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Aria di nuovo al San Domenico

24-04-2022
di Irene Pinardi

Max Mascia inaugura il secondo capitolo del mitico ristorante imolese

Dalla sua inaugurazione il San Domenico di Imola conserva ancora quel fascino che tanto lo contraddistingue e che lo fa amare da una rosa di clienti affezionati e sempre nuovi.

Un luogo, questo, capace di evocare un’atmosfera famigliare, ancorché nobiliare, ma che è anche la culla della Grande Cucina Italiana. Negli ambienti eleganti, le cui pareti e i soffitti sono ricoperti di tela di lino decorato, l’atmosfera tradisce la storia di luogo corso quale ritrovo di grandi scrittori e personalità della Formula Uno e dell’Italia dell’età d’oro. Altrettanto fa la cantina, dal leggendario passato che contiene tesori dell’enologia nazionale e internazionale ed è ancora oggi ricca, colta e policroma, grazie alla bravura di Francesco Cioria. L’aria di convivialità si respira anche in sala, dal servizio giovane ed elegante che Giacomo, figlio di Natale, conduce nel solco della tradizione.

Ma il vero cuore pulsante dell’intero San Domenico sono, da sempre, le cucine guidate dallo chef Max Mascia, da cui prendono forma i piatti che furono di Nino Bergese e Valentino Marcattili e le creazioni di Mascia stesso. Una piccola grande novità riguarda proprio le cucine, custodi e tempio della Grande Ristorazione Italiana che, dal 24 aprile di quest’anno, esattamente 52 anni dopo la loro inaugurazione, si rinnovano completamente.

Le novità

Abbandonato l’arredo e il gusto tradizionale fatto di piastrelle decorate dai colori caldi su cui sono appesi stampi e pentole in rame che si alternano agli strumenti, alle fotografie e ad attrezzi antichi, che parlano di artigianalità, si aprono le porte alla tecnologia 4.0. Il rinnovamento, quindi, coinvolgerà l’arredo, la cucina stessa e anche gli spazi, che vedranno l’introduzione di una nuova chef table da cui vedere la brigata al lavoro. Le cucine del San Domenico, inoltre, diventeranno sostenibili grazie all’introduzione della cottura a induzione e del controllo globale dei flussi energetici e delle eccedenze. Il progetto, voluto da Max Mascia e maturato in oltre 2 anni di lavoro assieme ad architetti e tecnici, coinvolge aziende e maestranze italiane e locali, tra cui De Manincor di Trento, le ceramiche di Imola e molti altri artigiani.

Lo stesso Max Mascia chiosa così: ”Il progetto della nuova cucina è un sogno che si realizza, sintetizza la volontà di migliorarsi ogni giorno, di non accontentarsi, di non dare niente per scontato perché nella vita, non solo nel lavoro, le cose scontate non esistono. Esistono l’impegno e la passione che tutte le ragazze e tutti i ragazzi ogni giorno mettono a disposizione dell’ospite che è e rimane il fulcro del nostro lavoro. Questo progetto è una dichiarazione d’amore per il San Domenico, per la sua storia che ammiro e rispetto e per il futuro che voglio scrivere.”

Oggi il tocco unico di Max Mascia si rivela nella grande attenzione per la materia prima, per gli ingredienti stagionali e per il territorio, in grado di dare nuova luce a ricette storiche e mai dimenticate, come l’Uovo in raviolo con parmigiano reggiano dolce, tartufo e burro nocciola. La storia continua, dunque, rinnovandosi nel segno di quell’ospitalità che lo ha reso e lo rende un punto di riferimento ineguagliato della Cucina Italiana, dal 7 Marzo 1970, quando il locale aprì le sue porte per la prima volta grazie a Gianluigi Morini e ai suoi soci.

A trent’anni dalla sua inaugurazione, le porte del San Domenico si chiudono momentaneamente e riapriranno a luglio con un rinnovato cuore pulsante.

* Foto di Cristian Castelnuovo