L’errore del pregiudizio
Nel periodo storico in cui viviamo, con un’abbondanza quasi aggressiva di informazioni e un’inflazione che rende ogni uscita più “pesante” del previsto, il buongustaio contemporaneo ha affinato una serie di anticorpi per ridurre il rischio di esperienze gastronomiche deludenti. Uno dei più diffusi è diffidare dei cosiddetti fenomeni mediatici: quelli che arrivano prima sullo schermo che nel piatto, quelli che sembrano costruiti per il racconto più che per la sostanza.
Nusr-Et a Milano è esattamente dentro questa categoria, con tutto il suo carico di rito, teatralità e immaginario volutamente sopra le righe, fino alle preparazioni “all’oro”, scenografiche e dichiaratamente goliardiche, oltre che tremendamente costose. Ma sarebbe un errore fermarsi lì, perché accanto alla corsia dello show — che si paga – e che è pensata per un preciso target di clientela, ed è giusto così per il pubblico che la desidera — ce n’è un’altra più concreta: ottima materia prima, cotture ben eseguite, servizio oliato e un rapporto qualità/prezzo che può sorprendere se si sa scegliere.
La qualità come fulcro
La chiave è proprio l’approccio. A pranzo, per esempio, c’è la possibilità di optare per una formula che offre una panoramica onesta e tangibile di quello che il posto sa fare davvero: un “mito” che, sotto la patina, è anche una realtà solida. L’Air-dried wagyu, servito come carpaccio, è un ottimo inizio che mette subito in evidenza la competenza sulla materia prima: taglio, tessitura, sapidità misurata, e quella sensazione netta di essere davanti a un ingrediente trattato con consapevolezza, non con manierismo.
Poi arriva la New York Steak e il discorso si fa ancora più schietto: carne al centro e cottura centrata; il resto lo fa un sapore pieno e diretto, che rende la portata più che godibile. Anche i dolci seguono la stessa logica, golosa e senza sovrastrutture: una Baklava ricca e generosa e una San Sebastian cheesecake che chiude il pasto in modo rassicurante.
In definitiva Nusr-Et funziona quando lo si legge con lucidità: lo show è una scelta (e un costo) possibile, non un obbligo; se invece si entra dalla porta giusta — quella degli ordini sensati — l’esperienza è tutt’altro che trascurabile.
IL PIATTO MIGLIORE: New York Steak
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