Passione Gourmet Maison Moschino Ristorante Il Clandestino, Moreno Cedroni. Milano - di Fabrizio Nobili - Passione Gourmet

Maison Moschino Ristorante Il Clandestino, Moreno Cedroni. Milano – di Fabrizio Nobili

Ristorante
Recensito da Presidente

Valutazione

15/20 Cucina prevalentemente di avanguardia

Pregi

Difetti

Visitato il 07-2020

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Recensione ristorante.

FASHION’S VICTIM RESTAURANT ?
No, non solo!
La recente apertura dell’hotel firmato Moschino a due passi dalla movida notturna di corso Como non può che incanalare nell’annesso ristorante una selezione di clientela coinvolta nella moda. La loro fortuna è quella di trovarsi nel piatto una cucina d’autore: quella di Moreno Cedroni.

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La sala si presenta essenziale, una lunga specchiera serve a dare profondità ed ampiezza. I colori vanno dall’avorio delle pareti, al noisette delle tende ed esaltano le sedute dedicate alla clientela femminile, vestite con gonna e giacchina in raso blu e nero, mentre i tavoli sono completamente nudi. Non ci ha soddisfatto l’illuminazione alquanto piatta ed impersonale.
Il servizio ci è parso discreto e puntuale, con qualche piccola distrazione dovuta alla sala affollata, ma percepibile solo da un occhio attento.
La stringata carta dei vini rappresenta in estrema sintesi la capacità di selezionare produttori e prodotti in grado di soddisfare sia chi ricerca l’etichetta arcinota sia chi si aspetta qualcosa di nicchia. La scelta cade sullo spumante Cuvée 89/90, imbottigliato nel 1991, da Gaspare Buscemi di Cormons, una bollicina spinta su note tostate, di nocciola, fiori gialli e lievi sentori di affumicato.
Il menù si presenta spinto decisamente sulle proposte di mare, preparazioni ormai classiche del gemello bistrot “Il clandestino” di Portonovo, oltre naturalmente a nuove creazioni e a piatti necessari alla carta di un ristorante d’albergo, infatti alcune proposte non sarebbero altrimenti spiegabili.
Sono presenti anche i susci a colori, ovvero menù degustazione in cui i piatti sono elaborati in funzione di un’uniformità di colore delle materie prime.
Il saluto dalla cucina ha impostazione e colori volutamente ludici, si tratta infatti di uno spritz in gelatina, con spuma di vino e alici. Ci viene presentato in una ciotolina, ed in fondo è la rivisitazione con diverse consistenze di quanto usualmente capiti di abbinare all’ora dell’aperitivo.

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Fra le entrées, elegantissima la ricciola, con ananas , germogli e profumo di anice stellato, in cui preparazione, qualità e quantità degli ingredienti selezionati, infondono una sensazione di estremo equilibrio gustativo dove ogni singolo elemento viene esaltato e completato dagli altri.

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Il gioco del tonno, ormai un must dello chef, soddisfa ampiamente le aspettative con una eccellente materia prima, virata nelle quattro versioni: crudo con conditella, colatura di alici e riso, a breasaola ripiena di zucchine, brasato su passata di fagioli e cipolla, in porchetta con fagiolini e dadini di patate; un divertissement goloso che si fa alto esercizio di stile.

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Fra i primi, proviamo i paccheri di kamut, con caponata di verdure e ricotta, coerenti nella loro rusticità, esaltata dalla cottura molto al dente e dalla ricca brunoise di verdure legate da una crema di melanzane, appena ingentilita dalla freschissima ricotta.

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Forse l’unico momento non esaltante della serata l’abbiamo con il rombo brasato con carciofi e fegato grasso, leggermente troppo cotto, servito con la sua pelle disidratata arrotolata, una delicata crema di carciofi e il foie gras a dare dolcezza.

