Passione Gourmet Al Tramezzo, chef Alberto Rossetti, Parma, di Luca Canessa

Al Tramezzo

Ristorante
Via Alberto Del Bono 5/B 43123 Parma
Chef Alberto Rossetti
Recensito da Presidente

Valutazione

13/20

Pregi

  • Ottima la carta dei vini

Difetti

  • L'ambiente inizia a sentire il peso degli anni
Visitato il 06-2013

È sempre difficile trovare dei ristoranti di qualità aperti il lunedì a pranzo e se viaggiate lungo l’autostrada che dall’Emilia porta verso la Liguria trovare un posto che soddisfi i requisiti minimi di un buongustaio può diventare una vera e propria impresa.
Quindi imbattersi in questo storico e glorioso ristorante alla periferia di Parma può essere considerato un vero e proprio colpo di fortuna.
Al Tramezzo nasce nel 1975 da un’idea di Ugo Bertolotti, che dopo una lunga militanza nei grandi alberghi Europei decide di rientrare a casa ed aprire un locale tutto suo, dapprima col nome di Tramezzino in seguito cambiato nell’attuale “Al Tramezzo”.
Il locale offre tre salette arredate in modo classico, e permette nella bella stagione, di poter mangiare nel piccolo dehors esterno, nonostante la zona piuttosto periferica e defilata abbia ben poco appeal.
Il ristorante ha una doppia anima: una strettamente legata al territorio circostante con tutti i classici della Bassa Parmense, a cominciare dai grandi prosciutti e culatelli di lunga stagionatura, al parmigiano proposto anch’esso in diverse stagionature fino ad arrivare alle paste ripiene proposte nelle più svariate foggie e farciture, dai più tradizionali a quelli più moderni e moderatamente creativi.
Ma non di sola tradizione si può vivere ed ecco quindi la seconda linea del locale dedicata al pesce di mare fresco, reperito con perizia nei principali mercati nazionali, preparato con cura, una certa dose di fantasia e rivolta soprattutto alla clientela locale, annoiata da una cucina tanto golosa per il forestiero quanto ingombrante per chi la vive quotidianamente. Il filo conduttore che lega entrambe le linee è l’estrema qualità delle materie prime utilizzate, ricercate in lungo ed in largo per la penisola.
Il nostro pranzo è scivolato via liscio, senza troppe emozioni e nemmeno clamorose cadute.
Una cucina che non graffia, solida e piuttosto ben confezionata, con presentazioni a volte un po’ fuori dal tempo, ma con piatti comunque corretti, porzioni fin troppo abbondanti e conto che facilmente arriva verso l’alto.
Ottima la carta dei vini che offre ben oltre mille etichette a prezzi più che ragionevoli, divisa in Nord, Centro, e Sud e catalogata in ordine alfabetico.
Servizio rapido ed efficiente con il surplus della cordialità e della professionalità del patron.
Un indirizzo sicuro per chi transita in zona.

Timballino di spinaci con uovo colante e fonduta di Saint Marcellin: goloso e ben realizzato


Cappelletti al formaggio caprino, intingolo agli asparagi e croccante di pane: porzione fin troppo abbondante, sfoglia ben tirata, ripieno troppo protagonista a scapito degli asparagi un po’ in ombra.

Ravioli di mandorla in ristretto di galletto ruspante e quaglia abbrustolita: il piatto meno riuscito, la mandorla del ripieno troppo delicata per sostenere le chips di quaglia e il ristretto di pollo: la sensazione grassa a prevalere su tutto.

Garretto di vitello al Riesling, gremolata e tartufo candito: ottimo il garretto, giustamente fondente ben supportato dalla salsa e da una porzione enorme di torta di patate, un vero piatto unico.

Piccola pasticceria.

Millefoglie ai frutti di bosco.

Il caffè.

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