Alpes Experience 1988 – Bad Schörgau

VALUTAZIONE

Cucina Moderna

16/20

OSPITALITÀ

18/20

PREGI
Un esempio concreto di “cucina circolare”.
Il pane, frutto di un grande lavoro sul recupero degli ingredienti.
DIFETTI
Qualche assaggio da perfezionare.

Cucina circolare, zero sprechi e idee in fermento

Gregor Wenter, in termini di ospitalità, è stato uno degli albergatori illuminati della Val Sarentino. Dopo aver accantonato, per un breve periodo, l’offerta fine dining dell’affascinante e raccolto Hotel Bad Schörgau, oggi si rimette in gioco con una sfida gastronomica nuova affidandosi al talento di Matthias Kirchler, cuoco che avevamo già incrociato al Lunaris, nella più remota Valle Aurina, e che già lo scorso anno aveva mostrato incoraggianti segnali di una cucina personale in divenire.
L’attuale proposta gourmet del Bad Schörgau, intitolata Alpes Experience 1988, si divide in atti e nasce da una visione condivisa che ruota attorno all’abusato concetto di “cucina circolare”, o zero sprechi, intesi come pratica quotidiana concreta. In tal senso i prodotti della valle entrano in cucina e vengono lavorati fino a completo smaltimento, attraverso fermentazioni, recuperi intelligenti, trasformazioni che danno nuova funzione a ogni parte dell’ingrediente. Lavoro che si riesce perfettamente ad apprezzare, effettivamente, assaggiando uno dei pani serviti durante la cena, ottenuto facendo fermentare il pane vecchio e utilizzandolo a mo’ di lievito, che rappresenta uno dei passaggi più riusciti dell’esperienza, sul piano concettuale e tecnico, grazie a una lavorazione complessa che conferisce al prodotto finale fragranza e una notevole lunghezza olfattivo-gustativa sorprendenti. 

L’Experience 1988

Kirchler lavora con energia e precisione, costruendo un percorso gastronomico fondato su una solida consapevolezza tecnica. La sua cucina dimostra una gestione accurata di grassi e fermentazioni, affrontati con la stessa sicurezza e controllo riservati a acidità e sapidità, sempre calibrate e funzionali al piatto.

La Trota alpina, lavorata a freddo, è un assaggio coraggioso e ben pensato, in cui l’ingrediente principale (dalla consistenza molle) viene leggermente lambito dalla mela cotogna dosata quel tanto che basta da lasciare nel piatto una pulizia aromatica che va a bilanciare l’ingrediente grasso principale. Piatto difficile ma riuscito. Come il Maiale alpino alla griglia, un passaggio perfetto che sintonizza il palato su spiccate note di brace ma evita, grazie anche in questo caso alle proporzioni, di saturare le papille gustative. Altro assaggio molto persistente è il Cuore di manzo, la cui affascinante consistenza volutamente tenace è perfetta nel gioco di masticazioni mettendo in rilievo, morso dopo morso, una interessantissima componente ferrea-amarognola della salsa servita a latere. Molti piatti assaggiati parlano di – e interpretano il – territorio con visione personale, prendendosi giusti, seppur limitati, rischi.
Nei passaggi più stratificati affiora invece una tendenza alla dolcezza che richiede una regolazione più fine, anche in termini di temperature (troppo bassa) come nel caso del Sedano arrostito con popcorn di pelle di pollo e gelato al fegato di pollo. Interessante come idea, ma il cui insieme beneficerebbe di una componente – acida, amara o anche più sapida – capace di solleticare il palato in maniera più incisiva, ristabilendo una dinamica gustativa più verticale).

Il servizio è curato in prima persona dal patron Gregor Wenter che mette a disposizione delle interessanti ed introvabile chicche del territorio per un percorso enoico, ma non solo, affatto banale.

Dunque, a pochi mesi dall’insediamento del nuovo Chef, Alpes ha già assunto i contorni di un progetto strutturato e leggibile, pur lasciando intravedere ampi margini di crescita. Kirchler dispone infatti del contesto ideale per affinare la mano e rendere ancora più nitida la sua visione che già oggi parla – e in modo chiaro – di territorio, recupero e consapevolezza in maniera tutt’altro che scontata.

IL PIATTO MIGLIORE: Maiale alpino grigliato con kimchi, grano saraceno, crosta ai frutti rossi e mole alpina.

La Galleria Fotografica:

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Leonardo Casaleno

Avvocato di professione e appassionato cinefilo, il suo cammino è stato segnato fin dalla giovane età da un sorprendente incontro con una passatina di ceci sulla via di San Vincenzo: un momento che ha acceso in lui un profondo culto per il cibo. Oggi sfugge con entusiasmo alla monotonia quotidiana per andare alla ricerca di tavole tradizionali o innovative che siano, purchè autentiche e capaci di sfamare la sua curiosità gastronomica. Nutre un altro grande amore per i viaggi che si manifesta in modo spontaneo: prenota un ristorante, quindi pianifica l’itinerario.

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VALUTAZIONE

Cucina Moderna

16/20

OSPITALITÀ

18/20

PREGI
Un esempio concreto di “cucina circolare”.
Il pane, frutto di un grande lavoro sul recupero degli ingredienti.
DIFETTI
Qualche assaggio da perfezionare.

INFORMAZIONI

PREZZI

Unico menu a 149 euro.

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