Passione Gourmet Bruno Michel Cuvée Blanche Brut - Passione Gourmet

Bruno Michel Cuvée Blanche Brut

Vino
Recensito da Marcello Carli

La sorpresa del piccolo formato

Capita spesso d’incappare in modi di dire o luoghi comuni. Quando si pensa in grande si tende solitamente a raddoppiare o triplicare i volumi, senza rendersi conto che le cose belle della vita stanno nei piccoli gesti, nei dettagli, nelle minuziosità. Allora perché pensare ad avere sempre di più – quantitativamente parlando – quando potremmo avere di più – qualitativamente parlando – dalle cose più piccole e sottovalutate? Possono anche sembrarci contraddittorie queste parole, ma se proviamo a fare mente locale al detto “il vino buono sta nella botte piccola” non è poi cosi.

Bruno Michel è un piccolo – in termini quantitativi – Récoltant Manipulant a conduzione puramente biologica, un amante del suolo e della vite. All’inizio degli anni ’80 acquistò i primi terreni a Pierry, pochi chilometri a sud di Epernay, e lì fondò una tenuta con sua moglie Catherine. Era il 1985 e quello fu l’inizio. Il loro vigneto attuale, di 12 ettari, è composto da oltre 35 particelle ed è piantato per il 50% a Chardonnay, per il 40% a Meunier e per la restante parte da Pinot Nero.

La loro linea di Champagne viene prodotta nel medesimo villaggio, in caverne a volta in pietra calcarea scavate dai monaci Benedettini nel XVIII secolo. Tali grotte offrono una temperatura e un’umidità costanti, che permettono agli champagne di riposare ed evolvere lentamente. Come molte Maison, Bruno Michel produce diverse etichette, dal cosiddetto vino base – solitamente un assemblaggio di più annate, zone di produzione o vitigni – fino ai millesimi in vari formati.

E, a questo proposito, ci piace ricordare che la dimensione della bottiglia influisce in gran parte sulla conservabilità e sullo sviluppo dei processi di affinamento del vino. Nelle bottiglie di piccole dimensioni, come per esempio la mezza bottiglia o il quarto, è infatti presente una maggiore quantità di ossigeno in rapporto al vino contenuto, con conseguente accelerazione del processo di ossidazione. Con l’aumentare della capacità della bottiglia si verificherà invece la situazione opposta, ragion per cui le bottiglie di grande formato sono più idonee alle lente maturazioni e, quindi, ai lunghi affinamenti. Ma le eccezioni che confermano le regole esistono, e Bruno Michel è una di queste.

Abbiamo assaggiato la sua Cuvée Blanche Brut nel formato della mezza bottiglia, ossia quello da 0,375 litri. Composta per il 60% da Meunier e per il 40% da Chardonnay – altra eccezione in Champagne, dove gli assemblaggi vedono solitamente coinvolti in prevalenza Chardonnay e Pinot Noir, con una quota minoritaria di Meunier – la Cuvée Blanche Brut presenta un residuo zuccherino di 6 grammi per litro e un tempo di autolisi pari a 36 mesi, con sboccatura risalente al 2013. Siamo quindi difronte al risultato di 7 anni di ossigenazione importante, dovuta alla respirazione tramite il tappo di sughero.

E i profumi ci hanno entusiasmato fin da subito: mandarino, fiori d’acacia, uvetta e dattero. Ci saremmo aspettati un vino con un’acidità in fase calante e forse un po’ cedevole sulle corde, ma così non è stato. Il palato è un vero e proprio gessetto dove la tenace mineralità sospinge la freschezza, ripulendo la bocca da un sorso morbido, grasso e riempitivo. La nota vinosa quasi “maderizzata” si lega alla scia sapida per poi lasciare la persistenza a quest’ultima. Anche questa volta, Davide ha sconfitto Golia. Salute.

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