Passione Gourmet The Quarantine's Club - Manhattan - Passione Gourmet

The Quarantine’s Club – Manhattan

di Alessandro Pellegri

Manhattan

Uno dei componenti della sacra triade del bancone del bar, probabilmente il drink più famoso a base Whiskey (se la gioca con l’Old Fashioned), sicuramente uno dei più ordinati nei bar di mezzo mondo: nel Quarantine’s Club odierno parliamo di uno dei cocktail più famosi al mondo, il Manhattan.

A differenza di quello che ci si potrebbe immaginare da un cocktail a base Whiskey, il Manhattan può essere considerato un “all day cocktail“, visto che grazie alla sua composizione è possibile renderlo più o meno morbido, adattandolo a seconda delle esigenze e del momento della giornata.

Volendo dare al Manhattan una connotazione storica (anche se non siamo granché per la quale: le storie sono spesso molteplici e confuse, variando da campana a campana), si potrebbe inquadrarne la nascita nella seconda metà del 1800, in un luogo iconico di quei tempi: il Manhattan Club, all’interno del quale per festeggiare la nomina a governatore dello stato di New York di Samuel J. Tilden, in un banchetto organizzato da Jennie Jerome (o Lady Randolph Churchill, madre di Winston) fu servito per la prima volta quello che poi verrà ordinato come “Il cocktail del Manhattan” a base di Rye Whiskey, Sweet Vermouth e Angostura Bitter.

Una breve precisazione, giusto per chiarire ogni dubbio: generalmente si parla di Whiskey quando il distillato proviene dall’Irlanda e dagli USA, mentre di Whisky quando è proveniente dalla Scozia, dal Canada, dal Giappone, e più in generale dal resto del mondo.

Chiusa questa breve ma doverosa premessa, veniamo al nostro cocktail.

La ricetta IBA prevede 50 ml di Rye Whiskey, 20 ml Vermouth rosso dolce, tre/quattro gocce di Angostura, il tutto raffreddato e miscelato in mixing glass e servito in coppetta cocktail.

Abbiamo dunque inserito nel nostro Mixing Glass (un barattolo di Cetrioli Zuccato, da 1 litro di capacità, vuotato lavato e riconvertito ottimamente all’uso…), piena a 3/4 di ghiaccio, nell’ordine: 4 gocce di Angostura, 50ml di Knoob Creek Rye Whiskey, caratterizzato dal suo pieno e ricco corpo (grazie anche ai suoi 50°…) e 20ml di 721 di DiBaldo, un Vermouth anch’esso ricco e profumatissimo, uno tra non molti in grado di reggere l’accoppiamento al Knob Creek. Dritta da non dimenticare: scolate a dovere l’acqua formata nel mixing glass dal discioglimento del ghiaccio un secondo prima di inserire gli ingredienti, in maniera da non diluirli eccessivamente.

A questo punto mescolare delicatamente (“stirrare” tecnicamente, ovvero mescolato con lo stirrer, il lungo cucchiaio visibile in foto e creato a questo scopo) il tutto per una trentina di secondi abbondanti, poi filtrare il tutto in una coppetta da cocktail pre-raffreddata in freezer. Servire con ciliegina da cocktail, ma noi abbiamo preferito con zest di arancio spremuta delicatamente prima sul bordo del bicchiere e sul drink, e quindi inserita nel bicchiere.

La ciliegina per cocktail non la inseriamo più per idiosincrasia che per altro: essa non ha mai avuto particolare significato storico se non quello di conferire colore ad un drink, che in passato non era certo di bellissimo aspetto, soprattutto per via delle tecniche di produzione dei distillati che nella stragrande maggioranza erano white spirits. Oggi, che la tecnica riesce (anche) a venire in soccorso dell’aspetto esteriore, la ciliegina possiamo serenamente ometterla.

Varianti

Come per tutti i cocktail più famosi, decine sono le varianti degli stessi proposte in ogni angolo del globo. Una delle più note è il Dry Manhattan – sulla scia del Dry Martini – dove si usa un Vermouth Bianco Dry in luogo del Vermouth Rosso.

Una variante tra le più note, la più richiesta un tempo da quelli-che-la-sapevano-lunga, è il Rob Roy, che prevede un Whisky torbato di Islay (più da intenditore, certamente prestigioso) in luogo del Rye Whiskey, tipicamente -in passato- più alla buona, più dozzinale.

Quindi con il boom dei pregiati Whisky torbati, chi cercava di darsi un tono al bancone, di far capire che “a lui non la si fa mica”… lo esternava ordinando un Rob Roy.

Twist

Twistare un Manhattan non è certo cosa da improvvisare: abbiamo quindi chiesto un aiuto a Carlo Simbula, Bartender e Bar Manager del The Spirit, uno dei Cocktail bar più eleganti di Milano, per un twist sul Manhattan che resti riproducibile anche a casa.
Carlo ci ha proposto una sua versione del cocktail, una versione con una bella componente italiana a metà tra un Manhattan ed un Rob Roy, ma un po’ più fresco e morbido delle versioni classiche.

La preparazione è la stessa della versione vista sopra, ma cambiano gli ingredienti: Whisky single malt di Islay, Ardbeg Wee Beastie, il nuovo “entry level” della maison Ardbeg, caratterizzato dal poco invecchiamento e quindi dalla spiccata e netta nota di torba. Questa nota è davvero tanto esuberante presa a sé (ma comunque il whisky presenta una bella freschezza, adattissima al cocktail), e quindi lo abbiamo dosato insieme ad un Whisky giapponese, un Nikka From the Barrel, che con i suoi 51,4° ha alcool, struttura e carattere per non soccombere alla torba dello scozzese.

In sostituzione del Vermouth abbiamo usato Amaro Lucano, che con la sua nota erbacea apporta una bella componente speziata, attenuando il carattere esuberante dei due whisky.
Al posto dell’Angostura infine inseriamo Fernet Branca, per dare una componente fresca e balsamica al nostro Manhattan.

Dosi e costruzione praticamente le stesse del cocktail classico, con i whisky al 50 e 50: inserite in un Mixing Glass colmo a 3/4 di ghiaccio 25 ml di Ardbeg, 25 ml di Nikka, 25ml di Amaro Lucano ed un bar spoon -un cucchiaino abbondante- di Fernet Branca.

Stirrare una trentina di secondi, filtrare in coppetta ghiacciata (questa volta abbiamo preferito una coppa Martini, sempre da freezer) e finire con una scorzetta di limone.

1 Commento.

  • AvatarThe Quarantine's Club - Manhattan - Passione Gourmet - Essenze DiBALDO11 Maggio 2020

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