Passione Gourmet Al Mèni - Passione Gourmet

Al Mèni

06-07-2023
di Alfonso Isinelli

La decima edizione

Al Mèni, la manifestazione messa in campo da Massimo Bottura sotto un tendone di un circo su Piazza Federico Fellini a Rimini, con intorno il mercato di produttori romagnoli ed emiliani, è giunto alla decima edizione. E proprio ai produttori romagnoli, colpiti dalla recente disastrosa alluvione, è stato rivolto un pensiero particolare anche in termini di solidarietà. Decima edizione dicevamo, formula ormai consolidata: dieci chef dell’Emilia-Romagna combinati a dieci provenienti da tutto il mondo, a preparare due piatti per volta, consumati da un pubblico paziente, goloso e pagante, (solo in questa edizione sono state servite oltre cinquemila porzioni). Negli anni sono passati ai fornelli cuochi che sarebbero diventati protagonisti della cucina internazionale con una sempre forte presenza di donne: mai però come quest’anno, dove le donne erano la maggioranza, tredici su venti. Una presenza non legata ad una retorica e finta idea della cucina al femminile (con il contorno di nonne, zie e mamme) ma alla conquista di un ruolo sempre più importante, di comando, nel mondo della ristorazione.

E nei piatti culture, tradizioni, omaggi che si intrecciano: cucina di strada, piatti tipici, tanto fuoco, ma anche tanto crudo e spezie ed aromi avvolgenti. Ci hanno conquistato gli Gnocchi di foglie di fico e olio al dragoncello di Chiara Pavan (Venissa); la doppietta di due cuoche di Tel Aviv: Naifa Mulla (ristorante Naifa) con il Kibbeh Nayyeh, Tartare di agnello, cipolla, bulgur e spezie e Avivit Priev Avichal (Ouzeria) che ha incantato con il Raviolo di barbabietola ripieno di labnè piccante (un formaggio israeliano a pasta morbida) completato da una grattata di yogurt stone, una ricotta secca acida e da un condimento alle foglie di vite. E ancora il magnifico Risotto Tanija, omaggio al Marocco di Vania Ghedini, head chef di Sesamo il ristorante degli Alajmo a Marrakech: un viaggio di aromi tra cumino, smen, zafferano e limone confit. Ma alla fine se avessimo a disposizione un solo viaggio per andare a provare una cucina e una persona che ci hanno particolarmente colpito, resteremmo in Italia e andremmo nella Tuscia a Montefiascone, a visitare il Languorino di Marta Cerbino. Non solo ci ha convinto la Tartare di pecora con maionese di foglie di fico e ciliegie al Vermouth, ma ci è proprio piaciuto il racconto del suo percorso: da Beck a Camanini, poi tra anni da Aizpitarte allo Châteaubriand, prima di venire in Tuscia, prima a coltivare la terra e poi ad aprire il suo ristorante, tra l’altro vettore di iniziative insieme ad altre cuoche, tra le quali lezioni di cucina per bambini. Quei posti che meritano la deviazione e per i quali siamo grati ad Al Mèni.