Passione Gourmet IYO, Chef Haruo Ichikawa, Michele Biassoni, Milano - Passione Gourmet

IYO

Ristorante
Via Piero della Francesca 74, Milano, Italia
Recensito da Dorina Palombi

Valutazione

14/20 Cucina prevalentemente classica

Pregi

  • Il sito web. Esaustivo, con una versione mobile, in linea con l'eleganza semplice del locale.
  • Una cucina adatta per approcciarsi in maniera gentile alla cultura gastronomica giapponese.

Difetti

  • La qualità della materia prima troppo altalenante.
Visitato il 07-2016

Entrare da Iyo significa inoltrarsi in una realtà parallela, o un “mondo fluttuante” come suggerisce il nome usato nella sua completezza: UKIYO.

L’atmosfera, i toni sussurrati, i colori invitano al relax mentre Milano fuori scorre. Fusion è la musica, un mix tra chill out e atmosfere orientali. Adeguata nel volume, accompagna il pasto permettendo piacevoli conversazioni.
Fusion sono l’oro e la pietra che si fondono nell’arredamento e nella mise en place giungendo a un risultato caldo, semplice ed elegante.
Fusion è l’offerta gastronomica: nella tecnica di Haruo Ichikawa che coordina il banco sushi e in quella di Michele Biassoni che dona mediterraneità alla cucina.
Il tentativo della carta è quello di creare un punto di incontro tra Oriente e Occidente, rileggendo i grandi classici della cucina giapponese con prodotti provenienti dal nostro mare: via libera a temaki, uramaki o nigiri rivisitati con triglie, ricciola e gamberi di Mazara del Vallo. Optando per il menù degustazione verranno selezionate otto portate a discrezione dello chef.
Il risultato, affidandosi al maestro, pur mantenendosi coerente dalla prima all’ultima portata, non sempre si rivela soddisfacente: dopo una partenza incalzante, l’andatura emozionale si assesta su un ritmo da piccolo trotto, alternando qualche sferzata interessante a percorsi da ridefinire.
Piatti centrati ed energici come l’alice “temaki” o lo Ito Yori cedono il passo, più simile a uno sgambetto, al Sushi Iyo per il quale la mano dello chef sarebbe dovuta essere la bacchetta magica della fata turchina, intenta a rifare il look a un tonno in versione “Cenerentola prima del ballo”.
Uno sviluppo del menù di certo propedeutico per chi si vuole avvicinare a questo genere di cucina, che rischia però alla lunga di giocare su note monocordi, andando a disegnare una sfumatura dai toni pastello attorno a preparazioni tecnicamente ineccepibili che trovano una certa asimmetria in relazione alla qualità dei prodotti utilizzati.
La valida carta dei vini affianca alle etichette più conosciute nomi interessanti sia del panorama italiano che estero. Un bonus da sottolineare è la carta dei tè che propone differenti opzioni. Vale la pena lasciarsi prendere per mano e abbinare alle pietanze una bevanda calda che possa esaltarne il sapore e sostituire il solito calice
La performance, giunti al caffè, perplime per un istante. La strada che lo chef ha deciso di percorrere è indubbiamente nelle sue corde. Le proposte sono valide da un punto di vista tecnico ed estetico.
Il paradossale rischio però, decidendo di non rischiare, è che la perfezione assomigli troppo a un bacio non dato.
All’uscita dal ristorante la mente continua a domandarsi cosa sarebbe successo se il gioco di assonanze volutamente ricercato dallo chef si fosse incontrato e guardato con maggiore complicità con una selezione di materie prime di livello superiore.
Speriamo di scoprirlo presto.

