Un pezzo di storia, baluardo e riferimento della cucina piacentina
La storia del ristorante La Palta – che nella parlata locale sta per “tabaccheria”, attività originaria della famiglia Marzocchi – è innanzitutto la storia di una famiglia e di una osteria di paese gestita dai genitori dell’attuale Chef.
Ma la dimensione originaria del locale mal si sposava con i sogni e le ambizioni della giovane Isa che, dopo essersi fatta le ossa alla scuola del grande Georges Cogny, prese in mano le redini del locale trasformando un po’ per volta la piccola osteria in un ristorante d’alta classe e di grande successo.
Oggi, La Palta è un’accogliente casa della campagna piacentina con luci calde e tavoli apparecchiati con elegante semplicità. La cucina è quella di sempre, i piatti sono spesso tappe di un viaggio nella cucina tradizionale piacentina, anche se non mancano spunti di interessante e moderata creatività.
Oltre alla carta, solo su prenotazione, è disponibile un percorso tutto dedicato alla pasta, e due menù degustazione dal nome indicativo: Sei nella mia terra con i piatti della tradizione e Sei nelle mie mani in cui la Chef regala maggiori spunti creativi.
Grande l’omaggio al territorio nei Tortelli di pisarei ripieni di anolini
Formato di pasta all'uovo ripieno originario dell'Emilia occidentale, in particolare dei territori dell'antico ducato di Parma (anolén) e Piacenza (anvëin o anvén). Caratterizzati generalmente da una forma circolare e dal bordo seghettato, variano invece per il ripieno, che può prevedere la presenza di stracotto di carne (generalmente di manzo), il suo sugo o nessuno dei due elementi in aggiunta a Grana Padano o... Leggi, signature dish della chef che riassume in sé, fondendoli i tre grandi primi della tradizione piacentina: la pasta è quella dei pisarei, il ripieno è quello degli anolini, la forma ricorda i tortelli. Il brodo, molto intenso e arricchito dal tocco balsamico di piccole foglie di salvia in infusione, è semplicemente spettacolare!
La cucina rustica ed elegante di Isa Marzocchi
Sì, qui si respira ancora il fascino rassicurante del pranzo della domenica in famiglia, il pranzo dei giorni di festa, ed ecco la Faraona ripiena con patate, pancetta e salvia, omaggio alla rusticità di quella che con un termine ormai abusato definiremmo la cucina delle nonne.
Di impostazione più moderna il Toast di trota con crudo, cotto e gelato di zucca, gioco di temperature e consistenze in cui però la presenza della trota è poco percepibile.
Il Risotto al pecorino con cardoncelli e polvere di caffè, ben eseguito, presenta una bella nota sapida data dal pecorino in mantecatura, anche se alla lunga risulta un filo monocorde.
Non ci resterà nella memoria il Semifreddo ai marroni, arancia candita e sorbetto ai cachi, dolce un po’ impegnativo per chiudere un percorso di degustazione e, davvero, troppo dolce.
Carta dei vini importante con una ricca selezione di etichette del territorio. La sala calda ed elegante, tutta circondata da ampie vetrate con vista sulle campagne circostanti è gestita con mano salda da Monica Marzocchi la sorella della Chef, senza dubbio uno dei punti di forza del ristorante.
IL PIATTO MIGLIORE: Tortelli di pisarei ripieni di anolini.
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