Passione Gourmet Miramonti l'altro, Concesio (BS). Chef Philippe Léveillé. Di Carlo Cappelletti. - Passione Gourmet

Miramonti l’altro, Concesio (BS). Chef Philippe Léveillé. Di Carlo Cappelletti.

Recensito da Presidente

Valutazione

Pregi

Difetti

Visitato il 08-2019

390

Questa valutazione, di archivio, è stata aggiornata da una più recente pubblicazione che trovate qui

Recensione Ristorante

Se un giorno qualcuno si volesse prendere la briga di scrivere un trattato sui motivi che rendono un ristorante un luogo speciale penso dovrebbe in primis risalire la Val Trompia e iniziare la ricerca da Concesio, da questa villetta che potrebbe essere tranquillamente scambiata per un’abitazione. Ed è forse proprio questa la forza della premiata ditta Piscini-Léveillé, perché non sono solo la passione per l’accoglienza, l’amore per il proprio lavoro ed il talento in cucina a rendere memorabile, sempre e comunque, un pranzo o una cena qui, quanto l’immediata sensazione di essere a casa propria.

Sarà per questo che, al di là della valutazione, peraltro arrotondata per difetto, puramente limitata alla cucina, il Miramonti è senz’altro fra i miei locali del cuore, e dev’essere per lo stesso motivo che in un mezzogiorno domenicale di quasi primavera ci siamo ritrovati nel bel mezzo di un agile tutto esaurito, a dispetto di una Concesio più imbiancata di un tavolino in un privé milanese. Qui tutto mette a proprio agio, dal sorriso e dalla simpatia di Daniela Piscini alla discrezione della sommelieressa amandocula (e alla sua bravura, osservatela e assisterete ad un servizio del vino fra i più impeccabili della Penisola), un folletto che riesce a muoversi come un’ombra quando i clienti sono impegnati in una conversazione (quante volte i sommelier tendono al protagonismo quanto l’arbitro Collina dei tempi d’oro..), passando per la cucina di Sua Golosità Philippe Léveillé. L’omone bretone propone piatti che emozionano il novizio quanto il gourmet di lungo corso, grazie a preparazioni e tecniche che non richiedono sottotitoli, ma che spesso sotto il velo di un’apparente naiveté nascondono sfumature che non è affatto automatico cogliere. Prendiamo con esempio il piatto che sicuramente (insieme al crescendo d’agnello che, se non ricordo male, non è più in carta) è il vero signature-dish dello cheffone, ossia il risotto ai funghi e formaggi dolci di montagna.
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Il piatto non è di per sé sconvolgente, è apparentemente un risotto “casalingo” portato alla perfezione dell’esecuzione. La minuziosa cura delle consistenze però, e la sensazione tutt’altro che dolce che rimane al palato una volta terminatolo, insieme alla persistenza erbacea dei formaggi, sono i dettagli che risultano decisivi, che trasformano insomma un ottimo piatto, immediatamente amato da tutti, nella leggenda che è e che, ripeto, non è facile da cogliere al primo assaggio, tant’è che nelle mie prime visite in questi lidi ritenevo fosse in fondo sopravvalutato. Nulla di più lontano dal vero.
Un altro colpo da ko è dato dalla baguette di lumache alle erbe aromatiche con olive taggiasche, pomodoro dolce e mozzarella di bufala, che certo si avvale dell’immediata e facile piacevolezza del “gusto pizza”, ma che ci consegna due preparazioni finemente modulate su un crescendo di intensità della lumaca, in cui quest’ultima è, savasandir, trattata in modo spettacolare, come spaziale è la baguette in sé, dalla nota oleosa importante e gradevolissima.
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All’interno del nostro percorso “sapori di stagione” troviamo anche un paio di passaggi meno convincenti. E’ il caso soprattutto della crema e confit d’anatra con pop corn di ciccioli (di grasso d’anatra)
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in cui il selvatico risulta molto coperto mentre eccessivo risulta lo spazio lasciato all’acidità dell’aceto. Tuttavia in altre occasioni il bilanciamento ci era sembrato più centrato, e penso si sia trattato senz’altro di un problema di esecuzione e non certo di concezione. Va molto meglio con il secondo servizio della medesima portata di foie gras, gentilmente accordataci nonostante non fosse prevista nel nostro percorso,
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con un cioccolatino semplicemente incredibile per finezza, persistenza e intelligenza (il cioccolato sembra nascondere il fegato lasciandogli invece spazio ma aumentandone sconsideratamente la lunghezza in seconda battuta) accostato ad una coppetta Martini con fegato d’oca affumicato e gelatina di Picolit (in cui, a cercare il pelo nell’uovo, avremmo gradito un divario più ampio di consistenze) ed alla caramella, la cui spugnosità limita leggermente la persistenza tanto ben sfruttata nel cioccolatino.
“Solo” buona la bomboniera di coda di rospo e tartufo nero con crema di patate, erbe e spezie, in cui una cannella decisamente sopra le righe (che anche in questo caso non avevo riscontrato in occasione di precedenti assaggi) finisce per coprire tutti i bocconi in cui non intervenga il tartufo a dire la propria.
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Come in ogni ristorante cazzuto sono una garanzia i secondi, come lo stracotto di cappello del prete proposto nel nostro menù,
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appena penalizzato da un abbondante dosaggio degli scalogni con conseguente rischio di stucchevolezza (peraltro scongiurato dalla porzione-degustazione), e ottimo l’antipasto-primo-secondo di maialino pescato dalla carta.
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Superfluo dire ancora una sola parola sulle due Enterprise di formaggi

