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Il futuro è adesso

di Passione Gourmet

Sabadì e la rivoluzione

Viviamo un momento storico che, se ben amministrato, vissuto e assimilato, più davvero rappresentare l’occasione di una vita.

L’occasione che non ci sarebbe mai stata, altrimenti: quella di fermarsi. Fermarsi a osservare, fermarsi a riflettere, perché ogni momento che passa è un’occasione per rivoluzionare tutto completamente ed è precisamente questo il senso di quello che stiamo attraversando.

L’interpretazione più felice, del resto, sostiene che tutto questo sia un segnale che il pianeta ci starebbe inviando: c’era da tempo, del resto, l’urgenza di invertire la rotta, di fermare il modello produttivo capitalistico; e il pianeta ce l’ha imposto. Come? Costringendoci tutti nel medesimo sacrificio, un sacrificio collettivo che, in un certo senso, ci rende davvero tutti uguali. E proprio questo sacrificio, se ben introiettato, potrebbero essere l’unica, se non l’ultima occasione che ci resta per concentrarci su quanto davvero conta e aggiustare il tiro della nostra esistenza attorno a un unico valore, a un unico imperativo: il benessere; quello del pianeta e il nostro, di conseguenza.

Bilancia di questo benessere, i frutti della natura, che tanto più veri quanto più buoni sono; sono questi stessi frutti a educare anche il gusto di chi questa armonia la esperisce, al bello e al buono, diventando più sensibile nei confronti del sapori, e del sapere ad esso connesso.

È questa la lezione di Sabadì, principiata dieci anni orsono quando, in una notte d’estate, nel silenzio della campagna modicana, si consumò la rivoluzione – e la rivelazione – di Simone Sabaini.

Ve la riportiamo qui.

Ad maiora,

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