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Podere Forte

di Orazio Vagnozzi

Grandi vini in Val D’Orcia

L’azienda che oggi porta il nome di Podere Forte ha origini antiche. Appartenuta al casato senese della famiglia Petrucci, dopo le tortuose spartizioni ereditarie, incontra l’attuale proprietario, Pasquale Forte. Imprenditore di successo, Presidente e Amministratore unico della Eldor Corporation, egli decide di diventare produttore di vino in Val d’Orcia nel 1997 fondando l’azienda che oggi porta il suo nome. Il suo è un progetto ambizioso: dare lustro alla Val D’Orcia, riqualificando le terre per produrre un vino “di-vino”.

Due date da ricordare: il 21 ottobre 1997, dove alla presenza di personaggi illustri quali Attilio Scienza, Luigi Veronelli, Donato Lanati, Piero Antolini e Giacomo Bersanetti, Pasquale parlò loro di una missione, “creare più grande vino italiano”, e il 13 giugno 1998, data in cui avvenne la presentazione ufficiale dell’azienda.

Il Podere Forte adotta un approccio non convenzionale, un dialogo tra tradizione, esoterismo e modernità che viene applicato negli aspetti principali della gestione della cantina, dal design alla lavorazione dell’uva. Una novella esegesi della ruralità, frutto dell’unione tra antico e moderno esplicata attraverso due concetti.

Lavoriamo i campi come 2000 anni fa e in cantina siamo 200 anni avanti” dichiara Pasquale Forte, che rivela gli spunti a cui si ispira il Podere. Il primo di essi è la fattoria romana. La cantina è incastonata fra i pendii della collina ed è rivestita per intero di pietra proveniente da queste terre. La logistica della lavorazione dell’uva si sviluppa per gravità, dove, causa esigenze funzionali, si è ricreato un piano di lavoro multilivello: il vino passa dalla pigiatura all’affinamento per caduta. Un’idea, questa, frutto della collaborazione tra l’architetto Zambelli e Pasquale Forte.

L’obiettivo dell’azienda è creare prodotti alla cui base esista una relazione di equilibrio per ogni essere vivente interessato dal ciclo lavorativo. Per questo motivo e secondo queste finalità, l’azienda ha intrapreso una conversione in due fasi: la prima, cominciata nel 2004, con cui ha ottenuto nel 2008 la certificazione biologica; mentre la seconda, subito dopo, ha condotto Podere Forte ad un riconoscimento internazionale e certificato da Demeter (nel 2011).

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Cristian Cattaneo, enologo aziendale, e Mattia Colombo, cantiniere, insieme a tutto il team portano avanti l’idea comune di un sistema autosufficiente e in equilibrio, dove ogni elemento è complementare e la terra è il cardine al quale prestare maggiore attenzione.

Composta di boschi, campi, vigneti e oliveti la proprietà si estende su 500 ettari di terreno. Dal 2011, la superficie aziendale si è estesa anche nella zona tra Pienza e San Quirico d’Orcia, dove ci sono 110 ettari di campi coltivati. A Rocca d’Orcia, Pasquale Forte ha aperto il ristorante Perillà, che nel 2017 ha conquistato una stella Michelin grazie allo chef Marcello Corrado.

Per quanto riguarda i vigneti, i suoli del Podere sono internamente classificati come Grand Cru e Premier Cru  – secondo un’ impostazione di stampo “borgognone” –  e si coltiva principalmente Sangiovese, oltre al Cabernet Franc, al Merlot e al Petit Verdot. I terreni con buona permeabilità e forte presenza di calcescisti fessurabili, sono i terreni ideali per i Grand Cru; terreni piuttosto leggeri e più profondi con una presenza media di argilla, sono invece ideali per i Premier Cru.

E veniamo ai vini, Petrucci, Petruccinio e Guardavigna la cui produzione di bottiglie annua è contenuta rispetto agli ettari vitati a causa del delicato processo biodinamico e alla cura maniacale impiegata per realizzare ogni singolo prodotto.

Petrucci

Sangiovese al 100%, dal nome storico del Podere. Un’antica vite presso una quercia centenaria è stata recuperata come simbolica genitrice delle uve che danno vita a questo vino rosso rubino brillante. Il naso è intenso di ciliegia e lampone, con un finale sapido. Dallo storico vino e simbolo del Podere Forte, il Petrucci, nascono Petrucci Melo e Petrucci Anfiteatro, i Gran Cru dell’azienda, frutto di ricerche e studi nonché espressione e identità di suoli vocati al Sangiovese, la cui prima annata –  la 2016 – è stata presentata da pochi giorni. Li abbiamo assaggiati entrambi.

Il vigneto del Melo, di 0.9 ettari, nasce nel 2003. È stato piantato ad oltre 500 metri e domina la proprietà. Sono circa 2000 le bottiglie di Petrucci Melo 2016. Di colore rosso rubino carico con riflessi purpurei, esprime un naso di amarena, lampone e un accenno di goudron. Morbido all’attacco e di buona concentrazione, è un vino che si distingue per la grande finezza. Fresco e sapido con un tannino fine che mostra una leggera astringenza nel finale – peraltro lunghissimo – è un Sangiovese di gran classe, teso, verticale e dal grande futuro.

Il vigneto Anfiteatro, di 2.4 ettari, nasce nel 2008 ed è a circa 450 metri di altitudine. Sono poco più di 4000 le bottiglie di Petrucci Anfiteatro 2016. Di colore rosso rubino carico con riflessi purpurei, profuma di amarena, mirtillo e chiodo di garofano. È un vino di grande volume sostenuto da buona acidità, dal tannino fine e una nota leggermente amaricante nel finale lunghissimo. È un vinone, forse oggi ancora un po’ giovane.

Petruccino

100% Sangiovese, è il Primeur Cru dell’azienda. Prodotto nel 2016 in circa 12.650 bottiglie, ha un colore rosso rubino brillante e un naso di amarena, mirtillo, violetta, spezie dolci e note balsamiche. È un vino concentrato, alleggerito da una vivacità sapida che gli dona eleganza e grande bevibilità. Quando il Sangiovese raggiunge questo livello, si fatica a non finire la bottiglia.

Guardavigna

Vino a cui in passato contribuivano Cabernet Sauvignon e Petit Verdot, dal 2016 è prodotto al 100% con uve Cabernet Franc, che beneficiano in modo speciale dei suoli calcareo argillosi dell’azienda. Del Guardavigna 2016, da noi assaggiato, sono state prodotte 4000 bottiglie. Di colore rosso rubino carico, ha un naso complesso di mirtillo, ribes rosso, chiodo di garofano, pepe bianco ed erbe officinali. Avvolgente, morbido, elegante e di grande complessità, è un vino dotato di una trama tannica setosa, raffinato, equilibrato, dal finale persistente con retrogusto di cioccolato fondente.

 

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