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Vent’anni di Maledetto Toscano

di Andrea Grignaffini

“All’ombra del 42esimo parallelo, ci siamo fumati mezzo 430mm di sigari .” 

Comincia così la nostra chiacchierata con Stefano Fanticelli, professore di flauto traverso già allievo di Severino Gazzelloni, folgorato sulla via dell’età adulta dall’esercizio del fumo lento e, soprattutto, del fumo patriottico. Aveva 25 anni quando restò irretito, per la prima volta, dalle spire di Andrea Molinari, eclettico manager del settore aeronautico e fondatore del leggendario Cigair, meta fissa di fumatori di sigari cubani maniacali – e insospettati – com’erano allora Luciano Pavarotti, Mike Bongiorno e Niki Lauda. 

Il Fanticelli però, era originario di Foiano della Chiana e, precisamente, là dove tutt’oggi risiede il più grande centro di smistamento di tabacco kentucky. Così, “anche perché devo ammettere di non esser mai stato filocastrista, assieme a mio fratello Roberto creammo il nostro club del sigaro, dedicato però al Toscano. Ci vollero quasi due anni di gestazione, come per gli elefanti quando l’5 settembre, nel 1999 nasceva il Club del Sigaro Toscano.

I prodromi erano alti sin da subito: a cominciare dal nome proprio, che viene proprio da quel libro che i Fanticelli brothers s’erano battuti per far ristampare, fuori catalogo com’era, Maledetti Toscani di Curzio Malaparte, dal 1956. Quanto alla filosofia, si tratta di un mix edotto di edonismo e conoscenza, estasi e tecnica: “Ero Sommelier – ci spiega lui – ero avvezzo a questo genere di incroci, al punto che non mi fu difficile dare spunti per redigere il primo mai pubblicato in materia. Con Francesco Testa e Aroldo Marconi (cofondatore del club n.d.a) lo chiamammo Il Toscano, guida al sigaro italiano”. Quanto ai momenti ludici, Stefano ritiene di diffondere, del Toscano, l’etica e l’estetica, che cristallizza nella figura del menestrello: “Perché il sigaro impone un racconto emozionale e difatti non è infrequente che mi porti dietro il flauto e ne canti le lodi suonando magari un intermezzo della Cavalleria Rusticana di Pietro Mascagni, emblema insuperato di toscanità“.

Così, l’ 8 settembre del 2019 Maledetto Toscano è tornato nel “luogo del delitto”, la Terrazza del Chiostro di Pienza e, insieme agli amici inanellati nel corso di vent’anni, ha festeggiato se stesso tra spire di fumo e splendide liaison, come quella con Avignonesi: “Il sigaro Toscano è storicamente legato all’Occhio di Pernice, al punto che abbiamo dedicato un titolo alla lunga sintonia che abbiamo proprio con Ettore e Alberto Falvo, cui abbiamo consegnato la nostra laurea  Toscanis causa. 

Il sigaro, con la lentezza che impone, significa infatti una certa cura nelle relazioni sia umane che di palato: “Col Chinotto Lurisia, oltre a un centratissimo abbinamento analcolico, abbiamo creato il Cuba Libre all’Italiana con chinotto e grappa barriccata; il suo sodalizio, poi, è mistico coi distillati di Velier, arrivati al Chiostro nella persona di Marco Callegari, prodigo di toniche e con un ghiaccio particolare, studiato all’uopo. Sempre a proposito di alta gradazione, non poteva mancare lo stimatissimo amico Vittorio “Gianni” Capovilla, arrivato direttamente da Bassano del Grappa coi sui incredibili distillati.

Volendo fare un sunto della giornata? “Abbiamo incominciato alle 12.00 con Stephane Montjourides di Laurent-Perrier degustando lo champagne Ultra brut ed il sigaro Bicentenario. A seguire col Pancettone di Simone Fracassi, che nel 2018 Massimo Corrà affumicò col tabacco kentucky , oltre ai sottoli di Agnoni. Intermezzo prezioso coi tartufi di Savini e, assieme a questi, con le bollicine italiche di Marcello Lunelli, arrivato direttamente dal Trentino: il suo primo sigaro lo fumammo insieme il 30 gennaio del 2004. È poi stata aperta una forma da 6 kg di Pecorino: la chiamiamo “la jeroboam” e sono quelle di Andrea Magi, che abbiamo assaggiato con l’Amarone de La Collina dei Ciliegi di Massimo Gianolli, grande fumatore presentatomi anni orsono proprio da te, Andrea. 

Voglio poi citare la Coltelleria Saladini, che ci ha creato gli accessori tutti da fumo e l’anice Varnelli, col misticismo tutto femminile del suo segreto custodito, al 33%, da ciascuna delle tre sorelle. Rarità assoluta il Vinsanto affumicato dell’Alta Valle del Tevere, Presidio Slow Food, di Claudio Ceccarelli, caffè Lo Scuro sapientemente tostato e miscelato e un’assoluta rarità: i bocchini di legno fatti a mano da Giulio Mancini. Gelato stellare del campione del mondo Sergio Dondoli e lo stecco al Cioccolato e kentucky di Palmiro Bruschi, già campione italiano.”

A proposito di donne importanti, tempo fa ho conosciuto Ylenia Totino – continua Stefano – è stata lei ad affiancarmi durante questo anniversario.

Com’è finita? Ammesso che lo sia mai, Stefano ammette che la acme è stata lambita “con la fumata finale del Moro 2009”,dove note di legno antico e cuoio ci hanno riportato indietro nel tempo. Tutti i sigari sono  custoditi nel caveau di Stefano Amerighi (il suo raro Sirah è stato degustato nel banco di assaggio )  assieme ad altri 7000 sigari Toscani: 23 cm di sigaro, abbinato all’indimenticabile  Vin Santo Avignonesi 1998.

Foto by Luca Managlia

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