altitudini più modeste ma anche di vini eclettici, mai banali o scontati. Il ché fa parte della natura di quest’uva, come già detto qui e qui.

E così anche qui abbiamo un volto nuovo, diverso, spesso più nobile, più puro in un senso di integrità tattile, più definito il tannino, più equilibrato, più risolto. Forse anche più semplice. La spiegazione è, come spesso accade, davanti ad i nostri occhi. Goumenissa è crocevia: punto di passaggio per chi dal mare va verso i Balcani del Nord o per coloro che, da Ovest, viaggiano a Oriente. Goumenissa è una commistione di culture, è il desiderio di scoprire qualcosa di nuovo e sapere che presto sarà a portata dei nostri occhi.

Rapsani 2017 – Xinomavro, Stavroto, Krasato – Costantinos Liapis

Greco al midollo ma con un flebile vento che porta aria da Oriente. Moderno in un’accezione puramente gustativa, il vino è originale pur mantenendo con orgoglio la tradizione sia compositiva che enologica. In questo senso la mano di Thymiopoulous (celebre enologo di Naoussa che ha, a suo modo, lastricato la strada per la vinificazione naturale dello Xinomavro) è centrale ed evidente, regalando un vino quindi più morbido che fresco senza che questo però appesantisca il sorso. Levigato e corroborante, il vino è un alternarsi vivace di erbe aromatiche e macchia mediterranea; il frutto è polpa croccante e dà consistenza palatale, in modo da bilanciare con brio la ferrosità minerale senza che questa diventi ematica. È un Rapsani che balla, che gioca col degustatore, che scalda e illumina. Non ha la lunghezza del campione, complice il tannino molto addomesticato, ma sostituisce la persistenza con il richiamo al sorso compulsivo.

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