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Ka Manciné

Vino
Recensito da Elisa Alciati

La dignità di un vitigno senza intermediazione

Estremo Ponente ligure, Ventimiglia. Da Vallecrosia si muove verso i monti fino a Soldano, una delle zone di elezione per la produzione di Dolceacqua, per andare a trovare Ka Manciné.

Il padrone di casa è Maurizio Anfosso, vignaiolo appassionato ma anche artista e abile intrattenitore. L’azienda nasce nel 1998 con la moglie Roberta Repaci dall’impulso di ricreare quell’azienda che era già di famiglia ma che aveva bisogno di nuova linfa per ripartire.

Il nome dell’azienda ha origine da antiche dinamiche di paese: “qui si chiamano quasi tutti Anfosso e nella mia famiglia qualche avo era mancino così siamo diventati la stirpe dei Mancini, da cui casa dei Mancini. Da lì, il passo fino a Ka Manciné è stato breve.” … “Mi sono ritrovato un giorno a voler fare il vino, ma venivo da una storia diversa, più commerciale, mio papà distribuiva prodotti alimentari. Così, volendo imparare questo mestiere, dal 2002 al 2010 ho lavorato per altre aziende e sono passato dal comprendere le differenze e i processi che ci sono tra fare il vino per casa e per mestiere”. Il modo di fare il vino di Maurizio, conserva, in senso positivo, molta artigianalità.

Nella sua cantina niente presse ma torchi e cisterne raffreddate ad acqua o bottiglie ghiacciate poste sul cappello. L’azienda conta oggi circa tre ettari vitati quasi tutti a Rossese. Ma ci sono circa cinquemila metri di un vitigno che Maurizio mantiene e vinifica per amore della storia e per amore di quello che ha rappresentato: la Tabacca.

Rarità: la storia del vitigno

Tabacca, Massarda o Mortolata. Questi i nomi del vitigno a bacca bianca di cui si conta probabilmente poco più di un ettaro in totale, nella zona di Dolceacqua, ironia della sorte, terra di un grande rosso. La Tabacca è un vitigno a piede franco, davvero poco conosciuto e nemmeno iscritto al Registro, tuttavia nell’Ottocento fu uno dei vitigni più diffusi nella zona di Ventimiglia. “In effetti – dice Maurizio – mi ha affascinato questo fatto di dare dignità a un vitigno che ha resistito alla fillossera e che non ha bisogno un intermediario tra la terra e il bicchiere”.

Probabilmente la sua sfortuna fu proprio la coesistenza con il Rossese di Dolceacqua che, superata la crisi fillosserica, è tornato a essere il principe che era.

Ka Manciné Tabaka 2020

Il nome Tabacca deriva probabilmente dal caratteristico colore dell’acino che, in fase finale di maturazione, tende al marroncino. Predilige zone alte e terreni calcarei, la coltivazione è ad alberello, l’acino è abbastanza grosso e la sua buccia è coriacea. Maturazione e raccolta sono tardive. A livello organolettico si distingue per la grandissima freschezza e la forte sapidità che ricordano molto il territorio.

Una versione bianca del Rossese di Dolceacqua, quello di maggior acidità dei terreni calcarei di Beragna. Maurizio sceglie una vinificazione in vino rosso: torchio, ventiquattro/quarantotto ore di macerazione sulle bucce, fermentazione e affinamento in acciaio. Una scelta che porta dietro la coerenza con il territorio e con il vino che produce. Vinificato assieme a una piccola percentuale di Vermentino, il Tabaka di Ka Manciné è delicatamente speziato ma ricco di macchia mediterranea, rosmarino, alloro. In qualche olfazione pare quasi contaminato da lontani sentori di mora che ricordano il vicinissimo Rossese. “Un vino che si faceva per casa” vinificato per la prima volta nel 2012, oggi in appena 1200 bottiglie, Ka Manciné Tabaka 2020 ha ottime prospettive di evoluzione. 

 

2 Commenti.

  • AvatarStefano Legnani14 Maggio 2021

    Complimenti a Maurizio per le scelte di vita e per allevare un vitigno raro portando poi le uve in cantina trasformandole in vino da imbottigliare. Mi adopererò per trovarne una bottiglia da assaggiare. Complimenti anche ad Elisa Alciati per aver raccontato la storia di Maurizio e Roberta, del vitigno e del prodotto finale andato da poco in bottiglia

  • AvatarElisa16 Maggio 2021

    Molte grazie Stefano!

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