Passione Gourmet Ristorante Reale, Niko Romito, Castel di Sangro (AQ), Roberto Bellomo - Passione Gourmet

Ristorante Reale, Niko Romito, Castel di Sangro (AQ), Roberto Bellomo

Ristorante
Recensito da Presidente

Valutazione

18/20 Cucina prevalentemente di avanguardia

Pregi

Difetti

Visitato il 08-2019

Recensione Ristorante

Per una volta, anche da queste parti, parlare solo di cucina non ha senso.
Solo a essere davvero miopi venendo oggi nella nuova sede del Reale all’interno del Casadonna di Niko e Cristiana Romito ci si può fermare al rendiconto col bilancino di piatti più o meno riusciti.
Sgombriamo subito il campo dai dubbi: la cucina di Niko non è cambiata, il suo carattere, la sua personalità unica sono rimasti intatti, confermandolo uno degli chef imperdibili di questi anni.
C’è quel suo inconfondibile, singolare connubio tra l’estrema, modernissima, pulizia e concentrazione dei sapori e l’anima potentemente radicata nel territorio. C’è quella voglia di mettersi in gioco che fa sì che ogni anno, quattro cinque nuovi piatti molto pensati si aggiungano a un portafoglio di classici che già oggi rendono il suo ruolo nella cucina italiana (e non solo) “pesante”.
Ma tutto questo, almeno adesso, alla prima visita di questa nuova struttura, passa in secondo piano, perché bisogna cercare di spiegare che impressione fa il Casadonna a venirci in una bella giornata di primavera. Perché si apre il cuore a pensare che oggi qualcuno possa pensare, in un paese comatoso e gerontocratico come l’Italia attuale, di lasciare certezze e riconoscimenti per lanciarsi in un’impresa così ambiziosa: un polo turistico-gastronomico che unisce la ristorazione e l’accoglienza (6 splendide camere destinate a raddoppiare nel breve) con la formazione dei giovani, in partnership con l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo. Perché in tutti gli ambienti di questa grande struttura si nota la stessa cura, lo stesso amore e buon gusto che traspariva dal vecchio Reale, ma è decisamente più difficile farlo in duemila metri quadri abbondanti, che sono un trionfo dei materiali: la pietra, il ferro, il vetro, il legno che viene voglia di toccare e che compongono un inno scabro e antiretorico alla terra d’Abruzzo.
La sala è infinita, con distanza tra i tavoli (grandi, bellissimi) a livelli record e si apre sulla valle sottostante che diventa protagonista del pranzo.
A Niko brillano gli occhi quando parla della sua nuova creatura, ma non al punto di dimenticare la cucina: lasciandogli mano libera ci ha allestito un menu che ha sapientemente incastrato classici e novità. Giusto qualche citazione lungo il percorso: letteralmente clamoroso, anche più che nel ricordo, il cuore di melanzana arrosto (ancora più concentrato il tocco del pomodoro e più incisiva la presenza della pesca) e magnifica la doppietta con i tortelli con carciofi pecorino e olio (ancora: che concentrazione!) e i ravioli di capococollo laccati in bianco (come rendere finissimo un piatto goloso lavorando sulla sottrazione e la perfezione esecutiva); ancora da registrare le animelle panna, limone e sale; un po’ troppo presente il parmigiano sui capellini al pomodoro; di nuovo splendida, nella sua compiutezza regressiva, la meringa con lampone e mou.
Tutto il resto, gli altri piatti, gli splendidi amuse-bouche, i pani che vorresti portarti a casa, viaggia sul solito alto livello, a confermare che la nuova macchina è già registrata (e i volutamente pochi coperti sono, grazie a dio, tutti occupati).
Compagnia enoica di bello spunto, con l’ultraventenne Riesling Traubener Kräuterhaus 1989 di Markus Molitor che mostra un’incredibile baldanza giovanile (ottimo consiglio, insieme alla Blanche de Valerie dal bel finale di pepe bianco, di Giovanni Sinesi, solida quanto sorniona presenza in sala) e il Sacrisassi 2001, decisamente virato su note di più evidente terziarizzazione (i più golosi al tavolo hanno aggiunto anche un Maury, Preceptorie de Canternach 2006, ad accompagnare i dessert).
Impossibile aggiungere complimenti originali a quanto già detto in mille sedi, tra cui PG, su Cristiana Romito, padrona di casa capace perfino di dissimulare quasi alla perfezione l’orgoglio per questa avventura partita così bene di cui è la finissima regista.