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Stuzzicati dalla carta dei dolci proviamo: il tiramisù col pane del giorno prima, gelato al caffè e gelatina di caffè Borghetti, a cui la destrutturazione e le inusuali consistenze nulla tolgono in piacevolezza e golosità quasi casalinga; il cremoso al wasabi con gelato al Bailey’s e sesamo tostato, che risulta molto più sfumato e rotondo di quanto preannunciassero gli ingredienti dichiarati;
ed infine il gelato all’anice stellato, yogurt di capra, streusel al lampone, germogli di finocchio, originalissimo ma estremamente armonico con l’azzeccatissima scelta di latte non vaccino a vivacizzare e contemporaneamente smorzare gli altri gusti altrimenti troppo vezzosi.

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Come non bastasse, a placare definitivamente la nostra voglia di dolci due post-dessert costituiti da mini porzioni di spuma di ricotta, caramello liquido e mandarini cinesi e da un cappuccino cremoso, qui di seguito nell’ordine.

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Al momento uno dei posti migliori dove gustare prodotti ittici in città, in un ambiente chic ma rilassato e per questo sicuramente apprezzato da una clientela eterogenea.

il pregio : Cucina d’autore di ottimo equilibrio.

il difetto : Provate a posteggiare! …se ci riuscite.

Maison Moschino
Ristorante Il Clandestino – Moreno Cedroni
V.le Monte Grappa, 12
20124 Milano
Tel. (+39) 02.29009858
Alla carta 60/70 euro
Menù susci a colori 90 euro
Sempre aperto

“http://www.maisonmoschino.com/it”

Visitato nel mese di Aprile 2010

Visualizzazione ingrandita della mappa

Fabrizio Nobili

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Corso Como by night.

23 Commenti.

  • Avataremanuelle20 Aprile 2010

    la pecorella non sembra troppo smarrita :D La direzione è chiara e mi sembra che lo scapigliato scompigliato marchigiano sia partito forte. Ci sono bandane nella nuova collezione Moschino? Risparmierei anch'io sul coiffeur

  • Avatarazazel20 Aprile 2010

    Adoro Gaspare Buscemi (giusto per esprimermi da fescionvictim)! ma in cucina chi c'è?

  • AvatarTino Granata21 Aprile 2010

    Questo è nei 50 km massimi dei miei limiti per andare al ristorante. Spero non sia una stronzata, è la prima recensione decente che riesco a leggere di questo posto.

  • Avatarluca21 Aprile 2010

    Attendiamo altre recensioni sul posto, da parte degli altri iper critici di Passione Gourmet. Io sono stato ed ho molte perplessita soprattutto legate al menu sushi a colori, alla fine del quale rimani insoddisfatto per mancanza di incisività dei sapori.

  • Alberto CauzziPresidente21 Aprile 2010

    Caro Luca, molto interessante questo commento perchè da un lato ci fai notare che il menù sushi a colori probabilmente è meno convincente di questa sequenza di piatti ( anche se il sushi molto saporito di suo non lo è tantissimo ;-) ) . Dall'altra ti auguri che qualcun'altro del gruppo dica la sua sul tema. Chi sarebbero per te quelli più Iper Critici della banda PG? Così, solo per curiosità, anche perchè non è detto sia un pregio esagerare con le critiche... Grazie e buona giornata.

  • Avatarfranco francese21 Aprile 2010

    @Luca: Una coalizione che si rispetti deve avere le sue Correnti :D , se no non sai stare ai tempi . Qui trovi come ovunque i progressisti e i conservatori, i buonisti e gli estremisti...

