Passione Gourmet Château Pichon Lalande 1982, eccellente espressione di Pauillac - Passione Gourmet

Château Pichon Lalande 1982, eccellente espressione di Pauillac

di Wassim Abou Said

Cronaca di un contest tra grandi vini

Una serata di provocazioni e sorprese preziose. Irrompe, un po’ irrequieto come un purosangue al cancello di partenza del Royal Ascot, un prorompente ed arrogante Château Pichon Longueville Comtesse de Lalande 1982. Nonostante sia stato preceduto da campioni assoluti, impone il suo ricordo indelebile costringendo la platea a riconoscergli il predominio della serata.

Ma andiamo con ordine. Aprono le danze l’evergreen Dom Perignon 1996 – pera, minerali e tanta acidità (95)  – e il favoloso  Krug Clos du Mesnil 1998 – eleganza e stile unici (95 punti) – per poi farsi spazio anche uno strepitoso Château Haut-Brion blanc 2006, rarità di Pessac-Léognan in cui la fusione magica di Sémillon e Sauvignon trentennali diffonde acidità e torrefazione da tutti i pori, senza trascurare una vena di agrumi misti e una elegantissima nespola (96 punti). Infine, dopo altre delizie, una sosta in Alsazia per accompagnare un foie gras d’oca della medesima zona per far tappa in Côtes du Rhône, con un Vieilles Vignes 2005 di Beaucastel, uvaggio Roussanne ricco di frutta esotica e fichi bianchi (93 punti).

Prima di affrontare Pauillac si fa una passeggiata in Borgogna con una delle perle del mitico Domaine Romanée-Conti, La Tâche 2006. Esige qualche oretta per esprimersi al meglio, per poi proporsi con il suo bouquet di rosa appassita e frutti rossi, liquirizia nera e un tocco di piacevole the cinese (96 punti). Ad affiancare questo pezzo da 90, un altro fuoriclasse, il Barolo Monfortino di Giacomo Conterno, annata 1995. Ci mette un po’ ad esprimersi al meglio, svegliato di soprassalto da un lungo letargo e contrariato da questa levataccia inattesa.  E ci ha deliziato, come ogni Monfortino che si rispetti (tutti!), con un naso di ribes e marasca su un corpo robusto e deciso e un colore tipico di un granato delicato. Si susseguono poi le spezie e le erbe officinali tendenti al mentolato, agli aghi di pino e all’eucalipto (ebbene si, anche in un’annata non blasonata il Monfortino ha detto la sua con 97 punti).

E da ultimo Pauillac, per la volata finale tanto attesa. Si inizia con un Lafite 1999, purtroppo in sostituzione di un 1995 che ha sofferto il tappo. L’eleganza di questo abito color rubino è preambolo di un profilo olfattivo suadente in cui emergono la grafite e la mora, con sentori alternati di tabacco e liquirizia ai quali fanno da sfondo piacevolissime note vanigliate. Una persistenza notevole con tannini vellutati: emozionante (96 punti).

Si prosegue con un leggendario Mouton Rothschild 1986, un campione capace di farsi ricordare da chi lo assaggia. Si conferma sempre essere un vino che corre sopra le righe. Rubino scuro, profondissimo con un bouquet definito da note mentolate e spezie travolgenti, con pepe in evidenza insieme a un sentore di tostatura ancora presente e un finale lunghissimo (98 punti).

Ma eccoci giunti al Pichon Lalande 1982. Per non confondere i due Château – che hanno in comune il nome di Château Pichon Longueville – è bene ricordare che Virginie, Comtesse de Lalande, ereditò una parte del Château Pichon Longueville dandogli il nome di Comtesse de Lalande, mentre il fratello ebbe in consegna quello che oggi si chiama “au Baron de Pichon Longueville”. Nel 1982 – grande annata in Bordeaux – a Pauillac sono stati fatti vini veramente eccezionali e, tornando al calice, ne abbiamo una conferma. Virginie ha lanciato un guanto di sfida alla serata e al Mouton 1986, presentando insolentemente il suo pezzo forte. Un sentore indimenticabile di matita temperata e un nobile profumo di tabacco, con strascico di liquirizia. I tannini sono ancora presenti ma distinti e raffinati. Il ricordo è anche di spezie dolci come la cannella e il chiodo di garofano, che si ritrovano nel biscotto Speculoos (specialità belga). Travolge e induce continuamente all’olfazione, portando a chiedersi se l’annata 1982 a Pauillac sia stata migliore del 1986 o meno. Impossibile concludere (99 punti).

Si dice che a Pauillac l’annata 1982 sia più “giovane” rispetto alla 1986. Per quanto quattro anni non siano pochi, questo dilemma sembra essere come il paradosso di Achille e la Tartaruga, che è bello lasciare irrisolto così da poter provare e riprovare, rimandando più avanti il momento della verità che si spera non arrivi mai.

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