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Il Cavallo Bianco di razza

di Alberto Cauzzi

Cheval Blanc, un mito in un’ annata apparentemente minore

“La prestigiosa carriera di Cheval Blanc iniziò nel 1832 con l’acquisto del cuore della tenuta da parte di Jean-Jacques Ducasse, presidente della corte di Libourne. Nei vent’anni a seguire, l’acquisto di terreni da Château Figeac consentirà la creazione della tenuta Cheval Blanc, la cui trama di 39 ettari è stata praticamente invariata da allora. Soprattutto, l’unione di Henriette Ducasse, figlia del proprietario, con Jean Laussac-Fourcaud, commerciante di vini di Libourne, segnerà una nuova svolta nel destino di Cheval Blanc e definirà l’identità unica di questa proprietà. Quando Cheval Blanc tornò a Henriette, suo marito intraprese una spettacolare modernizzazione della tenuta, essendo stato il primo a comprendere l’importanza dello stress idrico per produrre vini più buoni.

Ma l’opera più sorprendente del nuovo Maestro coinvolse le viti. Consapevole del potenziale eccezionale di questo terroir e aiutato da una straordinaria intuizione, Jean Laussac-Fourcaud reimpiantò una parte della proprietà  a metà del 1860 optando per una singolare ripartizione del vigneto: per metà Merlot – il re della riva destra – e per metà Cabernet Franc. Una scelta totalmente atipica, la cui attuazione sarà completata nel 1871.
Formalmente conosciuto come “vin de Figeac”, fu commercializzato per la prima volta con il nome Cheval Blanc nel 1852. Questo fu l’inizio di una prestigiosa carriera.”

Un breve estratto sulla storia di Cheval Blanc ci presenta il fascino di uno tra i vini più importanti e famosi della rive droite de Bordeaux in tutta la sua maestosità. Un vino che ha nella sua singolarità appena descritta un carattere e una personalità inconfondibili.

La degustazione, poi, di un millesimo per nulla facile e decisamente datato – un 47enne in splendida forma – completa l’opera di analisi di un mito, un grande mito della viticoltura francese. Le premesse non furono per nulla incoraggianti: la 1972 è stata un’annata definita da temperature fresche e precipitazioni sopra la media, in agosto, che portò alla scelta di vendemmiare tardivamente. I vini furono criticati in gioventù; tuttavia, si dice che questo Cheval Blanc sia invecchiato in modo ammirevole e sia tuttora una sorpresa molto piacevole dopo oltre 40 anni in bottiglia.

É quel tuttavia che abbiamo voluto verificare, dopo tutto questo tempo trascorso in bottiglia. Potrebbe sembrare la solita parabola un po’ guascona, presuntuosa e commerciale tipica di molte aziende, non solo vitivinicole. Ma così non è stato.

Dopo una lunga attesa, il vino si scopre in tutta la sua magnificenza. Scarico al colore, magro e inizialmente chiuso su se stesso, con fortissimi sentori affumicati e vegetali, che non lasciano presagire nulla di buono.

Aspettandolo nel bicchiere, si è poi aperto in tutta la sua complessità. Lucido, vivo, scintillante, ci ha regalato note di fieno e tabacco, con un forte sentore di sottobosco, terra bagnata e foglie macerate. Un sentore sempre più pronunciato di frutti rossi lascia spazio ben presto all’uva spina in evidenza, con un nerbo acido ancora invidiabile. Per nulla alcolico, la sua profondità man mano si apre nel bicchiere e fa intuire una tempra e una persistenza tanto sottili quanto eleganti e profonde.

Una grandissima bevuta, questo 1972! Peccato davvero che sia finito così in fretta!

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