Toros

IL NOSTRO GIUDIZIO

Pinot Bianco Collio 2024

Vini Bianchi
91

Friulano Collio 2024

Vini Bianchi
90

Sauvignon Collio 2024

Vini Bianchi
89

Chardonnay Collio 2024

Vini Bianchi
89

Ribolla Gialla Collio 2024

Vini Bianchi
88

Tre Sorelle, Cinque Generazioni di storia e l’Eleganza del Pinot Bianco

Oggi sono tornato a fare un giro tra i dolci pendii del Collio Goriziano, precisamente in località Novali, a due passi da Cormòns, ospite dell’azienda agricola Toros. Ragazzi, qui si respira una storia pazzesca, fatta di fatica e dedizione pura.

Pensate, è dal lontano 1907 che la famiglia Toros è radicata qui, coltivando la terra e la vite in questa zona d’elezione. Passeggiando per queste colline, ti rendi conto che, oltre al bosco, la vite è l’unica vera possibilità; disegna i profili in un modo così perfetto che ti regala subito un senso di armonia e un calore avvolgente.

L’azienda oggi si estende su una quindicina di ettari, in un terroir superlativo dove la famosa ponca regala ai vini quella mineralità e quella struttura che fanno la differenza. Non è un caso se la produzione è focalizzata quasi totalmente sui grandi bianchi DOC Collio, sono loro a esprimere al meglio questo angolo di paradiso.

Il terroir

Diciamocelo, questo spicchio di terra al confine con la Slovenia gode di condizioni climatiche che sono una manna: le Prealpi Giulie ci fanno da scudo, proteggendoci dalle perturbazioni e dai venti freddi che arrivano da nord-est, mentre il vicino Mar Adriatico mitiga il clima con le sue dolci brezze, garantendo maturazioni ottimali e grappoli sanissimi. E i terreni? Sono premium, credetemi. Parliamo di profonde stratificazioni di arenarie e marne calcaree, chiamate in friulano “ponca“, sedimentate su antichi fondali marini. Sono suoli poveri, pietrosi, friabili, perfetti per una viticoltura di altissima qualità.

Noi siamo qui da cinque generazioni” mi racconta Cristina, “ma il vero salto di qualità lo ha fatto papà, a fine anni ’70, quando ha deciso di puntare solo ed esclusivamente sulla qualità. È riuscito a trasformare l’azienda, tenendo fede al vecchio savoir-faire ma concentrando tutte le energie in vigna, con la certezza che solo da uve eccellenti possono nascere vini dal carattere schietto e genuino.”

Da un paio d’anni, la squadra è diventata ancora più forte: ci siamo noi, le tre figlie, Eva, Cristina ed Erika, tutte attive in cantina. “È stata una scelta spontanea, naturale” mi spiegano. “Siamo cresciute qui, tra le vigne e in cantina fin da piccole. Nessuno ci ha obbligato, lo abbiamo voluto con tutto il cuore.”

Le modifiche che hanno introdotto? Non sono stravolgimenti: “Vogliamo innanzitutto portare avanti la tradizione. In un mondo che corre, mantenere quello che abbiamo è quasi una novità! Oggi non puoi più ragionare con regole fisse, i cambiamenti climatici ci impongono di interpretare ogni annata, di essere veloci nel prendere decisioni diverse ogni volta. Non è più come una volta, quando tutto scorreva più lento.”

Il modello di vino che cercano di proporre? Un vino pulito, corretto, perfettamente bilanciato e, soprattutto, che abbia ben impressa la territorialità. “Vogliamo che nel calice ci sia il Collio” mi dicono. Per fare questo, la vinificazione è la più semplice e precisa possibile per non rovinare il lavoro maniacale fatto in vigneto. Tutto parte da lì: ottenere il meglio dalla pianta, adattandosi all’annata, vendemmia a mano al momento giusto, lavorazione immediata, pressatura soffice, nessuna macerazione.

Alcune parcelle affinano in legno usato, ma la maggior parte in acciaio, cercando quella nota sapida-salina che è la firma di questa zona. Producono sei bianchi: Ribolla Gialla, Friulano, Pinot Bianco (il loro simbolo), Pinot Grigio, Chardonnay e Sauvignon. E un solo rosso, un Merlot, in versione annata e Riserva.

