Passione Gourmet Hermitage La Chapelle, Tenuta Jaboulet-Aîné 1961 - Passione Gourmet

La Chapelle di Jaboulet 1961

di Orazio Vagnozzi

Uno dei migliori vini del secolo scorso

Sarà la miscela di granito, calcare e scisto che dona al vino sapidità e finezza, o il clima “lionese” con estati calde e inverni molto freddi, oppure il mistral,  vento del nord che preserva la vite dalle malattie – anche se qualche volta provoca devastanti gelate primaverili – o ancora la molecola “rotundone” che dona il tipico aroma speziato: certo è che il Syrah, nato dall’incrocio tra il Mondeuse Blanche (vitigno della Savoia) e la Dureza (vitigno estinto del Rodano, Giura e Savoia), ha trovato nella parte settentrionale della Valle del Rodano clima e terreno ideali.

Sono un fan del Syrah, in particolare di Hermitage e Cote Rotie: rossi fruttati, speziati, concentrati, profondi e longevi. Grazie alle piacevoli sorprese che la vita sa riservare, il sogno di bere il Syrah più blasonato del secolo scorso – l’Hermitage “La Chapelle” di Jaboulet del 1961 – si è recentemente trasformato in realtà. È accaduto qualche tempo fa che il caro amico e grande estimatore di buoni vini Alberto mi abbia coinvolto in un momento eccezionale, quello in cui ha deciso di “tirare il collo” alla mitica bottiglia, “ritappata” dallo stesso Domaine il giorno 12 Novembre 2013. Senza indugio, qualche giorno dopo siamo al Pescatore di Canneto sull’Oglio. Insieme a me e Alberto, sua moglie Gemma, Andrea e Max, tutti appassionati gourmet.

L’accoglienza unica riservata da Antonio Santini a tutti gli ospiti  che hanno la fortuna di andare al Pescatore ci dispone al meglio. Alcuni vini, incluso la Chapelle, sono stati portati da noi; tutti gli altri sono stati scelti, così come il menù, insieme al figlio Alberto, maitre e sommelier del ristorante.

Sulla deliziosa terrina di astice con caviale esordiamo con Charles Heidsieck “Blanc de Millenaire” 1995, Champagne che adoro. E’ ancora freschissimo, fine ed elegante (voto 95).

Insieme alla misticanza dell’orto con orata marinata, mousse di melanzane, burrata e maionese allo zenzero, passiamo al Meursault Perrieres 2008 di Coche Dury, perfetto per questo piatto delicato e complesso. I profumi di buccia di limone, nocciola, pietra focaia e pepe bianco annunciano un vino  voluminoso, burroso, teso, preciso e sapido. Il finale è lunghissimo. Un tripudio per il palato (voto 97).

Sul risotto ai piselli e asparagi iniziamo con i rossi. Forse l’accostamento è un po’ azzardato, ma siamo impazienti. Il Griotte Chambertin 2009 del Domaine Fourrier comunque ci sorprende. E’ un vino profumatissimo di lampone e amarena, morbido ed elegante al palato, di grande piacevolezza (voto 94) che accompagna molto bene la cremosità del risotto, la dolcezza dei piselli e il sapore intenso degli asparagi.

E con le coscette di rana gratinate alle erbe fini, piatto saporito e godurioso che ci fa fare il bis, un vino “cult”: La Tache 2009 del Domaine de la Romanèe-Conti. Il naso è intenso di lampone e arancia sanguinella con note speziate; in bocca il vino è esplosivo, voluminoso e bilanciato da una grande freschezza. I tannini sono seta finissima. Eleganza, sapidità e lunghezza del finale caratterizzano un sorso che va ripetuto finché si può (voto 97). L’avevo portato come comprimario. Non avrò esagerato?

Con la sella di capriolo passiamo ai due Hermitage. Cominciamo con la prima annata che Jean Louis Chave ha prodotto della rarissima Cuvée Cathelin: il 1990, un vino che da solo meriterebbe la ribalta. Di colore rosso rubino intenso ha un naso di more mature, carne affumicata e pepe di Sichuan. In bocca il vino è fruttato, concentrato e morbidissimo, controbilanciato da una perfetta acidità, denso e persistente. Potenza pura, racchiusa in un guanto di velluto (voto 99). A proposito, la sella era cucinata alla perfezione.

E finalmente ci siamo. Cosa rende superlativo un vino? La fama o la perfetta integrità dopo quasi 60 anni, la rarità o l’incredibile densità, il prezzo inaccessibile o la tensione sul palato creata dal perfetto equilibrio, l’aspettativa di bere una cosa mitica o la complessità sensoriale? O magari l’interesse che può suscitare in chi non l’ha ancora bevuto piuttosto che il finale lunghissimo, la straordinarietà dell’evento o l’ indimenticabile nota di affumicato e oliva nera, la sensazione di avere avuto una botta di fortuna ad essere stato al posto giusto nel momento giusto oppure la consapevolezza che così buono sarà difficile che ricapiti? Non so dare una risposta. Forse è tutto questo. La Chapelle del 1961 è un vino strepitoso. Si presenta densissimo, dal colore rosso rubino carico. Il naso è complesso con note di oliva nera, tartufo, liquirizia, mirtillo e salsa di soia. In bocca il vino è concentratissimo, fine, teso ed elegante con un’espansione aromatica monumentale. È un vino complesso e stratificato, con una persistenza infinita. Uno dei vini migliori che abbia mai bevuto (Voto 100).

4 Commenti.

  • Francesco Spadaro23 Febbraio 2019

    Complimenti! Un compendio di conoscenze ed esperienze condivise in una narrazione attraente anche per un neofita

  • Pietro Giorgis23 Febbraio 2019

    Orazio sa descrivere l'atmosfera che si crea durante momenti così unici in modo., sebbene da gran conoscitore e con descrizioni precise e puntuali, da farti sentire lì con loro tanto da poterne condividere con la fantasia l'assoluta gioia dei gusti e dei sapori Grazie

  • Orazio Vagnozzi27 Febbraio 2019

    Caro Pietro, grazie per il generoso commento.

  • Orazio Vagnozzi27 Febbraio 2019

    Caro Francesco, grazie.

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