Passione Gourmet Moscato di Scanzo De Toma in verticale - Passione Gourmet

Moscato di Scanzo De Toma in verticale

Vino
Recensito da Sofia Landoni

Sorsi rari e dimenticati

Un frammento di mondo, a ben pensarci. Una scheggia, una briciola, un piccolissimo granello caduto per caso dentro i confini della Lombardia.

Scanzorosciate e la sua collina fatta del famoso Sass de Luna – minerale noto per la sua colorazione bianca e la sua consistenza coriacea ma friabile se esposta ai colpi degli agenti atmosferici – è una delle zone vitivinicole più piccole d’Italia, nonché una delle più piccole DOCG.

30 ettari vitati in tutto, circa, suddivisi fra 22 produttori, tessono la tela da cui sgorga uno dei nettari più interessanti e particolari del nostro Paese viticolo.

Apparentemente la sua peculiarità risiede nel suo essere una bacca rossa destinata all’appassimento e alla vinificazione come vino dolce, solitamente abbinabile al dessert. Al dessert, ma non solo. Il Moscato di Scanzo è infatti un vino particolare proprio per quella tempra acida e tannica, talvolta estremamente sapida, che lo porta a discostarsi di netto dal timbro inequivocabilmente zuccherino dei suoi cugini passiti che onorano i fine pasto dal nord al sud Italia. È un vino acido, il Moscato di Scanzo, pur vestendosi della morbida seta zuccherina. È un vino tannico, nonostante si tratti di una durezza suadente e affatto rude. E poi il Moscato di Scanzo è un vino longevo, capace di approfondire la sua espressione nello scorrere degli anni e raggiungendo la sua miglior forma intorno al ventennio.

 

Un vino che si guadagna a buon diritto l’appellativo di “chicca”, intesa come rarità preziosa e ricercata

Rara e preziosa è, quindi, anche ogni occasione in cui stapparne una bottiglia. Ma ancora più rara e ancora più preziosa può essere una verticale di questo vino centellinato sugli scenari del mercato.

L’azienda De Toma – una delle più storiche realtà produttrici del Moscato di Scanzo – ci ha coinvolto in questo momento speciale, guidato dal Sommelier bergamasco Federico Bovarini, facendoci l’onore di presenziare a una degustazione del suo Moscato di Scanzo procedendo dall’annata 2017 fino alla 2012, eccezion fatta per la 2014.

Millesimi diversi, che a tempo debito hanno impresso il loro personalissimo tocco alla stagione e alla pianta, ma anche all’appassimento. Una variabile, questa, di cui scarsamente si tiene conto, imputando le peculiarità del vino unicamente all’andamento stagionale e vendemmiale dell’annata. La fase di appassimento – che da disciplinare deve essere di almeno 21 giorni ma che, tuttavia, viene spesso allungata dai produttori più attenti – è un momento fondamentale e delicatissimo nella vinificazione del Moscato di Scanzo. Ci vuole familiarità con il prodotto, conoscenza della materia e tantissima capacità di osservare, assecondando le inflessioni naturali dell’uva e del suo tempo.

Qualora si voglia approfondire la conoscenza circa l’area di produzione e la vinificazione del Moscato di Scanzo, vi rimandiamo al dettagliato articolo scritto da Manuele Pirovano, Head Sommelier del Ristorante D’O di Davide Oldani. Noi, qui, ci limiteremo a proporvi un assaggio speciale. Uno di quelli che non si dimenticano. E non si dimenticano perché attraggono, perché spiazzano, perchè interrogano e appagano, rimbalzando la curiosità dentro un altro calice, il prossimo probabilmente, di cui ancora vi parleremo, certamente, su queste pagine.

Moscato di Scanzo DOCG 2017 – De Toma

Si introduce con una spezia fine e penetrante che ricorda i profumi mediorientali di incenso e cumino. Apre sull’eleganza floreale della lavanda per poi sferzare nuovamente con una nota pungente, questa volta di agrume. Ricorda il bergamotto, il tamarindo. Dopo qualche minuto muove su una trama scura di fumo e di terra, fino al cuoio e al pellame. In bocca è pieno, spesso ed equilibratissimo, con l’accenno fresco e tannico della sua gioventù. La prospettiva della sua evoluzione nel tempo è impressionante e promette qualcosa di speciale. Voto 98

Moscato di Scanzo DOCG 2016 – De Toma

Naso ancora improntato sulla spezia, pur essendo meno pungente, modulata da una parte più dolce di cioccolato. Affiorano il frutto rosso in confettura, la prugna secca e la rosa. La bocca è carnosa, dipinta in un grandissimo equilibrio, in cui è inserito un tannino ben percepibile. Sorso coinvolgente ma leggermente carente di persistenza.  Voto 96

Moscato di Scanzo DOCG 2015 – De Toma

Naso di impressione molto più dolce, che riporta al cioccolatino e alla ciliegia candita, con uno sfondo floreale e una nota ribelle di paprika. Il profumo è compatto, coeso, tanto da non rivelare chiaramente il suo labirinto olfattivo, che rimane chiuso in un’esuberanza certamente piacevole ma forse meno intrigante delle precedenti. Vince per equilibrio, tuttavia, al sorso. Tanto morbido quanto fresco, con l’ultima parola lasciata proprio all’acidità. La sua tridimensionalità di gusto permette una perfetta integrazione del tannino, rendendolo parte di una forma fisica tangibile al palato. Voto 95

Moscato di Scanzo DOCG 2013 – De Toma

Inizialmente un po’ sottotono. Chiede la pazienza di qualche minuto per aprirsi sulla consueta spezia e su una parte agrumata, deviando su toni lievemente balsamici di citronella e di menta. Il sorso è trainato ancora dall’acidità. La sensazione predominate è, tuttavia, quella pseudocalorica dell’acol, capace persino di predominare sul tannino. L’orma dell’annata calda, anzi caldissima, si vede a chiari contorni in questo vino che ne porta i segni. Voto 93

Moscato di Scanzo DOCG 2012 – De Toma

Frutta secca, fiori essiccati, caffè e una ricca trama balsamica. Poi ancora terra, castagna, cuoio. Una parte erbacea regala tinte verdi, quasi fosse ancora giovanissimo. Mostra un incredibile spessore di bocca che lo rende, a tratti, masticabile. La sapidità è sferzante e vivissima, ancora vibrante. Il gusto è forse il meno dolce di tutta la batteria, componendosi in un’eleganza tesa e finissima, che poggia su una stoffa robusta. Affascinante, probabilmente destinato a vivere ancora a lungo. Voto 97

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