Ant

VALUTAZIONE

Cucina Moderna

16/20

OSPITALITÀ

15/20

PREGI
Cucina di personalità fuori dalle tradizionali rotte langarole.
Proposta beverage curata e articolata.
DIFETTI
Illuminazione troppo soffusa.

Formiche tra i bricchi

C’è un dualismo curioso e ben congegnato che si snoda tra le vie di Novello e le pieghe linguistiche di un nome, Ant. In piemontese, il tralcio: l’innesto, il ramo secondario da cui può nascere una nuova direzione. Ma anche in inglese, ant: la formica. L’operaia instancabile e testarda, che lavora sottoterra per costruire architetture silenziose e inviolabili. Qui, a Novello, paesaggio scolpito dal peso del nobile Barolo e da quell’unica bacca bianca di casa che è la Nascetta, il ristorante Ant opera esattamente così: nascosto tra i filari monumentali, lavora con costanza e ostinazione, fabbricando piatti che paiono tunnel sotterranei – scavati lontano da coordinate nota alla classica Langa. Alex Lincoln, Attilio De Santis e Tiziano Torto – la triade a capo dell’operazione – non si preoccupano affatto di rassicurare. Lasciano ad altri bonet e tajarin. Ant parla un’altra lingua. E non è né francese né italiano. È una grammatica gastronomica meticcia, in cui si impastano Sudamerica e Asia, New York e Bangkok, Londra e…Loreto Aprutino, come se le radici potessero nascere da uno shock culturale più che da un humus comune.

Un menù poliglotta

Non c’è neppure il tentativo di mediazione, e questo è il primo atto di coraggio: il menù si muove su un binario alternativo, dove la geografia viene scomposta in suggestioni tattili, fermentazioni latenti, e grassezze trattate come strumenti offrendo uno scenario totalmente disruptive rispetto all’universo langarolo. Tiziano Torto – l’unico piemontese – tiene il timone del pairing con una selezione eclettica e colta, che passa dalle macerazioni della suddetta Nascetta a bevande alternative afferendo a sidri e affini. Nel Bahn-mi vietnamita con pancia e fegato di maiale e pickles di verdure, la fermentazione è protagonista.

La materia vira verso il funk, la croccantezza del panino fa da contrappunto a un cuore umido e carnoso. Una portata che pare arrivata direttamente da una bancarella di Saigon, ma riprogrammata con mire da designer nordico. Come nel caso del Dumpling di maiale servito immerso in un brodo speziato, grasso di ‘nduja, aglio e habanero. La pasta sottilissima e scioglievole, quasi assente al morso, avvolge il ripieno compatto. Il brodo stratifica il palato con una sensualità unta e piccante. L’habanero, dosato con precisione e il grasso della ‘nduja si muovono in sottofondo amplificando il varietale aromatico delle spezie unendo il piccante di Spilinga con quella di Chengdu. La sensazione, complessiva, è quella di un gyoza italiano che non vuole essere chiamato tale: un piatto che poggia la propria identità nella diluizione sia nel brodo quanto nella pasta. La Trota bianca cotta sotto sale e servita con piselli, oxalis e leche de tigre riprende acidità latinoamericane. Il pesce, appena toccato dal calore, mantiene la sua nervatura muscolare. Il legume, è specchio vegetale su cui riflettere la dolcezza del pesce. L’oxalis portando in dote acida sapidità rilancia con il leche de tigre. La mente corre – inevitabile – al ceviche, ma è solo una suggestione di passaggio: qui si danza su un ritmo diverso, meno tropicale e più mentale. Quasi nipponico, per nitore e verticalità. Ant lavora così: con uno spirito da micro-laboratorio psicotropo, che accumula stimoli visivi e sensoriali per poi smontarli e riproporli attraverso una lente disallineata.

Non tutto convince sempre: alcuni piatti paiono ancora in fase di rodaggio. Come il Riso all’aglio orsino, bottarga di milza e alga kombu, per esempio, manca di centralità nella sua coesistenza tra elementi. La cottura è ineccepibile, ma il boccone si chiude senza rimbalzo, senza quella profondità ematica che la bottarga – perché non grattugiata? – avrebbe potuto portare. L’aglio orsino, si limita al colore, nulla di più. Il Gelato alla betulla chiude in levare: base crema per un profilo boschivo con struttura corretta accoppiato al Monkey bread alle 5 spezie, burro nocciola, crema pasticcera alla fava di tonka e barbabietola. Pasticcerie francesi, nordiche e americane, unitevi!

Ant è un ristorante che si muove nell’ombra, come le formiche appunto. Non urla la sua presenza, ma se si ascolta con attenzione, lo si sente grattare sotto terra, scavare cunicoli, insinuarsi nei luoghi comuni di una Langa che qui viene presa, svuotata e restituita come fondale. Qui, a Novello, si è piantato un innesto anomalo. Cresce sottopelle. E dà frutti difficili, divertenti, per niente accomodanti. E per fortuna.

IL PIATTO MIGLIORE: Dumpling di maiale, brodo speziato, grasso di ‘nduja, aglio e habanero.

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Giacomo Bullo

Prima come cuoco, annoverando esperienze nel campo gastronomico fino al foraging nostrano, oggi come narratore amante del buon cibo in tutte le sue forme ed espressioni. E’ convinto sostenitore dell’esistenza, in qualche dizionario sconosciuto, della gastrofilia: nei suoi racconti, il tentativo di definirla. Let’s do it!

1 Comment

  1. Nathan Lincoln ha detto:

    This is my brothers restaurant. Thank you for posting about him. We lost his m this year but his memory lives on.

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VALUTAZIONE

Cucina Moderna

16/20

OSPITALITÀ

15/20

PREGI
Cucina di personalità fuori dalle tradizionali rotte langarole.
Proposta beverage curata e articolata.
DIFETTI
Illuminazione troppo soffusa.

INFORMAZIONI

PREZZI

Menù degustazione fisso a 70€

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