Tra Vigolzone e Ambonnay
Nel vino, a volte, non contano le distanze ma le traiettorie che finiscono per incrociarsi. Villò di Vigolzone e Ambonnay appartengono a storie, lingue e tradizioni differenti, eppure nel percorso di Alessandro Perini e Nicolas Secondé queste differenze hanno smesso presto di essere confini, trasformandosi in un terreno comune fatto di lavoro condiviso, vendemmie vissute fianco a fianco e un’amicizia costruita nel tempo.

Maison Perondé non è solo un nuovo marchio nel sovraffollato panorama della Champagne; è un nuovo, ambizioso progetto “italo-francese” che porta la firma di due enologi che hanno deciso di mescolare saperi, vite e, soprattutto, visioni. Il nome stesso, Perondé, nasce dalla fusione dei cognomi Perini e Secondé ed è già dichiarazione d’intenti: un incastro di identità che unisce le radici champenois alla sensibilità enologica italiana.
Chi segue l’evoluzione del Metodo Classico in Italia ha incrociato spesso, magari senza saperlo, il lavoro silenzioso e puntuale di Alessandro Perini. Una carriera costruita attraverso numerose collaborazioni di alto profilo, in qualità di consulente per alcune tra le più affermate realtà spumantistiche italiane. Una esperienza trasversale che gli ha consentito di affinare una sensibilità rara nel plasmare la bollicina e nel leggere il territorio, una competenza che oggi trova la sua naturale consacrazione oltre confine.
Tuttavia, il richiamo della Champagne per un enologo è come il canto delle sirene: irresistibile. Grazie al legame fraterno con Nicolas Secondé — la cui famiglia coltiva queste terre dal 1983 — quel richiamo è diventato un impegno quotidiano. “Faccio il pendolare tra Piacenza e la Champagne”, racconta Alessandro con l’entusiasmo di chi ha realizzato il desiderio di una vita. Non è stato un inserimento “da scrivania”: Alessandro è sceso in campo, ha sporcato gli stivali nei vigneti, ha studiato i dettagli delle pressature francesi e osservato il comportamento del Pinot Noir e dello Chardonnay in un clima estremo, mantenendo uno sguardo personale, attento alla materia e alla sua espressione più autentica.
Siamo nel cuore pulsante della Montagne de Reims, in quel borgo di Ambonnay che è universalmente celebrato per la potenza e la struttura del suo Pinot Noir. Ma qui la storia geologica regala una sfumatura che Maison Perondé ha voluto esaltare: in passato questo territorio era infatti terra d’elezione soprattutto per lo Chardonnay, vitigno che oggi torna ad avere un ruolo centrale e pienamente valorizzato nelle cuvée della Maison.

Qui infatti regna la craie, quel gesso profondo, friabile e ricco di fossili marini, che funge da vera e propria spugna termica. È questa roccia bianca a conferire ai vini quella verticalità e quella salinità che li rendono flessuosi ma anche incredibilmente longevi. Per Alessandro e Nicolas, il lavoro inizia sottoterra, curando l’apparato radicale come l’organo vitale più prezioso della pianta, in un dialogo costante con un suolo capace di restituire nel calice energia e limpidezza.
Maison Perondé, oggi, è ancora una realtà dalle dimensioni volutamente contenute: poche migliaia di bottiglie, una produzione quasi confidenziale che riflette l’approccio artigiano dei suoi fondatori. La volontà è quella di crescere nel tempo, ma senza tradire l’identità originaria del progetto, mantenendo il controllo diretto su ogni fase del lavoro. Vini di qualità estrema, concepiti con rigore e consapevolezza, lasciati maturare secondo i loro ritmi naturali, come richiede una visione che mette il tempo — e non il mercato — al centro di ogni scelta.

Maison Perondé è una “piccola bottega artigiana” che ha scelto di parlare il linguaggio degli affetti. Le cuvée sono dediche d’amore alle figlie dei due fondatori. La prima etichetta a vedere la luce è la Cuvée Anna Giulia, dedicata alla primogenita di Alessandro Perini. Un filo rosso che proseguirà con le prossime uscite: Emilia Maria (secondogenita di Alessandro) ed Eve Angeline (figlia di Nicolas).
La Cuvée Anna Giulia è un Premier Cru Extra Brut
Per "extxra brut" si intende un prodotto enologico che contiene meno di 6 g/l di zucchero. Leggi che ribalta le aspettative di Ambonnay, puntando su un’architettura composta per l’85% da Chardonnay e un saldo del 15% di Pinot Nero. In vinificazione si utilizza esclusivamente il mosto fiore. La fermentazione alcolica avviene in parte in barrique
Con "barrique" si intende una piccola botte di legno adatta all’affinamento di vino dalla capacità compresa tra i 225 e i 228 litri. Leggi di secondo passaggio, una scelta fondamentale per donare al vino un’ossigenazione controllata e una struttura complessa senza mai compromettere l’integrità del frutto con note tostate invasive.
La fermentazione malolattica, infine, è svolta, cercando una rotondità che bilanci la freschezza tagliente conferita dal gesso di Ambonnay. Dopo 30 mesi di affinamento sui lieviti e ulteriori 6 mesi di riposo post-dégorgement, lo champagne è pronto a svelarsi.

Nel calice, Anna Giulia si presenta luminoso e dal perlage di rara finezza. Il naso apre con un profilo fresco e balsamico di erbe aromatiche, timo e mentolato, che sfuma subito in sensazioni minerali di roccia spaccata e resine. Non mancano i fiori bianchi come il biancospino, accompagnati da un ventaglio agrumato che va dal limone al cedro e agli agrumi gialli, con una chiusura sottile di pepe e spezie bianche. È nobile, elegante. Al palato l’attacco è avvolgente, quasi materico, ma immediatamente riequilibrato da una freschezza netta e affilata di matrice gessosa, che richiama con precisione l’identità di questi luoghi. È un sorso cristallino, puro nella materia, perfettamente equilibrato tra la potenza e l’eleganza tipiche del terroir di Ambonnay. 91/100