La mise en place.
mis en place, IYO, Chef Haruo Ichikawa, Michele Biassoni, Milano
Alice “temaki”: alice marinata nello yuzu e aceto di riso, ricotta di bufala al wasabi fresco e spinacino novello. Un inizio ben riuscito con il giusto bilanciamento tra parte grassa, croccante e iodata.
alice temaki, IYO, Chef Haruo Ichikawa, Michele Biassoni, Milano
Kakisu: ostrica bretone, gelè d’ostrica all’acqua di kombu, granita di daikon e Oyster leaf. Piatto fresco ed elegante.
kakisu, IYO, Chef Haruo Ichikawa, Michele Biassoni, Milano
Selezione Ichi: Scampo marinato con emulsione al passion fruit e tobiko allo yuzu; millefoglie di gambero scottato, gambero rosso di Mazara del Vallo, maionese allo yuzu, calamaro e pomodoro; carpaccio di tonno scottato e marinato nella salsa di soia e wasabi. Passaggio ordinato.
selezione ichi, IYO, Chef Haruo Ichikawa, Michele Biassoni, Milano
Nel dettaglio:
selezione ichi, Iyo, Chef Haruo Ichikawa, Michele Biassoni, Milano
selezione ichi, IYO, Chef Haruo Ichikawa, Michele Biassoni, Milano
selezione ichi, IYO, Chef Haruo Ichikawa, Michele Biassoni, Milano
Ika: calamaro mediterraneo sfrangiato, uovo di quaglia, caviale kaluga Amur, olio e salsa soba dashi. Un mix da emulsionare che strizza l’occhio alla classica tartara. Un gioco divertente dal sapore vellutato.
ika, IYO, Chef Haruo Ichikawa, Michele Biassoni, Milano
Sushi IYO: un mix di crudi selezionati dal maestro Ichigawa.
sushi IYO, IYO, Chef Haruo Ichikawa, Michele Biassoni, Milano
Soba: spaghetti di grano saraceno saltati, piselli freschi e calamaretti spillo. Uno dei classici comfort zone. I piselli leggermente troppo cotti non aiutano la masticazione che rende così il piatto, dopo qualche boccone, un po’ “faticoso”.
Soba, IYO, Chef Haruo Ichikawa, Michele Biassoni, Milano
Ito Yori: Triglia dell’Adriatico scottata con olio caldo, cipollotto al sesamo, gelatina di limone e zenzero, salsa dal jalapeno. Un piatto divertente, saporito e con carattere. La croccantezza delle squame accompagna la delicatezza della triglia verticalizzando il piatto e creando una fruizione dinamica davvero stimolante.
Ito Yori, IYO, Chef Haruo Ichikawa, Michele Biassoni, Milano
Black angus: Controfiletto di black angus italiano, cilindro di cavolo cinese, cavolo di Bruxelles, salsa di miso rossa, oliva taggiasca e cappero di Pantelleria disidratato.
Black Angus, IYO, Chef Haruo Ichikawa, Michele Biassoni, Milano
Sorbetto predessert.
sorbetto predessert, IYO, Chef Haruo Ichikawa, Michele Biassoni, Milano
Exotic sphere: Semisfera al cioccolato bianco, spuma al frutto della passione, finto crumble al cioccolato bianco, mango fresco e coulis di mango.
Exotic Sphere, IYO, Chef Haruo Ichikawa, Michele Biassoni, Milano
Il tè in abbinamento alle portate.
tè, IYO, Chef Haruo Ichikawa, Michele Biassoni, Milano
Un dettaglio della sala.
sala, IYO, Chef Haruo Ichikawa, Michele Biassoni, Milano

14 Commenti.

  • AvatarPier15 Agosto 2016

    "che rischia però alla lunga di giocare su note monocordi, andando a disegnare una sfumatura dai toni pastello attorno a preparazioni tecnicamente ineccepibili che trovano una certa asimmetria in relazione alla qualità dei prodotti utilizzati." Scusatemi, ma che vuol dire....? Abbiamo delle preparazioni tecnicamente ineccepibili (bene), che trovano una certa asimmetria in relazione alla qualità dei prodotti utilizzati (cioè non sono simmetrici alla qualità?, e qui già fatico...), e, intorno a questi, andiamo a disegnare una sfumatura dai toni pastello (e qui mi arrendo). :-)

  • Avatarmassimo terli16 Agosto 2016

    "La performance, giunti al caffè, perplime per un istante" .....PERPLIME ??????????????????????? MA CHE VOR Dì ??? MA COME SI FA???????

