Passione Gourmet Valentini, Trebbiano d'Abruzzo 1999 - Passione Gourmet

Valentini, Trebbiano d’Abruzzo 1999

di Orazio Vagnozzi

Un gran vino in grado di sfidare il tempo

Non sono moltissimi i vini bianchi italiani capaci di tenere e migliorare dopo 10 o 20 anni, ma il Trebbiano di Valentini è sicuramente uno di questi. Era il 24 di agosto, quando alla tavola del ristorante Magnolia dell’Hotel Byron a Forte dei Marmi si assaggiava una serie di grandi vini accompagnati dai meravigliosi piatti dello Chef Cristoforo Trapani: una piccola verticale del Trebbiano d’Abruzzo di Valentini – nelle annate 2012, 2008 e 1999 – il Clos Sainte Hune di Trimbach 2005, il Meursault 2002 del Domaine Leroy e il Bâtard-Montrachet 2009 del Domaine Leflaive. In questo parterre de rois il Trebbiano di Valentini 1999 ha stregato il pubblico.

Francesco Paolo Valentini è il titolare dell’omonima azienda che ha sede a Loreto Aprutino, in Abruzzo. Sono 65 ettari vitati, da cui si ricavano – udite udite – solo 50.000 bottiglie l’anno, ripartite fra Trebbiano, Cerasuolo e Montepulciano d’Abruzzo. Un produttore che procede controcorrente nella scelta di porre in commercio i propri vini soltanto quando rispecchino gli altissimi standard qualitativi che lui stesso si è prefissato. È capace di non far comparire alcune etichette per diverse annate, considerando poco etico non denunciare con franchezza la mediocrità – piuttosto che esaltare invece la grandezza – di certe annate in cui le cui uve sono seriamente compromesse da gelo, pioggia, o siccità. È un produttore “laico” Valentini, poiché pur avendo molto di biologico, non si lascia inquadrare nella categoria dei produttori biologici, biodinamici o naturali. A suo avviso il vino “naturale” non esiste in quanto il prodotto naturale della fermentazione delle uve è l’aceto (lo afferma con ironia…ma sarà solo una battuta?)

Francesco Paolo Valentini si definisce un artigiano del vino. Nella sua accezione essere artigiani implica un impegno verso il vigneto che non escluda lo svolgimento di trattamenti con i prodotti tradizionali a base di rame e zolfo, quando necessari. Essere artigiani significa, ad esempio, ricorrere a pratiche come il sovescio – concimazione vegetale che consiste nell’interrare una o più specie erbacee, sia spontanee che coltivate a tal fine – senza demonizzare, nei casi in cui questo dovesse essere assolutamente necessario, il supporto di sostanze chimiche, dal momento che l’obiettivo è quello di riuscire a produrre uve sane. Essere artigiani assume significato anche in cantina, dove avviene una fermentazione spontanea senza l’ausilio di lieviti selezionati e senza il controllo della temperatura. Tali pratiche sono possibili solo in presenza di un’uva perfettamente in salute, consentendo così di ridurre al minimo l’uso dell’anidride solforosa. In fondo, significa fare un vino che piaccia a chi lo fa, indipendentemente dalle tendenze del mercato ed evitando di mettere in bottiglia vini standardizzati con poca personalità.

Insomma, le premesse per fare grandi vini pare ci siano tutte.

E veniamo al Trebbiano 1999, annata non facile per i vini bianchi nella zona di Loreto Aprutino, secondo quanto appreso dallo stesso Francesco Paolo, a causa delle temperature abbastanza basse e delle piogge cadute in periodo di vendemmia. Alla vista il vino si mostra di un colore giallo dorato con riflessi estremamente luminosi. Il naso profuma di fiore di camomilla, che già si elevava dal calice di 2012 e di 2008 ma che qui affiora con un qualcosa in più. Emergono note di buccia di limone e frutta fresca insieme a un accenno salmastro e a uno sfondo in cui si mescolano ricordi di fieno, lievito, miele di acacia e cera d’api. In bocca l’attacco è morbido, per un vino integro e perfettamente bilanciato dall’acidità, che lo rende fresco ed equilibrato. È un vino che si ricorda per la finezza piuttosto che per la grassezza; è sapido, verticale e vibrante, estremamente elegante, definito nella trama aromatica degli agrumi e della mandorla. Un finale molto lungo lascia in bocca una sensazione tostata che richiama nuovamente il fieno e il lievito. Veramente un gran vino.

 

credit foto: http://catalogoviti.politicheagricole.it

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