Passione Gourmet Domaine du Comte Liger-Belair, corsi e ricorsi storici - Passione Gourmet

Domaine du Comte Liger-Belair, corsi e ricorsi storici

di Paolo Mazza

Degustazione verticale del Vosne-Romanée dal 2011 al 2016

Liger-Belair è un Domaine apparentemente nuovo nel contesto della Borgogna. Risale solo all’anno 2000 – l’inizio nella produzione diretta dei vini – ma è stato solo un ritorno. Questo, infatti, è un Domaine che vanta oltre 200 anni di storia, con l’acquisto dello Château di Vosne-Romanée nel 1815 da parte del generale napoleonico Comte Louis Liger-Belair.

Nel corso degli anni sono appartenuti a questo Domaine terreni tra cui La Tâche, La Grand Rue e Malconsorts. La storia vinicola di questa dinastia venne bruscamente interrotta verso la fine anni venti, allorquando morirono, a poca distanza di tempo, il Conte Henry e sua moglie, lasciando dieci figli, alcuni dei quali ancora minorenni. A fronte della pretesa di alcuni di essi di vedersi liquidata la propria quota ereditaria, in base alla legge dell’epoca, l’intero patrimonio del Domaine – ben 24 ettari – venne quindi messo all’asta il 31 agosto del 1933, per ripartire il ricavato tra gli aventi diritto. In tali circostanze, i due fratelli Liger-Belair, Just e Michel, riuscirono ad aggiudicarsi i cru di La Romanée, Les Reignots e Les Chaumes. Spetterà poi al figlio di Michel, Henry, portare avanti il Domaine, delegando peraltro tutte le incombenze (essendo un Generale dell’esercito francese) a Métayers e a négociants.

Si arriva così alla storia recente, ovvero al Conte Louis-Michel, il quale, conseguita la laurea in ingegneria, nel 2000 ricomincia l’avventura di questa famiglia a Vosne, con il ripossessamento dei primi 1,5 ettari, seguiti da altri 1,6 nel 2006 – La Romanée e Reignots – fino ad arrivare ai giorni nostri a 10,5 ettari, che danno vita oggi a 15 cuvée.

La nostra degustazione vede una verticale del Vosne-Romanée dell’azienda dal 2011 al 2016, con un intermezzo rappresentato dal Clos du Château 2014. Il village “base” nasce da un terreno che vanta una posizione a dir poco eccellente: siamo infatti letteralmente sopra il mitico 1er cru Malconsorts. Pochi dubbi, quindi, sul livello potenziale di questi vini.

Per dovere di cronaca siamo al Luppolo e l’Uva di Modena dove gli chef Stefano Corghi e Marisa Facci insieme ad una gustosa tartare di cervo con burro di nocciole e a dei passatelli con brodo ristretto di guancia e tartufo Nero realizzati “comme il faut” ci hanno viziato con una spettacolare insalata di coniglio con zucca e fois gras.

Diciamo subito che la verticale proposta ha mostrato una chiara coerenza olfattiva e gustativa. Non c’è un millesimo “migliore”, né uno che delude, sono tutti vini fedeli interpreti di uno stile davvero unico, in grado di ricalcare alla perfezione, in ciascun millesimo, il carattere e l’andamento climatico dell’annata. Si va quindi dalla straordinaria concentrazione del 2016, che promette grande potenziale di invecchiamento, alla disarmante nettezza olfattiva del 2015, figlia di uve arrivate in cantina in uno stato di assoluta perfezione. Si raggiunge poi la bella espressività del 2012 e del 2013 – due annate non semplici da gestire in vigna a Vosne – per finire con la perfetta bevibilità del 2011, prova del fatto che non esistono annate “minori”e che ogni bottiglia è una storia a sé, ma anche che i vini, quando provengono da un grande vigneron, vanno semplicemente bevuti al momento giusto. Sono vini, questi, difficilmente classificabili e definibili a parole. Essi rifuggono infatti le classiche descrizioni olfattive e gustative, essendo pensati per regalare emozioni più profonde. I classici aromi floreali e di piccoli frutti rossi di Vosne, i tannini setosi ed i finali lunghissimi sono presenti, ma non sono che una parte del corredo olfattivo e gustativo dei vini, che esprimono un’espressività aromatica ed una piacevolezza di livello superiore.

In Borgogna oggi il contesto vede tanti Domaine sfornare vini eccellenti. C’è un fervore mai registrato prima, sia nella Côte de Nuits che nella Côte de Beaune. Ci sono però Domaine – che contiamo sulla dita di una mano – che si elevano poichè in grado di dare vita a nettari che toccano corde più recondite. Si tratta di vini “cerebrali”, che accendono delle emozioni che noi stessi non siamo in grado di catalogare e addirittura comprendere, per come ci lasciano spiazzati e increduli. Sono vini che però, di certo, non dimenticheremo: faranno per sempre parte della nostra vita e il loro ricordo rappresenterà l’argomento dei nostri racconti ad altri commensali. Saranno il nostro Sacro Graal che cercheremo in ogni altro vino, con la speranza, spesso vana, di rivivere quelle emozioni.

Ebbene, nel mezzo dello stato di positiva “confusione” sensoriale causatoci da quei fantastici 5 bicchieri di Vosne-Romanée “village”,  ci viene versato per ultimo, invertendo quindi la cronologia temporale, il Clos du Château 2014, grazie ad una felice intuizione di Stefano, che ci ha fatto anche da oste. Già il primo rapido esame olfattivo ci lascia piacevolmente sorpresi: dal bicchiere promanano aromi talmente complessi e variegati che provocano una piccola ovazione. L’espressione di gioia di tutti i partecipanti alla degustazione conferma, più delle parole, la grandezza di un vino che faremo fatica a dimenticare.  Liger-Belair è una stella del firmamento.

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