Passione Gourmet Savagnin 'Ouillé 36 mesi' Domaine de la Pinte 2015 - Passione Gourmet

Savagnin ‘Ouillé 36 mesi’ Domaine de la Pinte 2015

Vino
Recensito da Alberto Cauzzi

Il vino ‘colmato’ tra i più interessanti dello Jura

Il Savagnin, vitigno tra i più diffusi della regione vinicola dello Jura, è l’uvaggio principe di uno dei più grandi vini (e forse tra i più sottovalutati) francesi: il Vin Jaune. Un vino poliedrico e affascinate a partire dalla sua lavorazione, di cui trovate una esauriente spiegazione al seguente link.

I vini ouillé “non ossidativi” vanno in controtendenza rispetto alla tradizione in Jura, dove si usa uno stile ossidativo attraverso l’affinamento in botti scolme (sous voile). In tal senso, il Savagnin di Domaine de la Pinte è un vino bianco che riesce a sorprendere proprio perché lavorato secondo uno stile non ossidativo incisivo, donando note molto più fresche che virano in modo opposto verso una leggera riduzione.

Il Savagnin di Domaine de la Pinte, certificato Demeter – quindi coltivato nei più stretti dettami della coltivazione biodinamica – cresce su terreni argillosi e calcarei con venature di marne blu, tipiche della zona. Viene compiuta la fermentazione alcolica e malolattica in vasche di acciaio con lieviti indigeni. Successivamente un affinamento di 36 mesi in barrique secondo lo stile ouillé, che consiste nel colmare la botte per evitare ossidazioni, come detto poc’anzi.

Il fondatore dell’azienda Roger Martin -geologo e appassionato di enologia – nel cuore del comune di Arbois scrisse una pagina di storia per la viticoltura francese. In un luogo chiamato “La Pinte à la Capitaine”, sulle marne blu di Lias, piantò 14 ettari di Savagnin, componendo la più grande tenuta mai coltivata con tale vitigno. Oggi Pierre Martin, figlio di Roger, porta avanti la vinificazione dei 34 ettari dislocati tra il comune di Arbois e Pupillin, fino a Château Chalon, lungo una striscia di terra con un’altitudine media di 400 metri. La ricercatezza nella lavorazione è resa possibile anche grazie alla collaborazione con l’enologo Bruno Ciofi, compagno di studi del padre della biodinamica Nicolas Joly

L’opera acquista un colore giallo dorato ed emana al naso profumi di frutta tropicale matura e di spezie dolci. La beva è fresca, seppur strutturata, e molto elegante. Le note di miele d’acacia si misurano con sentori di cedro, una punta di artemisia, timo e fiori bianchi. La sapidità e l’acidità tartarica sono sconcertanti, evidenziate da note di pepe verde fresco; per un finale balsamico di eucalipto. Nel complesso, intrigante. Un vino perfetto nonostante la giovane età. Ideale in abbinamento con portate di formaggi stagionati o a crosta fiorita, e finanche con carni bianche di lunga cottura, in casseruola.

Lascia un commento

La tua email non sarà pubblicata. I campi obbligatori sono contrassegnati *