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o sul leggendario gelato alla crema che, udite udite, da qualche tempo potete trovare anche qui

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e su una piccola? pasticceria affidabile come una berlina teutonica arricchita in quest’occasione di un’appendice di omnitaliche dolcezze carnascialesche (con sfondo di predessert)
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inevitabilmente da Champions League senza preliminari (assenza che in questo campo non implica diminuzione di goduria).
Dalla cantina, non banale per l’Italia quanto a mio parere eccessivamente “borghese” sulla Francia, con la conseguenza che risulti quasi impossibile bere con la erre moscia sotto la psicosoglia della tripla cifra, abbiamo estratto il Sublimis, ma anche no, non dosato 2003 di Uberti, l’affidabile Olivar 2008 di Cesconi, Radici Riserva 2001 di Mastroberardino, a mio modesto parere un filo meno articolato e fine del fantastico ’99, ed il sempre ottimo, o quanto meno da me preferito perchè meno didascalico nell’anomalia di un’annata strana, San Domenico 2003 di Triacca.
Un altro paio di passaggi. Entrata con crema di mozzarella, pappa al pomodoro, polvere di basilico e gambero, meno piaciona di quanto si potrebbe pensare,
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e un altro graditissimo omaggio, cotechino e polenta al formaggio.
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Il pregio: la sorpresa di una digestione dolcissima.

Il difetto: l’immutabilità, almeno per chi la considera un difetto.

Miramonti l’altro
Via Crosette 34
25062 Costoro di Concesio (BS)
Tel. +39.0302751063
chiuso il lunedì
Menù degustazione 75-90-110 euro
Alla carta 100-115 euro.

www.miramontilaltro.it

Visitato nel mese di febbraio 2011

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Carlo Cappelletti

21 Commenti.

  • fat pippo12 Dicembre 2011

    ci sono stato a meta novembre.. domenica a pranzo. Il servizio lascia un attimo a desiderare tra stranieri e principianti c'e veramente da perdere la pazienza. La cucina di altissimo livello rendera tutti piu comprensivi. Mise en bouche di vitello tonne' per incuriosici il "polpo con patate" veramente azzeccato.. per convincerci Il risotto, piatto di bandiera, eccezzionale le lumache ottime ma poche probabilmente la miglior selezione di formaggi in italia dolci a non finire.. diventa difficile partire.. Niente sorprese al momento di pagare il conto poiche 150-200 euro si spendono in champions in questo caso siamo nella parte alta della forchetta ma la qualita' c'e davvero percio nn spiace. Unica pecca il servizio in qqche occasione.. ma la squadra ha saputo recuperare la situazione..

  • Carlo20 Giugno 2011

    i prezzi dei piatti alla carta sono sul sito. per il resto l'unica volta che ho preso i formaggi ordinando alla carta NON mi son stati offerti (in carta al risto è indicato il prezzo, non lo è sul sito). Il prezzo alla carta è conteggiato SENZA formaggi, ovviamente (o conteggi il formaggio o il dessert), per cui se non prendi il crescendo d'agnello (dopodichè sfido a farsi altri 3 piatti alla carta) alla carta non superi le cifre che ho dato, essendo la media di cirta 32-35 euro a piatto.

  • vinic20 Giugno 2011

    Buongiorno, con grande sorpresa ieri mi trovo in conto 40euro di formaggi (fantastici peraltro, soprattutto un erborinato da urlo) che solitamente mi erano stati offerti (infatti in carta non v'è alcuna indicazione relativa al prezzo delle Enterprise), e credo lo siano sempre stati a tutti i clienti. Una quinta visita al miramonti costellata di grandi piatti,come la bomboniera di coda di rospo o una quaglia leccata al miele di livello assoluto,ma un conto fuori luogo. Ragazzi occhio perchè alla carta non sono 100-115€, ma 135-145€ se non si scelgono le pietanze più care. Mi sa che il bretone ha deciso di allinearsi agli altri bistellati italiani, quantomeno sui costi. Ottimo ristorante e cucina rotonda e gustosa, ma il suo "bello" era quel rapporto qualità prezzo che lo rendeva anche avvicinabile se vogliamo...Con questi prezzi si guardano partite diverse per quanto mi riguarda, dove le squadre in campo sono altre.

