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Racconti dal Milano Wine Club: Nino Negri

di Sofia Landoni

Eleganza e rudezza

Sembrava quasi che si volesse giocare sul contrasto. La sala più raccolta dell’Emporio Armani Ristorante accoglieva gli ospiti in un’ambientazione soffusa, ad esaltare la ricercatezza degli arredi e il design piacevolmente minimal, impronta di quella Milano moderna che affiora a chiari contorni nel mondo della moda tanto quanto in quello della ristorazione. La programmazione del Milano Wine Club, quella sera, portava fra le mura dell’Emporio Armani il nome di Nino Negri, icona della vitivinicoltura valtellinese. L’eleganza metropolitana e la forza ineguagliabile della montagna, un abbinamento che si risolve piacevolmente nei contrasti e nell’unione complementare di due mondi apparentemente distanti.

Dalle pendici impraticabili della Valtellina, che richiedono una dedizione “eroica” misurata in 1200 ore di lavoro per ettaro, ai tavoli eleganti e moderni di una Milano che luccica. La bellezza di una terra come la Valtellina ha sconfinato dai propri muretti a secco e ha varcato le porte di une delle città più attive, curiose e lungimiranti del nostro Paese.

Viticoltura eroica, si diceva, che ha selezionato naturalmente i suoi custodi. Non da tutti, infatti, è la scelta di intraprendere una vita simile, fatta di vendemmie scandite dai gradini che collegano i vari appezzamenti terrazzati, da percorrere con 30, 40 o addirittura 80 chili di gerla sulle spalle. Non da tutti è la pazienza di aspettare ogni anno la maturazione di un’uva con un corredo polifenolico tanto complesso e non da tutti è la capacità di saperla vinificare.

Nino Negri fu uno dei pionieri di questa realtà. Non solo perché è divenuto una delle maggiori aziende della zona – sia in termini di dimensione che di notorietà – ma anche perché è stato, nel 1956, il primo fautore dello Sforzato di Valtellina per come lo conosciamo oggi. Nino Negri, originario di Aprica, pose le fondamenta della sua azienda viticola a Chiuro, nel 1897. Le generazioni successive si susseguirono nella storia aziendale, avvicendandosi parimenti agli eventi che hanno cambiato l’azienda. Sul finire degli anni 60, Nino Negri venne venduta ad una proprietà svizzera, che a sua volta la cedette successivamente al Gruppo Italiano Vini, nel 1986. Da allora Nino Negri si è posta come un solido pilastro che ha sorretto e promosso la Valtellina del vino nel mondo, entrando in diversi canali di vendita sia italiani che esteri e iniziando a diffondere il nome di un territorio meraviglioso e forse ancora agli albori della sua notorietà.

Nino Negri si avvale della collaborazione di numerosi conferitori, attingendo così da una superficie di 31 ettari vitati, distribuiti in quattro delle cinque sottozone identificate per la denominazione Valtellina Superiore DOCG: 2 ettari in Sassella, 11 nella zona del Grumello, 11 nell’Inferno e 7 ettari nella località Fracia, particolare scrigno di terra inserito nella sottozona Valgella.

La produzione di Nino Negri rispecchia la variabilità dei terreni che la compongono, con una dovuta predilezione per il re della valle, il Nebbiolo, che localmente è chiamato Chiavennasca. A condurre la degustazione in occasione della cena organizzata per gli appuntamenti del Milano Wine Club, il Sommelier Fabrizio de Simone. Una tavolata di appassionati ha accolto a braccia aperte le inflessioni della Chiavennasca, seppur all’inizio del suo percorso espressivo in tali bottiglie. La giovinezza delle annate ha permesso di intravederne le potenzialità, invogliando i degustatori all’attesa e mettendosi così un po’ nei panni di quei viticoltori eroici, che hanno fatto della pazienza la chiave di lettura di una zona complessa e meravigliosa.

Alpi Retiche “Ca’ Brione” IGT 2018

Sauvignon Blanc – Chardonnay – Incrocio Manzoni – Chiavennasca vinificata in bianco

Naso di passion fruit, ananas e gelatina all’uva spina. La bocca si presenta in tutta la sua preponderanza glicerica, ravvivata da una sapidità comunque ben spiccata. Ripropone, nel gusto, il timbro aromatico del naso.

Valtellina Superiore Inferno “Carlo Negri” DOCG 2016

Chiavennasca

L’amarena, la prugna e la corniola sotto spirito si intrecciano su una fitta trama speziata, ancora non ben dipanata nelle sue componenti. Lo sfondo di pietra bagnata abbraccia note speziate di bacca di ginepro e cumino, ma anche una punta finemente erbacea. La bocca è complessa, definita nel binario acido e ben gestita nel tannino seppur esso sia estremamente giovane. Accenna una buona morbidezza, necessaria a bilanciare la sapidità vibrante.

Sforzato di Valtellina “5 stelle Sfrusat” DOCG 2016

Chiavennasca

La trama fruttata è attualmente in evidenza, con degli intensi ricordi di prugna secca, amarena e lampone candito, su uno sfondo che bascula tra le spezie e la frutta secca. Pepe nero, curry, ginepro e pasta di mandorle, con un ricciolo ribelle che appartiene ancora alle note erbacee e pungenti, chiaro segno di tanta giovinezza. Così come il tannino, ancora verde ed esaltato nelle sue durezze dalla freschezza marcata. Ottima struttura ed equilibrata morbidezza gli donano spessore, che sostiene lo sviluppo di un sorso progressivo dalla persistenza lunghissima.

Alpi Retiche “Ispirazione” IGT 2016

Muscat Blanc à Petit Grains – Sauvignon Blanc – Riesling – Gewurztraminer

L’intensità cromatica del giallo oro rispecchia l’intensità e la solarità del profumo, che si distingue nelle note dolci dell’uva passa, dell’albicocca secca e della nocciola tostata. La leggera presenza di botrite regala quella soffusa complessità dello zafferano e una morbidezza di bocca ancora più accentuata. Perfettamente bilanciato dalla vena fresca, si definisce in una bellissima beva e si rende adatto a scortare una grande varietà di dessert.

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