  • Avatarferruccio girelli consolaro21 Aprile 2010

    ma.......non mi ha convinto alla madonnina, e anche qua non mi convince piu' di tanto, ma ho visto solo le foto. Ho la netta impressione che sia un abile marketigman oltre che un bravo chef. Comunque, tanto di capello. Lui riesce ,altri no...onore al merito

  • Avatarpaolo21 Aprile 2010

    Provato a pranzo qualche settimana fa, e devo dire che ho avuto un'esperienza molto diversa, e un'impressione molto meno positiva; in primis, l' ambiente: sembra la sala colazioni di un hotel Ibis qualunque, di una freddezza e squallore pazzesche, e con tavoli non troppo vicini, di più! Sulla qualità del cibo, beh, devo dire che per quanto si tratti ovviamente di una cucina "pensata" (poi Cedroni può piacere o meno, ed io ammetto che dopo avere visitato sia la Madonnina che il Clandestino a Portonovo non sono rimasto poi così soddisfatto...), sono stato piuttosto deluso dalla qualità delle materie prime, in particolare di una tagliata di manzo con "salsa cotoletta" che se la carne l'avessi presa al Carrefour vi assicuro che era meglio... Sulla "carta dei vini", volutamente virgolettata, è meglio stendere un velo pietoso. Per essere fair, però, devo anche dire che ho trovato i prezzi piuttosto abbordabili per un ristorante "fashion" a pochi metri da Corso Como. Detto questo, a Milano si può mangiare molto meglio spendendo meno, e in un ambiente più piacevole e dove non sei costretto a sederti a un centimetro da commensali sconosciuti. Just my two cents.

  • Avatarluca21 Aprile 2010

    A leggere le passate recensioni mi sono fatto l'idea che i cattivik del gruppo sono ad esempio gagliardi, norbert e cauzzi...

  • AvatarFabrizio21 Aprile 2010

    interessanti le impressioni dei lettori, niente da dire.

  • AvatarFabrizio21 Aprile 2010

    come vedi non è stato recensito il menù sushi a colori.

  • AvatarFabrizio21 Aprile 2010

    cosa significa per te incisività di sapori?

  • AvatarKriss21 Aprile 2010

    Cattivik da Wikipedia : « BRIVIDOTERRORERACCAPRICCIO » Cattivik è un fumetto italiano creato da Bonvi e successivamente passato a Silver, lo stesso creatore di Lupo Alberto

  • AvatarFabrizio21 Aprile 2010

    è evidente che le mie risposte precedenti fossero riferite a te e non al presidente

  • AvatarAlberto Cauzzi21 Aprile 2010

    Ma dai ? io cattivik ? :-) Sai Luca che tempo or sono, sul forum del Gambero Rosso, mi ero guadagnato anche l'appellativo di "bocca buona", che in questo ambito proprio un complimento non è :wink:, da chi mi considerava eccessivamente buonista? Io credo, e sopratutto spero sia così, di aver affinato con il tempo l'atteggiamento consono per chi tenta di fare quello che faccio io scrivendo delle proprie esperienze gastronomiche : Senso di responsabilità ed equilibrio nel giudizio. Che poi, guarda caso, è quello che ricerchiamo e premiamo nei cuochi (l'equilibrio, intendo). Avere un atteggiamento equilibrato significa possedere la capacità di comprendere più fattori, che vanno oltre la singola esperienza, e che concorrono a formare un giudizio che deve avere due punti fermi essenziali. Rispetto per i lettori, il che significa tentare di fornire una fotografia il più attendibile possibile del ristorante provato, anche guardando oltre la singola prova. Rispetto per il ristoratore, in senso ampio, perchè di questa attività ci vive e quindi merita attenzione estrema nel giudizio e grande senso di responsabilità quando se ne scrive. In ultimo, ma non meno importante, che poi consente di espletare al meglio le caratteristiche appena descritte, il confronto. Con gli appassionati, con i propri lettori, con i ristoratori che ameremmo avere qui tra noi :wink:. Per cercare di capire meglio ciò che si è riscontrato nella propria esperienza e per cercare di contestualizzarlo. Mettendosi sempre in discussione e partendo dal presupposto che si ha ancora tanto, tantissimo da imparare. Perchè questo è un mondo immenso e sconfinato. Io tento di fare questo tutte le volte che scrivo, quindi non sono buonista o cattivik a priori ... Cerco di sedermi ad un desco con l'atteggiamento più laico possibile, nel senso più nobile di questo termine. Spero di averti chiarito il mio pensiero e grazie per lo stimolo

  • AvatarAlberto Cauzzi21 Aprile 2010

    Ehilà Kriss ... grazie dell'assist ! Io difatti mi sento più Lupo Alberto

  • AvatarKriss21 Aprile 2010

    A me Lupo Alberto stava molto simpatico così come Lupo de Lupis che come Cauzzi vuole sembrare il lupo buonino buono per tutti ma poi c'è chi lo vede cattivo.