  • Gigi Eporedia4 Aprile 2011

    Poffarbacco che neologismo:)) Grazie del chiarimento, non ci sarei mai arrivato.

  • Carlo3 Aprile 2011

    a breve il CRIS, dizionario azazellese italiano, italiano azazellese

  • Cris3 Aprile 2011

    Occhi a mandorla direi ;-)

  • Gigi Eporedia3 Aprile 2011

    Cosa significa somellieressa amandocula? Per il resto, tutto chiaro e condivisibile!

  • q.b.2 Aprile 2011

    Chanandler...solo i grandi possono servire la pasta scotta per esperimento...gli altri si beccherebbero una cariola di critiche e gli regalerebbero un timer... rimango dell'idea che in cucina tutto è assolutamente soggettivo...un salutone

  • q.b.2 Aprile 2011

    ...grazie Carlo.... sempre gentile...sempre eleganti e volutamente celati i tuoi riferimenti....che persona a modo, un vero galantuomo d'altri tempi... ;-)

  • chanandler2 Aprile 2011

    si hai assolutamente ragione...sono stato troppo vago. Mi riferisco alla difficoltà, forse te l'avevo accennato, di trovare risotti al giusto punto di cottura. In locali anche molto blasonati, anche molto famosi per quel risotto, cotture sbagliate. A questo punto mi sono chiesto se non sbagliassi completamente..che poi alla fine non può essere soggettivo il punto di cottura di un risotto o di una pasta...esiste un punto di cottura che permette di sentirne tutta l'eleganza secondo me. Poi da Scabin mangio una pasta volutamente stra-scotta..e dico..cavolo!...ma sotto forma di esperimento al salone del gusto. Resto convinto che il chicco del mio risotto debba crocchiare leggermente rompendosi...debba essere ben separato e non debba "sfarinare" verso l'esterno...un po' di "train of thoughts" prima di dormire :)

  • Carlo1 Aprile 2011

    na...il riso ci vuole, se poi elimini quella stoppacciosa crema di riso....

  • q.b.1 Aprile 2011

    ...il riso... che tema spinoso.... personalmente penso proprio che abolirò per un po dalla carta...ultimamente mi provoca più mugugni che soddisfazioni, e poi è troppo inflazionato...

  • Carlo1 Aprile 2011

    si fa presto a dire al dente. Lo fa al dente Massimo Sola (ci manchi...), lo fa al dente Cracco e lo fa al dente Cannavacciuolo, ma non son 3 consistenze uguali, logicamente anche per questioni di materia prima. La cosa che mi da più fastidio, però. è l'appiattimento di troppi su un famoso riso che secondo me pur restando ben al dente fuori si sfarina fastidiosamente in bocca.

  • Puccio1 Aprile 2011

    "Come in ogni ristorante cazzuto..." LOL!!! ;-) Comunque hai proprio ragione Carlo, devo provarlo!

  • chanandler1 Aprile 2011

    io resto ancora intransigente...la cottura perfetta per me é al dente...stasera da eataly cedroni ha preparato davanti ai miei occhi un risotto per 110 persone..cottura piuttosto al dente..oltre ogni aspettativa dato il contesto.

  • Carlo1 Aprile 2011

    beh credo sia in generale buona politica non applicare due pesi e due misure, salvo casi davvero eccezionali. Ad ogni modo la sostanza quella è, come evidenziato da Emanuele, non penso ci sia numeretto che possa rendere la profonda goduria che questa cucina sa regalare...

  • fabrizio31 Marzo 2011

    si dai adesso litigate per 16,4 o 16,6- :)

  • emanuele barbaresi31 Marzo 2011

    Ciao Carlo, anch'io ci sono stato di recente e condivido per intero quanto hai scritto. La baguette di lumache non l'avevo mai mangiata (ma forse è un piatto nuovo?) e l'ho trovata un po' piaciona nella concezione, forse, ma irresistibilmente goduriosa all'assaggio. Davvero spettacolare. Nel mio caso, inoltre, la crema e confit d'anatra con pop corn di ciccioli è risultata impeccabile, per non parlare dello strepitoso secondo servizio... Su risotto, cotechino e gelato, ovviamente, c'è poco da aggiungere. Personalmente trovo invece meno riuscito l'antipasto-primo-secondo di maialino, in qualche passaggio un po' greve (ma l'ho provato in un'altra occasione). In ogni caso si è trattato senz'altro del mio miglior pranzo al Miramonti, ho trovato Leveillé molto in forma. Arriverei a dire... 17 per eccesso

  • q.b.31 Marzo 2011

    ...ma perchè avete sempre il vizio di arrotondare per difetto...eccheca..!! Malfidenti ;-)

  • Carlo31 Marzo 2011

    al dente senza estremismi. Adattissima a QUESTO risotto. A mio parere non c'è una cottura che sia ideale per tutte le ricette.

  • Chanandler31 Marzo 2011

    Dimmi qualcosa della cottura di quel risotto...ok, perfetta o piucheperfetta?

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