Incipit : un’ idea sempre al passo con i tempi
Per comprendere il ristorante Veritas nella sua identità occorrerà necessariamente utilizzare il filtro della passione. Quella di Stefano Giancotti, odontoiatra di professione che nel 2007 decide di rilevare un pub in un tratto di strada poi divenuto la walk of fame del fine dining cittadino per trasformarlo in un winebar, formula all’epoca visionaria ma in piena sintonia con il suo interesse per le bottiglie di uva.
Coraggio e determinazione che dal 2010 attraverso una costante evoluzione lo porta prima all’agognato riconoscimento francese e poi al consolidamento di una notorietà in città con una cucina moderna ma rassicurante, facilmente comprensibile anche attraverso i guizzi creativi degli Chef.
In cibum Veritas: la rinnovata identità con la cucina di Marco Caputi
Oggi però, alla sua seconda stagione nella cucina nascosta dalla porta a saloon dell’ingresso, c’è l’irpino Marco Caputi, fisico imponente e cervello fino, che con le sue idee ha portato entusiasmo ed aria nuova in città.
La sua cucina indaga ed esplora quelle aree del gusto spesso trascurate con un menù ricco di sorprese, dove ogni piatto è concluso nella sua ricchezza di sapori in un piacevolissimo percorso papillare intenso e variegato dove il vegetale si trova protagonista o comprimario ma dove nulla risulta fine a se stesso, puro autocompiacimento dello Chef o manifestazione di tecnica sterile ed esibizionista.
Con le miniature che anticipano la degustazione già si rintracciano le note di carattere dei piatti a seguire con quegli accenni di amaro, acetico ed affumicato talvolta in abbinamento alla dolcezza naturale di elementi come cocco, rapa rossa o sedano.
Il menù che poi si dipana, è un gioco di equilibri spesso ricercati attraverso i contrasti al fine di creare un moto sinuoso e altalenante di gusti mai scontato, prevedibile.
Un alfabeto di sapori messi in fila per spiazzare e vederli infine ricomporsi in parole compiute e dunque decifrabili.
Le proposte spaziano come schegge in tutte le direzioni ma basteranno 3 piatti per comprendere le intenzioni e i propositi di quest’anno: Il vegetale, intrigante, con l’Arrosto del lattughino con mandorle e kiwi in un meccanismo di precisione, la complessità, nell’utilizzo nello stesso piatto di peperoni, cocco, ricci e tonno per condire una trottola di grano duro e ancora il segreto qui riproposto nel pollo, ebbene sì, carne bianca, dove kimchy e curry
Con il termine curry in italiano si intende una varietà di miscele di spezie pestate nel mortaio, in uso principalmente nel sud-est asiatico. Le spezie utilizzate possono variare notevolmente e, a seconda di quelle dominanti, possono cambiare il colore e la piccantezza della miscela. In India l'equivalente italiano della parola curry è masala, del quale ne esistono decine di varietà,... Leggi verde vestono, speziano e nobilitano la classica consistenza tenace del morso. Dessert, da sempre curati con grande mestiere dallo Chef, che si collocano ai vertici della categoria per freschezza, personalità e utilizzo trasversale di dolcezze e sapidità.
Un personale di sala che fa dell’accoglienza il suo punto di forza, molteplici variazioni di percorsi di degustazione per intercettare tutte le esigenze tra cui un menù per under 35 ed il pranzo del sabato sempre in promozione e carta dei vini ideale per spiriti curiosi alla ricerca di nuove conoscenze per pairing molto stimolanti. Ci si diverte a partire dagli 80 euro.
IL PIATTO MIGLIORE: Trottole con peperoni, cocco, ricci di mare e tonno.
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