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Addio a Diego Planeta

di Passione Gourmet
Diego Planeta ci ha lasciati. Un altro volto dei “signori del vino” lascia un vuoto incolmabile nella storia della viticoltura italiana. 
È stato un innovatore nel settore enologico in Sicilia, ha rimescolato le carte in tavola di una regione che senza il suo intervento ad oggi non si troverebbe ai risultati tanto attesi. 

Qualità

“Qualità” fu il suo stendardo unito ad un approccio alla lavorazione semi-artigianale. Parole che oggi risuonano scontate ma che a metà degli anni ‘60 non lo erano affatto. Anzi.
Palermitano, classe 1940, la sua rivoluzione ebbe iniziò a ventenn’anni, da come prese le redini dell’azienda cerealicola di famiglia che nel tempo trasformò in viticola.
Nel 1964 fonda la Cantina Settesoli, la più grande cooperativa del mediterraneo, per diventarne presidente in appena otto anni.
Un grande imprenditore, innovatore e figura poliedrica che fu in grado di trasformare l’idea di vino in un territorio ancora per certi versi inesplorato. 
La sua filosofia? “La viticoltura siciliana aveva le scarpe strette, era indispensabile una spinta all’innovazione”.
Un monito che accompagnava la bottiglia di Chardonnay “Didacus” (uno dei suoi soprannomi).
Affiancato da personaggi illustri come Giacomo Tachis e Attilio Scienza, la sua carriera fu illustre: dal 2001 era presidente Assovini di Sicilia, fu nominato Cavaliere del lavoro nel 2004, presidente dell’Istituto regionale della vite e del vino e ideatore della Doc Sicilia. Oggi Planeta è gestita dalla figlia Francesca, insieme ai cugini Alessio, Giovanni, Santi, Chiara e Marcello Arici. 
E se suo padre, poco prima di andarsene, gli disse “ora tocca a te”, noi – spettatori rispettosi – ci sentiamo di dire alla famiglia: “ora tocca a voi”.