La vibrante mineralità di Morey-Saint-Denis
Se il Musigny incarna l’eleganza, il Clos de la Roche rappresenta la forza nobile e la decisa parte minerale, rocciosa tra i Grand Cru della Côte de Nuits. Ci troviamo a Morey-Saint-Denis, nel punto più a nord dei suoi quattro Grand Cru, quasi al confine con l’imponenza dei Chambertin di Gevrey-Chambertin.
Il suo nome, letteralmente il “Clos della Roccia“, è una promessa e una dichiarazione d’intenti geologica che ne definisce l’anima. Sebbene la parola Clos indichi tradizionalmente un vigneto recintato da mura, per il Clos de la Roche la vera protagonista è la roccia sottostante, che lo ha battezzato, 16.84 ettari, suddivisi tra 16 produttori. Di fatto si tratta del prolungamento del Latricières-Chambertin, geologicamente quasi identico, su un sottile strato di suoli argillo-calcarei poggiati su rocce calcaree scure. Il franco di coltivazione è di una trentina di centimetri.
Il terroir
Originariamente, nel 1860, quando fu istituito la prima classificazione da parte del Comitato per la viticoltura di Beaune, Clos de la Roche misurava appena 4 ettari. Poi nel 1936, anno in cui vennero istituite le AOC in Francia, l’allora Comité National des Appellations d’Origine decise di incorporare anche alcune parcelle confinanti, per raggiungere l’attuale superficie.
La chiave di volta del suo terroir è il suolo: uno strato superiore marrone, gessoso e in alcuni punti incredibilmente sottile, anche solo trenta centimetri. Sotto questo velo si nasconde la vera identità del sito: massicci blocchi di calcare ciottoloso e argilla, risalenti ai periodi Bajociano e Bathoniano. Questa forte presenza di roccia, insieme a un buon drenaggio, costringe le viti a radicarsi profondamente, estraendo una concentrazione e una mineralità eccezionali. Il risultato sono uve di Pinot Noir vigorose e sane che portano nel calice un’espressione unica del luogo.

Il Clos de la Roche di Domaine Ponsot
Il naso è imponente e penetrante, si percepisce la ricchezza dei frutti neri, mirtillo, ciliegia nera, prugna, mora assieme a profumi complessi di bacche rosse, cenni di violetta, erbe officinali e sottobosco, note speziate di pepe nero, ginepro, vaniglia che virano verso tostatura, violetta, mentuccia.
La caratura del naso fa presagire quello che poi rivela al palato, verticalità e tensione, una manna per chi odora i Pinot Neri decisi, vibranti, chiaro richiamo alla roccia sottostante, affiorante in alcune parti della vigna, come a volere portare nel calice un sentore ferroso e minerale.
Il Clos de la Roche di Ponsot sul palato si rivela ampio e profondo, la tessitura tannica è piuttosto decisa, abbraccia la materia densa, nonostante la giovane età mantiene un buon equilibrio e un grande slancio finale grazie a una notevole freschezza e una mineralità vibrante.
Sarà un vino di grande longevità, capace di evolvere per oltre vent’anni in cantina, aprendo la porta a sentori terziari di cuoio e tartufo. È la manifestazione più nobile e robusta del Pinot Noir a Morey-Saint-Denis, un autentico fuoriclasse della Borgogna.
Domaine Ponsot è un nome indissolubilmente legato alla storia e al prestigio del Clos de la Roche, in particolare. Sebbene la famiglia Ponsot abbia una storia secolare nella Côte de Nuits, la figura più iconica della generazione recente è stata Laurent Ponsot, noto per la sua filosofia intransigente sulla qualità, l’autenticità e l’espressione pura del terroir. nella proprietà di vigne centenarie, quasi sacre. Ponsot detiene una delle quote più significative e, soprattutto, alcune delle parcelle storiche più antiche del climat, quelle che meglio rappresentano la sua potenza minerale. La filosofia del Domaine, guidato per decenni da Laurent Ponsot, era focalizzata sulla massima espressione del frutto e del suolo, intervenendo il meno possibile.














