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Il vino di Franciacorta

di Manuele Pirovano

La strada della qualità

L’amico Orazio Vagnozzi mi ha di nuovo coinvolto per scrivere qualche riga su un prodotto lombardo. Ciò mi rende molto felice, perché mi da la possibilità di parlare di un’altra grande eccellenza della mia regione: il Franciacorta.

La Franciacorta – con l’articolo femminile, intendendo la zona di produzione – si trova nel cuore della Lombardia, affacciata sulle sponde del Lago di Iseo, e comprende 19 comuni della Provincia di Brescia. L’area di cui parliamo è di circa 200 km quadrati.

Il Franciacorta – con l’articolo maschile, intendendo il vino – è una Denominazione d’Origine Controllata e Garantita (DOCG) quando è ottenuto con la rifermentazione in bottiglia e viene effettuata la separazione del deposito tramite sboccatura. Si tratta del cosiddetto “Metodo Classico” di preparazione del vino spumante, che può essere prodotto nelle seguenti tipologie: “FRANCIACORTA”, “FRANCIACORTA ROSÈ” e “FRANCIACORTA SATÈN”. Le uve che si possono utilizzare per produrlo sono Chardonnay, Pinot Nero, Pinot Bianco (massimo al 50%) e, con una recente modifica del disciplinare, anche l’Erbamat – antico vitigno del bresciano in grado di donare acidità alla base spumante – presente in una quota massima del 10%. Nella versione Satèn, si aggiunge meno zucchero per la rifermentazione in bottiglia con la conseguenza di avere meno pressione e l’obiettivo di ottenere uno spumante più delicato e setoso.

Siamo di fronte a una zona famosa principalmente per la spumantizzazione, anche se non è sempre stato così visto che la Franciacorta ha tradizionalmente prodotto anche ottimi vini bianchi e rossi fermi. I primi Metodo Classico della Franciacorta risalgono agli anni sessanta – Guido Berlucchi 1961 – e prima che i produttori raggiungessero un numero importante si è dovuto aspettare 20-30 anni. Come ha fatto, allora, il Franciacorta ad avere successo “così velocemente”? Uno dei motivi che ha permesso il successo del Franciacorta è sicuramente la voglia dei produttori di spingere nella stessa direzione, la direzione della qualità! Il disciplinare che regolamenta la produzione del Franciacorta è uno dei più severi, in cui tutte le regole sono state accuratamente studiate per avere nel prodotto finale la più alta qualità. Esiste, infatti,  un Consorzio nato nel 1990 (www.franciacorta.net, fateci un giro non ve ne pentirete) che è riuscito nell’intento di far conoscere e apprezzare i propri prodotti a tutta l’Italia e non solo.

Quello che, oggi, un sommelier può offrire proponendo un Franciacorta è uno spumante di eccellenza capace di affermarsi per la sua complessità, sia in termini di gusto che in termini di fascino produttivo. Un prodotto che sa tenere testa ai best seller esteri, portando con orgoglio la bandiera del vino italiano sulle nostre tavole.

All’assaggio i Franciacorta risultano sempre piacevolmente profumati, con ricordi di frutta fresca e crosta di pane; in bocca c’è sempre equilibrio tra morbidezza e acidità, e questa caratteristica li rende prodotti molto duttili nell’abbinamento. Si possono utilizzare per l’aperitivo, ma sono anche molto gastronomici. Non dimentichiamoci, poi, che sono sempre l’ideale per un bel brindisi!

Non senza il timore di averne dimenticato, qualcuno indico di seguito tre tra i miei preferiti:

Franciacorta Berlucchi 61′ Rosé Nature 2011

Il colore è un rosa buccia di cipolla con leggeri riflessi salmone. Al naso è fragrante e fruttato,  con la preponderanza di una nota di frutti di bosco in confettura e ribes rosso; una componente agrumata molto intrigante e il contorno di lievito completano il bouquet. In bocca l’ingresso è prepotente. È un Franciacorta di struttura ma anche di eleganza, poiché acidità e sapidità allungano il suo finale fresco e piacevole.

Franciacorta Monterossa Cabochon Doppio zero 2012

La frutta a polpa gialla, come l’albicocca e la nespola, è protagonista di un naso solare in cui non manca la caratterizzante nota di mandorla. Al gusto risulta essere un Franciacorta di grande personalità. La nota leggermente ossidata, caratteristica del Cabochon, è ben bilanciata da un finale citrino che invoglia a berne un altro bicchiere.

Franciacorta Cà del Bosco Satèn Vintage 2013

Al naso richiama immediatamente un prodotto di pasticceria lievitato, simile a un panettone con i canditi; poi emergono le note agrumate e infine una parte floreale di erbe aromatiche, come il rosmarino e il timo. In bocca l’ingresso è morbido, come dovrebbe essere un Satèn. È dotato di un’ottima corrispondenza gusto-olfattiva e di buona progressione, che culmina in un equilibrio giocato sulla freschezza e sulla spiccata mineralità.

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