Passione Gourmet Bellavista Grande Cuvée Alma Non Dosato - Passione Gourmet

Bellavista Grande Cuvée Alma Non Dosato

di Sofia Landoni

La sfrontatezza di un vino nudo

La Scala è l’unico teatro al mondo che veramente mi ha vista, ha sofferto con me, mi ha sentita male oppure bene, e può ricevere ancora l’ultimo meglio di me stessa. Però bisogna che io abbia pace nella mia vita personale, e lì purtroppo non ce l’ho”. Maria Callas diceva queste parole, in un’intervista del 1966. Non aveva paura nemmeno di lasciar trapelare i suoi tormenti, tenacemente attaccata all’esternazione di tutto ciò che assottigliava le sue corde vocali e che esplodeva, con una potenza inaudita, nel suono. All’epoca c’era chi la applaudiva e l’aveva già consacrata come La Divina, ma c’era anche chi la criticava per quell’espressione di sé e della sua inquietudine, scambiata per orgoglio. Una sfrontatezza, forse, che ha osato frantumare il coriaceo velo dell’ipocrisia e della perfezione, mettendo a nudo la fragilità, la passione e l’intensità del dire. Mettendo a nudo la realtà.

Maria Callas è stata una dei protagonisti più sentiti della storia del Teatro alla Scala di Milano, quella sorta di tempio della musica e dell’essere umano che attraverso l’arte ha saputo svolgere una comunicazione degna di tale nome. Bellavista ha bussato alle porte di questo luogo, qualche tempo fa, come chi ode una musica in lontananza e, attratto, si dirige verso di essa. La sublimazione dell’eleganza, dello stile e dell’armonia poteva passare anche da un vino. Non un vino qualunque, certamente. Un vino che facesse del tempo, dei piani e dei forti, della lentezza, del silenzio e della custodia della propria personalità, la sua voce. L’eleganza e la discrezione passano dalla finezza della bolla franciacortina firmata da Bellavista come la potenza di un carattere passa dai cromatismi imprevedibili. Imprevedibili come le variazioni tonali a cui ci ha abituato Maria Callas. Imprevedibili come una vita che si svolge in bottiglia.

Oggi, nell’ottobre 2019, Bellavista rende nuovamente omaggio alla Scala. E lo fa con la migliore assonanza. Bellavista porta nelle sale del Teatro dei Grandi il suo ultimo nato, il Franciacorta Grande Cuvée Alma Non Dosato, assemblaggio di Chardonnay per il 90% e Pinot Nero per il 10%, con la presenza di ben 9 riserve. È un Franciacorta che pare aver assimilato parte della storia di Maria Callas, che scelse di essere nuda in ogni acuto, in ogni sillaba, in ogni serenità e in ogni dolore. Nuda, portando con sé il bagaglio di ciò che lei stessa era, per quanto brutale o commovente potesse essere. La prima Cuvée Non Dosata di Bellavista vuole essere un po’ questo: quel vino che srotola la complessità del suo tempo senza copertura zuccherina alcuna, senza devianza da ciò che, nudamente, è.

È un vino dritto, la Grande Cuvée Alma Non Dosato di Bellavista. Si introduce con la franchezza spiazzante delle sue tensioni gustative, affascinanti proprio per la loro audacia disinvolta eppure del tutto equilibrata. La discrezione che abolisce i convenevoli lo veste di una certa timidezza, null’altro che il segno di un’identità fremente nella parte più intima di sé, la parte più complessa, più misteriosa, forse anche la più volutamente nascosta. La parte che si fa cogliere solo dai più attenti, che non hanno timore dell’empatia, sia essa con un vino o con una musica. Quella parte che non sprecherebbe un minuto del suo tempo nella mortificante scomposizione delle note, poiché sarebbe troppo assorta nel godere della musica, così melodica e a volte così stridente, così pacificante e così tormentata. Perchè la musica è tutto questo, e il vino come lei.

 

Credit photo Cantina Bellavista: Bruno Bruchi

1 Commento.

  • Alberto25 Ottobre 2019

    Un pezzo bello intenso, diretto e coinvolgente... Brava Sofia!

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