E toccherà tornare ancora, e con più calma, a godersi il Reale e il Casadonna tutto; una struttura che si propone, e siamo fiduciosi che s’imporrà, come punto di riferimento e testimonianza, speriamo non isolata, che talento, spirito imprenditoriale e concretezza smuovono le montagne.

Amuse-bouche e primi bocconi (temperature perfette, esplosioni di gusto)

Pani, grissini ecc.

Emulsione fredda di manzo e olio con maionese ai lamponi

Gel di vitello, porcini secchi, mandorle e tartufo nero (se n’è parlato tanto, gran piatto)

Cuore di melanzana arrosto

Baccalà con peperone arrosto e rosmarino

Assoluto di cipolle, parmigiano e zafferano tostato

Capellini al pomodoro)

Tortelli con carciofi, pecorino e olio

Ravioli affumicati di capocollo laccati in bianco

Animelle panna, limone e sale

Meringa con lamponi e mou

Torta cioccolato e nocciola

Le bevande…

Il complesso del Casadonna

La vista dal nostro tavolo (nell’interpretazione “artistica” di Norbert)

Il pregio:  la prova che i veri fuoriclasse fanno succedere le cose
Il difetto:  alla suggestiva, elegantissima sala manca qualche tocco più personale

Reale

Contrada Santa Liberata
67031 Castel di Sangro (AQ)
Tel: 0039 0864 840610
Fax: 0039 0864 840610

www.ristorantereale.it
www.casadonna.it

Menu: € 80 (quattro piatti) o € 100 (otto piatti): alla carta circa € 100

Visitato nel mese di giugno 2012


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Roberto Bellomo

21 Commenti.

  • Maria Lucia Tucci26 Gennaio 2015

    Siamo stati nel famoso ristorante il27 dicembre2014. Una delusione a dir poco "colossale". Non mi e' piaciuto niente. Ricordo con disgusto le animelle e i ravioli di baccala'. L'ambiente e' bellissimo, il servizio eccezionale, ma il cibo.... Io non rimpiango mai i soldi che spendo, ma quei 433 euro mi sono rimasti sullo stomaco. L 'unico chef degno delle tre stelle e' Massimo Bottura:divino!!!!

  • Claudio PersichellaNorbert3 Luglio 2012

    Troppo facile fare grande cucina con i "cinque elementi". E i prezzi dei menù degustazione sono ragionevolissimi.

  • paolo3 Luglio 2012

    Calcolate il fc di quello che ha messo a tavola......a parigi sarebbe definita bistronomia e sipagherebbe quasi lo si pagherebbe lo stesso ma senza le 2 stelle

  • paolo3 Luglio 2012

    Una "furba" grande cucina......

  • Rubens26 Giugno 2012

    La miglior cena degli ultimi mesi. Questo chef ne fara' ancora tanta di strada. Bravo Niko!

  • Raffo26 Giugno 2012

    Ricordo ancora con entusiasmo il riso presentato ad Alicante tirato con l'assoluto di cipolle (3 ingredienti: riso,cipolle,olio)... Riguardo la scelta del sommelier oltrechè bravo è fortunato: quel che è forse oggi il miglior birrificio italiano si trova lì a due passi,a Pescara...e a proposito di pepe,straordinaria la loro Pink IPA al pepe rosa,molto agrumata e dissetante

  • Giovanni Lagnese26 Giugno 2012

    In realtà la cucina di Romito non è affatto facile da capire per un niubbo. Questi la troverà ottima, ma non ne coglierà il vero valore. La cucina di Romito non è giocata su registri "sgradevoli" e per questo secondo alcuni sarebbe di facile comprensione. Ma in realtà non è così. Io resto dell'idea che Romito potrebbe realizzare dei capolavori se provasse a non tenere troppo "a bada" l'acidità, le note amare e in generale le dissonanze. Che, sia chiaro, nella sua cucina ci sono eccome, ma sono in qualche modo imborghesite, rese "innocue", un po' come in certa transavanguardia musicale...

  • Giovanni Lagnese26 Giugno 2012

    Che battuta geniale!

  • Libera26 Giugno 2012

    C'entra. C'entra. Perché io sto parlando di Romito. Della sua cucina. E di come lui valorizza la materia prima. Ripeto, per me in modo semplice, diretto, incisivo. Se devo fare bella figura con qualcuno io lo porto da Romito. SEMPRE. Perché sono sicura che qui si mangia bene. UNA GARANZIA.

