Passione Gourmet Ponte Pietra - Passione Gourmet

Ponte Pietra

Ristorante
ponte Pietra 34, Verona
Chef Michael Silhavi
Recensito da Giovanni Gagliardi

Valutazione

15/20 Cucina prevalentemente classica

Pregi

  • Cucina molto solida che non sbaglia quasi niente.
  • Location accattivante.

Difetti

  • In generale, un approccio maggiormente rilassato e sorridente del servizio non guasterebbe.
Visitato il 02-2020

Michael Silhavi e la sua cucina neoclassica, affacciata sull’Adige

L’Osteria Ponte Pietra è un vero e proprio gioiellino, in uno degli angoli più suggestivi di Verona, proprio di fronte all’antichissimo, meraviglioso Ponte che le regala il nome. L’interno non è da meno: dappertutto risplendono boiserie, bottiglie, calici, specchi. Qualcuno sostiene che sia tra i più bei ristoranti di Verona e, dopo aver visto lo spettacolare tavolino posto all’esterno, con vista sull’Adige, non fatichiamo a crederlo.

In cucina c’è Michael Silhavi, veronese di origini francesi che coniuga perfettamente le tradizioni venete con qualche spunto internazionale, sempre all’insegna di una studiata e perfettamente interpretata classicità che, tuttavia, nel corso degli anni ha irrigidito un poco la proposta in menù. Nel corso delle nostre precedenti visite avevamo già sottolineato come qui si ha, forte, l’impressione di non voler scontentare nessuno: dalla coppia in cerca di una serata romantica non necessariamente impegnativa, gastronomicamente parlando, al gourmand che invece vuol trovare il modo di appagare le proprie papille gustative passando per il turista, curioso di saggiare la cucina di quest’angolo d’Italia e così via fino al più esigente gourmet – che troverà maggiori spunti di interesse nel menu degustazione pur rilevando, come detto, una certa staticità – non si potrà non apprezzare l’equilibrio, l’ottima tecnica e l’eccellente palato dello chef.

Cucina molto golosa per ogni tipologia di cliente

E lo confermiamo anche dopo questa visita: al Ponte Pietra la strategia è quella di non scontentare nessuno. Riuscirci è facile? Tutt’altro. Qui la scommessa però è ancora vinta grazie a una cucina che marcia in netta prevalenza su collaudatissimi binari di stampo prevalentemente classico che tendono però a rendere poco dinamica, per chi già la conosce, la proposta. Questo, in sintesi, il motivo del punteggio assegnato, associato a qualche eccessiva rigidità – a locale semivuoto avevamo chiesto di assaggiare un paio di piatti dal degustazione ma ce n’è stato concesso laboriosamente solo uno – e la sensazione generale che ci si prenda tutti un po’ troppo sul serio.

Ciò detto, la maturità tecnica dello chef è più che evidente in piatti classici come i deliziosi Agnolotti di ossobuco che si sciolgono in bocca mentre maggiore creatività si coglie in accostamenti apparentemente arditi come quelli che caratterizzano la Faraona, ceci, yogurt, cetriolo e aglio nero, piatto equilibratissimo arricchito da un fondo impeccabile. Una sola citazione per quanto riguarda i dessert: la Crostatina di lamponi… come una pizza, ormai segnature dish di Shilavi nonché l’inossidabile sostanza di una sbrisolona di mostruosa bontà.

Questo gioiellino sull’Adige si conferma una sosta intrigante, caratterizzata da una cucina di ottima tecnica che utilizza eccellenti materie prime e conserva la capacità di non deludere mai.

La Galleria Fotografica:

 

4 Commenti.

  • AvatarNomenomen22 Giugno 2020

    Ma quella tartelletta triangolare è home made o è Valrhona? Avendo visitato l’azienda, vedo sempre più spesso i loro prodotti in ristoranti e pasticcerie (c’è chi compra i gusci di mancaron e si limita a farcirli), anche di blasone. Dovreste smascherare il finto artigianato...

  • Avatar* 1 Anonymous22 Giugno 2020

    Un cuoco chef bravo non si può però criticare se alla fine usa un prodotto già preconfezionato,se è BRAVO Questo gli si può anche perdonare ,se lo si rispetta,....se i prodotti sono tanti allora si ,...via allo smascheramento del finto artigiano,.. se no bisogna darsi Pace,...è il mercato ,oggi funziona anche così.

  • Avatargiovanni gagliardi22 Giugno 2020

    Caro Nomenomen, non possiamo avere la certezza che la tartelletta di pasta frolla in questione non sia home made. In ogni caso la guarnitura ed il "richiamo" al trancio di pizza meriterebbero comunque la citazione. Ad Majora

  • AvatarMichael Silhavi26 Giugno 2020

    Salve Nomenomen, fino a marzo quando dirigevo io la cucina le tartellette di frolla le abbiamo sempre preparate noi in proprio. Buona giornata

Lascia un commento

La tua email non sarà pubblicata. I campi obbligatori sono contrassegnati *