Passione Gourmet Filippo La Mantia Ristorante, Milano - Passione Gourmet

Filippo La Mantia

Ristorante
Piazza Risorgimento (angolo Via Poerio 2/A), Milano
Chef Filippo La Mantia
Recensito da Davide Bertellini

Valutazione

13/20 Cucina prevalentemente classica

Pregi

  • Il Locale è aperto dalle 7,30 del mattino alla una di notte.

Difetti

  • La difficoltà nella prenotazione.
  • I prezzi, non proprio popolari.
Visitato il 09-2015

Da quando ha trovato la propria formula di definizione, il mondo creativo di Filippo La Mantia non ha più subito battute d’arresto.

Si auto-definisce Oste & Cuoco questo palermitano trapiantato prima a Roma, all’hotel Majestic di via Veneto che, grazie a lui, si è rianimato come ai tempi de La Dolce Vita, poi a Milano dove, nell’Anno Domini di Expo, si è insediato nei locali che prima ospitavano lo sfortunato Gold, della coppia fashion Dolce&Gabbana. Tra queste mura, ha dato vita a un locale omonimo che ha la presunzione di gestire come a casa sua, dove ogni cliente diventa nient’altro che un suo ospite, anzi il suo ospite d’onore, per giunta.

E ci riesce, eccome se ci riesce, tra il calore sprigionato dai tessuti che tutto avvolgono e ovattano, ivi è possibile intrattenersi, proprio come a casa, anche in attività che poco hanno a che fare con il cibo, come leggere il giornale oppure, come noi, lavorare alla recensione che state leggendo.

Del resto, si tratta sempre di una questione di formule e, a vedere la reazione del pubblico, milanese e non, sembra proprio che in Italia ci fosse bisogno di un posto come questo: un iper-luogo pervaso di domestica autenticità, eleganza e personalismo, aperto dalle 7,30 del mattino all’una di notte, dove restare, senza imposizioni, dalla colazione al dopo cena. In sintesi? Si tratta di un luogo che ridefinisce lo spazio di una nuova convivialità, di un’ospitalità contemporanea, insomma, che abbatte le soglie di demarcazione del pasto, dei costumi a esso legati e del tempo a esso dedicato.

A vederlo da fuori, senza conoscerne le implicazioni, potrebbe sembrare invero il salotto di un hotel di design, dove ogni seduta è una storia e un’atmosfera a sé stante: divani, poltrone, chaise-longue, triclinii, il tutto a disposizione dei clienti, in uno stile “ordinato ma non finito”, così come lo definisce lo stesso patron.

Filippo La Mantia, del resto, non è solo uno chef: il suo passato, i suoi trascorsi, parlano di molto altro, e si vede, si intuisce in tutto quello che tocca e che poi plasma a sua immagine e somiglianza. Non è più un mistero, infatti, ch’egli in cucina usi solo quello che gli piace, un outing in piena regola che lo ha portato a rinunciare con leggerezza ad elementi come l’aglio e la cipolla che, al La Mantia uomo, difatti, non sono mai andati a genio.

Stesso discorso, per noi, della critica enogastronomica: egli proprio non la teme perché, semplicemente, non lo riguarda, lui con la sua cucina purista, ovvero liberata da odori, salse e soffritti, ma palermitana fin nel midollo, anche nell’ospitalità che, appunto, non conosce né tempi né confini. E il mondo reale gli ha dato ragione, giacché il suo locale è sempre fully booked da una clientela fedele, che non riesce più a fare a meno del mondo parallelo che egli ha creato, che tanto piace ad altre dimensioni, altrettanto stravaganti, come quelle della moda, o dello spettacolo.
E così può capitare di andare da Filippo La Mantia per bere un cocktail e incontrare Sharon Stone, forse anche lei nel novero degli habitué, irretita come noi dall’ambiente, e da una cucina che offre quello che promette: un tuffo di testa nei sapori e nel gusto della tradizione siciliana urbanizzata dall’assenza di grassi e dal contesto. Con dei costi però decisamente sostenuti, probabilmente allineati a ciò che si aspettano questi personaggi ma non certo noi, per quanto proposto.
Del resto, qui non inseguono le stelle Michelin, ci sono già quelle di Hollywood!

La sala al piano terra.
sala, Filippo La Mantia , Milano
La caffetteria (bonus per il caffè espresso-pop servito al banco a 1€).
Caffetteria, Filippo La Mantia , Milano
La mise en place.
Mise en place, Filippo La Mantia , Milano
Il cestino del pane, discreto e non molto vario.
cestino del pane, Filippo La Mantia , Milano
La frittata con capperi e acciughe. In carta ce ne sono sempre quattro; una valida alternativa agli antipasti tradizionali, magari da condividere.
frittata con capperi e acciughe, Filippo La Mantia , Milano
La linguina con la mollica del pane, i capperi, l’acciuga ed il peperoncino dolce.
linguina con mollica, Filippo La Mantia , Milano
Gli involtini di pesce spada con il cous cous tostato alle mandorle.
involtini di pesce spada, Filippo La Mantia , Milano
La cassata siciliana.
cassata siciliana, Filippo La Mantia , Milano

2 Commenti.

  • Jfk5 Dicembre 2015

    Il fatto che lo chef non utilizzi ingredienti da lui non graditi ,denota una sensibilità culinaria nulla!è inspiegabile come si possa fare cucina italiana,soprattutto siciliana,non utilizzando per niente cipolla e aglio!per concludere,uno chef che piace molto a chi è più attento al contesto che alla cucina!!!un parere assolutamente personale :-)

  • lucrezia2 Dicembre 2015

    LA MANTIA,il mio idolo,purtroppo non posso gustare i suoi piatti,veri capolavori del gusto italiano,mi accontento di leggerlo

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