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Château Le Pin 1998

Vino
Recensito da Alberto Cauzzi

Uno Château de Garage…

La storia di Château Le Pin è alquanto singolare, perché è una delle storie più strane ma, al contempo, più affascinati del territorio di Bordeaux.

Correva l’anno 1979 quando Madame Laubie, la cui famiglia era proprietaria del terreno dal 1924, vendette il vigneto, di un ettaro, alla famiglia belga Thienpont, proprietaria del vicino Vieux Château Certan. La tenuta, che si trova sulla rive drôite, nel cuore dell’appelation Pomerol, vicino al villaggio di Catusseau, oggi comprende quasi tre ettari di vigneti che si estendono su un terreno argilloso e sabbioso, fatto di ghiaia e depositi di ossido di ferro. La varietà imperante è il Merlot, che si ritrova per il 92%, e Cabernet Franc nel restante 8%. Le viti hanno un’età media di circa trent’anni, e sino al 1978, prima della vendita, le loro uve venivano vendute e conferite ad altri produttori.

La situazione virò radicalmente quando Alexandre Thienpont,  figlio di Leon, si stabilì presso la proprietà che, in quel periodo, pur essendo stata pagata molto per l’epoca – circa un milione di franchi – versava in stato di fatiscenza. Lo Château era, in effetti, poco più che un capannone, utilizzato per il rimessaggio degli attrezzi e la casa reclamava, dal canto suo, una ristrutturazione importante. Cosa che Alexandre fece dopo che, in un primo momento, meditò di fare un passo indietro: se non vendere le uve, comunque tornare a conferire l’uva prodotta al Vieux Château Certan. Fortunatamente, la tentazione svanì rapidamente e fu così, da questa presa di posizione sul mondo, che nacque Château Le Pin, in ossequio al pino solitario che svetta ancora vicino alla cantina.

Si narra che Le Pin sia stato probabilmente il primo Château in tutta la regione ad adottare la fermentazione malolattica in barrique. Un procedimento che, si racconta, nacque per una casualità, come molte scoperte geniali. Nei primi anni la proprietà non possedeva abbastanza contenitori per la fermentazione di tutti i vini. Così, per necessità, dopo la fermentazione alcolica, venne trasferito il vino in botte e “pare” che l’esperimento funzionò. La cantina era una stanza di cemento semplice, piccola e fresca, che aveva la capacità di contenere solo poche botti. Per questi motivi Le Pin è considerato da molti il predecessore del vin de garage, definizione che trova molti detrattori, tra cui gli stessi proprietari. A noi invece piace questa definizione quasi ossimorica di “uno chateau de Garage“, anche perchè Le Pin, ovviamente, è  divenuto 1er Grand Cru in tempi molto recenti.

Château Le Pin 1998

Al naso l’incipit è un tripudio di amarene macerate, cassis, cioccolato fondente, tartufo e un tocco di melassa. La nota verde e sottile della foglia di fragola si affaccia timidamente, fino a diventare prorompente nel prosieguo e anche al palato, dove si trova conferma dei sentori e dei profumi avvertiti poc’anzi, e in cui diventa prevalente la nota ferroso-ematica, di brodo dashi, con l’alga in evidenza. Un sostegno umamico importante, questo, che termina con una punta di piccate, di mostarda, e un lieve sentore di salsa di soia. In bocca è teso, persistente e lungo, lunghissimo, ma con tannini avvolgenti e voluttuosi. In poche parole, un grande Merlot!

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