Passione Gourmet Corteaura, quando il Franciacorta diventa scommessa - Passione Gourmet

Corteaura e la cadenza del tempo

di Sofia Landoni

Quando il Metodo Classico di Franciacorta diventa scommessa

Tutto inizia dall’accorgersi che c’è bisogno di qualcosa di diverso. C’è bisogno di un cambiamento, per essere felici, e c’è bisogno di un passo nuovo, per poter mettere in essere il proprio desiderio di felicità.

La storia di Corteaura, giovane azienda franciacortina, è iniziata così: con il soffio potente di un desiderio e con il supporto essenziale di tanto, tantissimo coraggio. Federico Fossati aveva una strada tracciata nell’ambito finanziario e la madre Federica Massagrande era ben affermata nel settore immobiliare. Ma quando il sangue ribolle in un fremito di vita tesa verso la realizzazione di sé, l’imprevedibilità si trova esattamente dietro l’angolo. Chiede solo una gran dose di coraggio, cosa di cui Federica e Federico non sono affatto sprovvisti. L’incontro con Pierangelo Bonomi – precedentemente enologo presso importanti realtà del territorio sia franciacortino che toscano – ha fatto il resto.

La prima fase del progetto fu quella dedicata all’osservazione. Federica e Federico giravano per cantine in tutta Italia, con l’umiltà e l’apertura di imparare tutto ciò che si poteva. Poi ci fu la scelta del brand e dell’etichetta. Nulla venne lasciato al caso e ciò che campeggia oggi sulle bottiglie di Corteaura è un simbolo e un buon auspicio, per sé e per gli altri. Il nome Corteaura vuole essere un omaggio alla Franciacorta – nel nome Corte – ed un riferimento all’Aura di positività che i greci affermavano essere presente in ognuno di noi e che era compito nostro lasciare emergere nella quotidianità. L’etichetta ricalca il profilo di una tartaruga, simbolo di longevità e di lentezza. Una lentezza consapevole e necessaria, come fosse condizione naturalmente intrinseca nell’anima del Metodo Classico di Franciacorta. Ed è proprio in virtù di questo che l’azienda Corteaura ha deciso di fare leva sul tempo. Attendono i loro vini nel lento sviluppo sui lieviti, che, nonostante il disciplinare preveda per alcune tipologie dei tempi di affinamento minimi inferiori, ha una durata di almeno 36/40 mesi. Federica racconta della tenacia che ha richiesto questa scommessa, con la forza di dire no agli incitamenti dei distributori che volevano il vino il prima possibile preoccupandosi del tempo impaziente del mercato e non curandosi, invece, del tempo del vino. La scelta era chiara e si giocava proprio su questo punto. Non c’era un commerciale, non c’erano sicurezze matematiche. C’era la voglia di fare le cose bene, c’era la lungimiranza di investire su qualcosa di reale e c’era, soprattutto, il rispetto profondo per il vino e per tutto il potenziale di esso.

Le etichette di Corteaura hanno fatto la prima comparsa sul mercato soltanto nel 2013, dopo una lunga attesa ragionata. Sono vini che, oggi, sanno raccontare la complessità pur nella loro piacevolezza espressiva. Sono vini equilibrati, fini e completi. Possono essere vini giovani, ma mai acerbi. Spaziano dal Brut al Demi-Sec – rarità in Franciacorta – passando per il Rosè, i Millesimi ed i Pas Dosè, di cui l’ “Insè” Millesimo 2012 è bella e delicata espressione.

E proprio quest’ultimo si afferma nel calice con la complessità del tempo, che ha cesellato il profilo olfattivo di menta, erbe aromatiche e miele di castagno, specchio della piacevolezza di bocca che risulta cremosa e fresca. Sfuma sulla traccia finemente amaricante del suo gusto secco, perpetuando l’impronta affascinante dell’equilibrio.

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