Il Domaine della verticalità in Anjou
Il Domaine Belargus nasce nel febbraio 2018, quando Ivan Massonnat scopre il Coteau des Treilles a Rochefort-sur-Loire, in Anjou (Loira). Si trattava di parete di terra e roccia avente una pendenza impossibile e una geologia frantumata, come un mosaico primordiale. Perfetto, ancorché apparentemente impossibile da coltivare. Un “colpo di fulmine”, non un “progetto economico”. Nei fatti, una parcella di appena 1,5 ettari con pendenza del 50-60%, su suoli di scisto quarzifero. Massonnat, con background familiare in Savoia e oltre 20 anni di esperienza enologica in Borgogna e Rodano, acquista il terreno come prima vigna del nuovo domaine.
Attorno a quella prima parcella si ricomposero lentamente altre terre, i pendii solenni di Quarts-de-Chaume, le pietre austere di Savennières, le curve dorate dei Coteaux du Layon. Un arcipelago di vigne unite da una stessa tensione, come se ogni filare cercasse la luce, e lo Chenin blanc come unica voce di questa storia, capace di raccontarne luci e ombre. Oggi Belargus conta circa 13 ettari biodinamici (certificazione Ecocert in conversione dal 2020), concentrati in AOC Anjou, Savennières, Quarts-de-Chaume Grand Cru e Coteaux du Layon. Le rese medie sono basse, appena 25-35 hl/ha, grazie a vendemmia manuale in 3-6 passaggi, oltre al diradamento.
La viticoltura è biologica dal 2018: no erbicidi, pesticidi o chimica; prati coprenti, siepi e biodiversità favoriscono insetti e fauna. In cantina non si impone nulla. I mosti fermentano secondo il proprio tempo, alcuni per settimane, altri per mesi interminabili. Il vino riposa a lungo, sulle fecce, senza essere disturbato, come un pensiero che ha bisogno di maturare prima di essere detto. Il legno non domina: accompagna. Ne nascono vini che non cercano consenso immediato. Vini verticali, salini, a volte severi, sempre profondi. Vini che sembrano scolpiti più che vinificati.
Le cuvée principali includono, come detto, Anjou Treilles (da cui si ricava un vino secco, verticale, salino, di circa 12-13% alc. vivo di note minerali e agrumi), il Quarts-de-Chaume Les Treilles (versione moelleux Grand Cru, 100-150 g/L di zuccheri residui, un vino di grande longevità, oltre 20 anni), Quarts-de-Chaume Veau (una parcella su argille quarzose, da cui si ottiene un vino più opulento) e Savennières Ronceray, che produce un vino austero, figlio delle rocce scistose.
Anjou Treilles 2020 di Belargus
Uno Chenin Blanc di grande finezza e tensione, capace di coniugare energia e misura. Il naso è nitido e stratificato: pera essiccata, mela speziata, scorza di cedro, erbe selvatiche e leggere spezie esotiche si dispongono con precisione quasi cesellata. Al palato mostra un corpo medio, ma soprattutto una vibrazione acida luminosa che ne definisce l’asse portante. Il sorso è centrato, teso, verticale, con una progressione lineare che si allunga su note agrumate e leggermente saline. Non cerca ampiezza o rotondità, ma profondità e slancio: uno Chenin che gioca sull’equilibrio dinamico tra materia e tensione, con un finale affilato e persistente.














