Passione Gourmet Domaine Roulot Meursault 1er Cru Bouchères 2003 - Passione Gourmet

Domaine Roulot Meursault 1er Cru Bouchères 2003

Vino
Recensito da Alberto Cauzzi

Storia di una rude eleganza

La storia della famiglia Roulot cominciò all’inizio del 1900 con Guy Roulot, il padre dell’attuale proprietario, quel Jean-Marc Roulot che per molto tempo si occupò della sua prima professione – attore peraltro di successo – per poi approdare a fine anni ‘80 al Domaine di famiglia, rivoluzionando la coltivazione e introducendo il regime organico in tempi non sospetti.

Oggi i vini dell’attore, come confidenzialmente viene sottotitolato fra gli appassionati, sono tra le massime espressioni di Meursault. Vini tesi, molto asciutti, vibranti ma dotati di una formidabile lunghezza gustativa e sensoriale, nonché di persistenza ed eleganza davvero uniche.

Tant’è che i vini di questo nobile produttore hanno subito una speculazione nel tempo, che li ha visti accrescere il loro valore in termini esponenziali anno dopo anno, sino a raggiungere le vette odierne che mai ci saremmo immaginati. Prevalentemente bianchista – e quindi fedele interprete di Chardonnay – che qui in Borgogna non viene quasi mai nominato come tale poichè è il terroir – anzi finanche il climat, il piccolo appezzamento – che governa. Pertanto, in un tripudio di Meursault, Puligny-Montrachet, Corton-Charlemagne e così di seguito, Jean-Marc Roulot si è imposto via via come uno dei re di Meursault, con sei appellation Villages e quattro 1er Cru a sua disposizione.

Noi abbiamo avuto la fortuna di degustare un intenso Meursault 1er Cru Bouchères di un’ annata apparentemente difficile, la 2003. Bouchère in francese significa macellaia: questo 1er, infatti, schiaffeggia i sensi con un’ intensità rude e virile che quasi stordisce, ma alle volte questo ceffone sembra originarsi da una mano femminile. Sarà un caso ? Nomen Omen, dicevano i latini.

Annata calda, la 2003, che ha costretto a vendemmie anticipate – nel caso del Bouchères, già spesso in anticipo sui tempi – e ad un passaggio più marcato nel legno che, però, non è affatto da condannare – come avvenne in modo anche pesante alla sua comparsa sul mercato – perché, secondo noi, è nelle annate veramente difficili che il manico emerge con veemenza e vitalità uniche.

Come in questo Meursault, che ci ha sinceramente stupito per la sua nota fresca e vivida, tanto intensa e aromatica da ricordare le conchiglie, più vongole che ostriche, ripassate nel fine burro di Normandia. Note tostate di nocciola, di burro – lattico, appunto – che accompagnavano una nota sapido-fresca davvero formidabile. In fondo, ma non per ultimi, qualche accenno di mela, mandorla e ancora nocciola. La lunghezza è ciò che ci ha sorpreso, così come la fine persistenza in bocca. Un grandissimo Meursault e una grande prova di manico in un’ annata tutt’altro che facile. Quando il gioco si fa duro i duri cominciano a giocare, e Jean-Marc è uomo e vigneron di spessore indiscusso.

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