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Prosecco

di Matteo Bernardi

Questo sconosciuto..

Immaginiamo di essere un cliente straniero seduto in Piazza San Marco, incantato a guardare il campanile,  oppure  un altro affacciato sul mare a Positano e ordinare “a glass of Prosecco”: nella maggior parte dei casi si intenderà uno spumante italiano in generale. Questo è il risultato della comunicazione fatta negli anni, che ha portato il Prosecco ad essere il vino italiano più conosciuto al mondo.

Certo, i numeri del Prosecco DOC sono impressionanti, con le sue 10.500 aziende, i circa 250 milioni di bottiglie esportate e i 3 milioni di ettolitri prodotti fra tutte le province del Friuli Venezia Giulia e del Veneto (tranne Verona e Rovigo).

Ma, ovviamente, le cose sono molto diverse quando si parla del Prosecco DOCG. Che si parli di Colli Asolani  o di Conegliano Valdobbiadene, ciò che si identifica è una zona molto più ristretta dove le rese sono sensibilmente più basse rispetto all’area del Prosecco DOC. I viticoltori hanno cercato di dare un segnale forte, tarandosi su una produzione quantitativamente inferiore con il fine di aumentarne la qualità.

 Il nome della denominazione deriva dal Castello del Prosecco, una struttura sita nei pressi dell’omonimo paesino in provincia di Trieste. Qui si coltivava un’uva diversa dalla ribolla carsica e per distinguerla da questa si scelse di darle il nome di Prosecco, appunto. Grazie a Venezia questo vitigno vide l’espansione nel resto del Friuli e in Veneto, soprattutto nel Trevigiano e Vicentino, spostando lentamente la produzione dalla prima regione alla seconda.

Nella zona d’elezione di Conegliano Valdobbiadene – che comprende anche i comuni limitrofi – il vitigno principe è la Glera, con l’ammissione fino al 15% di Verdiso, Bianchetta, Perera, Glera lunga, Chardonnay, Pinot Grigio, Pinot Bianco e Pinot Nero. Qualsiasi siano i vitigni scelti per il blend, la vinificazione del Prosecco avviene sempre secondo il noto metodo Charmat – o Metodo Martinotti – che prevede la rifermentazione del vino all’interno di un’ autoclave, a differenza dello Spumante Metodo Classico per il quale questa fase di seconda fermentazione avviene all’interno della bottiglia in un contatto molto stretto e prolungato con i lieviti introdotti per tale scopo.

Con le sue “Rive” e con il “Superiore di Cartizze” – privilegiata collina che si trova in una frazione del Comune S. Pietro di Barbozza – il Prosecco è uno spumante fresco e divertente. Può presentarsi nella sua accezione più morbida e classica Extra-Dry, oppure in un interessante calice dalle moderne connotazioni secche del Brut.

È un vino che si distingue per la sua discreta aromaticità, delineata nei tipici profumi di pera e di mela, con fresche note agrumate che invitano alla beva e che virano, poi, verso note di fiori bianchi. Uno spumante semplice che sa di festa, ottimo come aperitivo e interessante nell’abbinamento con fritture di pesce; nella sua versione più rustica “col fondo” – cioè rifermentato in bottiglia, ma senza effettuare la successiva sboccatura – è da provare con una fetta di salame fresco o di soppressa. Nelle tavole venete, tuttavia, è perfetto anche a tutto pasto!

Top three by Matteo Bernardi:

Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg Extra Brut Rive di Collalto di Borgoluce

Residuo zuccherino estremamente basso che permette l’armonia tra frutto e verticalità

Valdobbiadene Superiore di Cartizze Docg Brut Zero di Garbara

Un Cartizze diverso dal solito per residuo zuccherino pari a zero (i Cartizze di solito sono Extra dry). Fresco e diretto, esalta i la frutta e fiori bianchi tipici del vitigno

Valdobbiadene Prosecco Superiore D.O.C.G. Extra Dry Giustino B di Ruggeri

Dedicato a Giustino Bisol, il fondatore. L’espressione massima di questa casa: morbido e suadente, delicatamente profumato.

 

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