  • Avatarluca21 Aprile 2010

    nel menu susci a colori non c'è solo pesce crudo. ad esempio il Giallo (spinosini alle vongole e buccia di limone) al palato non suscita alcuna emozione.

  • AvatarFabrizio21 Aprile 2010

    Luca, non hai risposto all'altra domanda, quella principale. cosa significa per te incisività di sapori? non avendo preso il menù susci a colori non posso giudicarl, tanto meno tu se non hai preso i piatti della recensione. attendo risposte.

  • Avatarluca22 Aprile 2010

    per incisività intendo shock di sensazioni ed emozioni e persistenza. in tutto il menu gli assaggi passano senza emozionare. un po' quello che in altro blog qualcuno riferiva ai piatti delle Calandre "belli senz'anima". lo shock emozionale ce l'hai nel rognone al gin di Scabin, o negli spaghetti affumicati alle vongole e pendolini grigliati di Uliassi. per me in questo si distinguono i grandi chef.

  • Avatarteresa nulci4 Maggio 2010

    io penso che invece di andare nei ristoranti per trovare qualcosa da criticare, bisognerebbe andarci per cercare di rilassarsi. se l'ambiente non è invitante, bisognerebbe provare a lasciarsi andare per far giocare i sapori nella bocca e nel cervello. la tagliata a cubettoni del menù del clandestino con salsa cotoletta, è fassone piemontese, altro che carrefour. se chi la assaggia non sa riconoscerla, evidentemente è abituato al rib eye argentino (ma infatti, chi sa più riconoscere i sapori della carne nostrana allevata a mestiere?). se vi appostate sul retro dell'hotel, vedreste ogni giorno scaricare pesce fresco o mezzi tonni ancora sanguinanti!!! la cosa obbrobriosa è che chi va in giro a mangiare mettendosi nella posizione di giudice, dovrebbe prima di tutto fare una presa di coscienza e dire: ma io, la qualità, so riconoscerla? si stronca subito, senza dare possibilità di riscatto. e nessuno si rende conto che la cucina, come tutte le arti, è umorale e i cuochi sono dotati di un'anima. la perfezione è vicina a dio e i cuochi sono più dei diavoli. a volte, al genio, è anche concetto di sbagliare una cottura, magari quel giorno aveva mal di testa o l'unghia incarnita. per questo, chi giudica, dovrebbe essere più umile e prima di stroncare dovrebbe mettere una postilla: a me tizio e caio non piacciono ragion per cui...e andare avanti con la recensione. meditate gente...meditate!

  • Claudio Persichellanorbert5 Maggio 2010

    Faccio solo notare alla gentile Teresa Nulci che il riferimento al carrefour(ammesso e non concesso che sia sbagliato) non è stato fatto dal'estensore della scheda o "recensore" bensì da un rispettabile(come tutte le opinioni)intervento di un nostro lettore.

  • Avatarteresa nulci5 Maggio 2010

    si, infatti non sto mica criticando la sua critica. critico solo il modo. il fassone del carrefour era solo un esempio per tirare in ballo una certa critica superficiale in cui spesso ci si imbatte nei vari blog. anzi, mi piacerebbe aprire un dibattito, vista la spettacolarizzazione della cucina che c'è adesso (una volta si andava a mangiare da sora lella e si usciva fuori con il muso unto di "grascio" e tutti erano contenti. adesso se lo chef mette 4 grani di sale maldon anzichè 5 si urla al raggiro e alla cospirazione!).

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