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Piper-Heidsieck incontra Apreda

di Alberto Cauzzi

La bella cornice del Pantheon Hotel di Roma e del suo ristorante Idylio, capitanato da poco dal talentuoso Francesco Apreda, ha deliziato alcuni ospiti – tra cui noi – con una degustazione che, a onor del vero, ci ha colpito non poco.

Piper-Heidsieck è, difatti, un marchio di cui si parla sempre troppo poco. In particolare, i suoi assemblage a prevalenza pinot noir ci hanno deliziati in maniera sottile, come il millesimo 2008 ricco di note di miele d’acacia, mandorla e un finale fresco e avvolgente, sferzante e destinato a un lungo e radioso futuro.

E che dire, poi, del Rare 2002? Un superbo 17enne già prodigo di note miele, ma più balsamiche rispetto al 2008, quasi fossero di eucalipto, pan d’epices, cedro e legno di cedro con, ancora una volta, una più marcata nota di mandorla a chiudere il già incisivo cerchio gustativo.

Un’imperiosa degustazione, insomma, conclusa con una perla, di cui parleremo a parte.

L’accompagnamento dei piatti, pensato da Apreda, ha parlato eloquentemente della classe e della particolare forma di eleganza che abita il suo stile, ricco di sapori e rimandi orientali.

Un tripudio di profumi e consistenze che han donato levatura e fatto onore a una degustazione dall’abbinamento, e dalla caratura, tutt’altro che facile.

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