  • Alessandro Pellegri26 Giugno 2012

    ...temo di iniziare a capire da dove derivi il termine "che lagna!"...

  • Giovanni Lagnese26 Giugno 2012

    Ma che c'entra. Per me è semplice, diretta e incisiva l'Insalata di Lopriore.

  • Libera26 Giugno 2012

    Una delle migliori cucine che io abbia mai provato. Ci sono stata tante volte. Purtroppo non tante quante vorrei.. E cosi mi chiedo -perché solo 18?- Ed ancora di più mi chiedo -come si può non apprezzare una cucina così semplice, diretta, incisiva???- Probabilmente tante persone sono attratte dal tanto. A volte troppo. E non riescono a cogliere quello che non appare. L'essenza. Peccato. Per loro...

  • Giovanni Lagnese26 Giugno 2012

    Tassa l'ho visitato solo una volta negli ultimi tempi. Prima era un altro discorso. Quanto al G8, ce lo vedi un Lopriore a cucinare per un G8? Nessuna grande cucina è comprensibile da tutti. Può piacere a tutti. Che è diverso.

  • Giovanni Lagnese26 Giugno 2012

    Oddio, quello lì è un gran piatto, un piatto d'alta cucina. Come tutti i piatti di Romito, del resto. Mi chiedo cosa potrebbe fare questo grande chef se mettesse la sua capacità di riflessione e la sua tecnica al servizio di idee più estreme...

  • Orson26 Giugno 2012

    Penso che un'unica visita non sia mai sufficiente per valutare uno chef (lo stesso Tassa credo ti abbia convinto del suo grande valore DOPO averlo visitato un numero di volte superiore). Il riferimento al G8 per me è poco chiaro, ma temo si riferisca alla presunta superiorità di cucine meno "comprensibili": se è questo, non saremo mai d'accordo. Come penso che ai livelli massimi della cucina la facile accessibilità a tutti palati non sia obbligatoria, penso anche che l'inaccessibilità non sia un plus.

  • AntonioP26 Giugno 2012

    Nel mio piccolo (direi insignificante), anche secondo me il 18 è eccessivo, sia paragonato agli spagnoli che ho provato, sia a Parini, Bottura, Lopriore, Uliassi e Tassa, che reputo decisamente superiori. La mia opinione lascia il tempo che trova, però vorrei che mi spiegaste, ad esempio, il genio insito nei capellini al pomodoro... piatto che mi sconcertò non poco.

  • Riccardo26 Giugno 2012

    Una delle cucine peggiori e attualmente più sopravvalutate del nostro paese. Tralasciando un servizio incompetente, buzzurro e distratto, ciò che di buono arriva in tavola sono frammenti di un arte antica dimenticata dal nostro. Aldilà del gusto (spesso inconcludente, talvolta incomprensibile) e della totale incapacità di chi è ai fornelli (ditemi voi come è possibile in un bistellato servire in tandem una pasta scotta e una talmente cruda da rischiare un dente) non c'è emozione, non ci sono idee. Deprimente e deludente oltre ogni dire.

  • Giovanni Lagnese25 Giugno 2012

    Invece per me, in base alla mia unica visita, il 18 è troppo generoso. Una facile battuta sarebbe che il ristorante Reale non poteva che fare una cucina... cortigiana. Non banale, sia chiaro. Ma cortigiana. Tra i 18 di Passione Gourmet, preferisco di gran lunga Salvatore Tassa, la cui cucina è altrettanto personale di quella di Romito, un pelino meno tecnica (ma vedere come muove le mani Tassa è un piacere), sicuramente molto più estrema e interessante. Sia chiaro: ce ne fossero di chef come Romito, ma oggi sono altri che la critica deve "spingere", altri che non potrebbero MAI cucinare per un G8...

  • AJK25 Giugno 2012

    E Bottura?

  • Luciano Perotti25 Giugno 2012

    Che dire se non che, spendendo circa un terzo di quanto si spende, per mangiare assai meno bene, all'enoteca Pinchiorri (o anche molto ma molto di meno se colà si mangia alla carta ...) si ha la possibilità di provare la cucina di quello che è attualmente il miglior cuoco d'Italia? Se Parini, Crippa e Lopriore valgono 19, Romito merita almeno 28.

  • Gourmettino25 Giugno 2012

    Bellissima recensione....

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