  • PresidentePresidente16 Agosto 2016

    Ciao Pier, è legato tutto alla prima riga, ovvero al fatto che la degustazione sia monocorde. Quindi abbiamo una tecnica di preparazione perfetta, accostata però ad una materia prima non sempre all'altezza, il cui risultato pecca un po' di personalità risultando spesso un po' debole dal punto di vista gustativo-emozionale (toni pastello). Più chiaro ora? :)

  • PresidentePresidente16 Agosto 2016

    Il verbo perplimere significa "essere perplesso" o "rendere perplesso". Cosa c'è che ti turba?

  • AvatarPier16 Agosto 2016

    Si Presidente, chiaro; la mia era una giocosa provocazione .... ... Vedo comunque che non sono l' unico a invocare lumi; d'altra parte, se si espone il Presidente a rispondere, ... :-)

  • Avatargdf17 Agosto 2016

    Ah! si, Rokko Smitherson, fu lui ad inventarlo, il regista dei filmaggi de paura :-)

  • AvatarGigi Eporedia17 Agosto 2016

    Nei giorni scorsi sul blog di Pignataro è apparso un articolo a firma di un certo Marco Lungo nel quale venivano contestati modi e strumenti del fare critica gastronomica oggi. Tra tanti , troppi luoghi comuni il nostro ha però colto nel segno quando ha scritto (cito testualmente) "Leggo infatti critiche che spesso sono quasi una autocelebrazione di chi le scrive, un autoincensarsi, oppure diventano un coacervo di sinonimi o neologismi, o sono espresse in un linguaggio, no, meglio, proprio con frasi incomprensibili ai più, o si distraggono dall’oggetto della critica, perdendosi in rivoli di aspetti secondari." Ecco, caro Cauzzi, è proprio questo che va evitato come la peste, ma che, purtroppo, vedo sempre più spesso - e soprattutto dagli autori ultimi arrivati- praticato da PG. Con il risultato che, se un attento e appassionato lettore come il sottoscritto smette di leggere dopo un capoverso, figuriamoci chi nelle vostre segnalazioni ricerca unicamente e banalmente spunti concreti e comprensibili che lo aiutino a scelte consapevoli. P.S. Giuro, anch'io ignoravo persino l'esistenza del verbo perlimpere!!!

  • Avatargdf17 Agosto 2016

    Non essendo l'imputata Dorina mai incorsa in precedenza in aggettivazioni incaute quali "petaloso", opterei per l'archiviazione del caso Palombi

  • AvatarGigi Eporedia18 Agosto 2016

    Ci credo bene che non sia mai incorsa in precedenza in aggettivazioni (e altro) incaute: è la prima recensione che scrive!!! Comunque, sono perfettamente d'accordo per l'archiviazione, in quanto non è certo tutta colpa sua.

  • Avatargdf19 Agosto 2016

    In realtà no, perché la invitai anch'io ad esprimersi qualche tempo fa. Dove fu letta da un migliaio di utenti al giorno per almeno una settimana, su un tema caldo e in momenti Taglienti. Ora non so se Alberto accetterà il link, comunque per info, se ti fosse sfuggita, qui avrai la Dorina in bianco. http://armadillobar.blogspot.it/2016/07/la-luce-pura-di-taglienti.html

  • Avatarmario20 Agosto 2016

    Ragazzi quante pippe che vi fate! E per cosa poi ? Mamma mia se siete tutti stressati a ferragosto

  • AvatarZum21 Agosto 2016

    Infatti. Un atteggiamento da forum nerd di primi anni duemila. Live and let live.

  • Avatarmario21 Agosto 2016

    E con tanto di ego da nerd, chiuso al riparo nella sua cameretta. A leggerlo, gdf sarà rimasto davvero fermo ai primi anni duemila.

  • PresidentePresidente21 Agosto 2016

    Ragazzi boni, state bbboniii...

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