La degustazione

Ragazzi, la degustazione qui è un’esperienza.

Si percepisce la cura maniacale, l’artigianalità tramandata. Sono vini che si elevano, dove il territorio esplode nel calice, con una forza salina che ti costringe a riprendere in mano il bicchiere, godendoti ogni sorso. Toros è riuscita a fondere una struttura e una complessità incredibile con una bevibilità esaltante.

“Mio padre lo aveva capito molti anni fa,” concludono, “che l’unica via per esaltare questi luoghi era produrre vini artigianali, quando ancora vigeva la legge dei grandi numeri. Lui ha seguito la sua strada, perché il territorio gli comunicava qual era la massima quantità possibile qui.”

Ribolla Gialla Collio 2024 – Toros

Entrata in gamma una decina d’anni fa, è la loro Ribolla “facile”, perfetta per un sorso estivo, ma non banale. Le vecchie viti qui regalano una complessità data da basse rese. Sfoggia una ricca e precisa carrellata di aromi fruttati e floreali: pera, pesca, mela golden, acacia e biancospino. L’assaggio ha una struttura carnosa, inaspettata per una Ribolla, con una freschezza vibrante e un finale delicatamente sapido. Ottima persistenza.

Pinot Bianco Collio 2024 – Toros

Il vigneto varia dai 5 ai 50 anni. Il 15% affina per due mesi in barrique prima dell’assemblaggio con l’acciaio. È un vino che amano per la sua struttura e rotondità.

“Produciamo nelle ottime annate 80.000 bottiglie totali, e quasi 20.000 sono di Pinot Bianco. Da studi fatti dalle 6 storiche aziende del Collio che producono il Pinot Bianco, che hanno scelto di unirsi per valorizzare un singolo vitigno è emerso che è presente in queste terre da 150 anni.”

Il naso è elegantissimo: frutta tropicale matura (mango, melone, ananas), susina gialla, cera d’api, fiori di camomilla. La bocca è di una sublime armonia, polpa ricca e una salinità pazzesca a bilanciare. Unisce eleganza, vivacità ed energia. Questo mi rimarrà scolpito. Capisco perché è il loro simbolo.

Friulano Collio 2024 – Toros

Come il Pinot Bianco, un 15% affina in legno. È il loro secondo vino simbolo, e l’obiettivo è la massima fedeltà al vitigno: morbidezza, cremosità, e poi quel finale amarognolo di mandorla e sale.

Naso profondo e stratificato: mela golden surmatura, pera, pesca, susina, mandorla amara, marzapane, un tocco di resina e fumo, roccioso. Bocca densa, finissima, di grande espressività, con la ponca che si sente netta nel finale. Grandioso.

Chardonnay Collio 2024 – Toros

Qui la percentuale in legno sale al 20%; amano esaltare l’eleganza con un po’ più di affinamento. È un vino che ha bisogno di tempo per aprirsi. Dal bicchiere emerge un bouquet piacevole e fine: tropicale maturo, frutta a polpa gialla, spezie dolci, note minerali di pietra focaia. Abbraccia il palato con la sua calorica morbidezza ed elegante persistenza. Preciso, finissimo, ma sbilanciato leggermente sulle parti dure, ha bisogno di pazienza.

Sauvignon Collio 2024 – Toros

Naso caldo e cremoso: mela verde, melone bianco, susina, kiwi, con il tocco erbaceo di salvia e pepe verde, buccia di lime, fiori bianchi, roccioso, fumé. Caldo, denso e cremoso al palato, sviluppa armonia, eleganza, incredibile persistenza e tanta salinità. Un bicchiere che non stanca.

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Angelo Sabbadin

Nato e cresciuto a Padova, lavora nei migliori ristoranti della città; alle Calandre sviluppa la sua conoscenza e passione suggellate dal riconoscimento come miglior Sommelier nel 2011 per la Guida de l’Espresso. Il vino è materia articolata e complessa, una passione, vera, un qualcosa che ti rapisce. Da raccontare e trasmettere come emozione. Fondamentale, per scriverne, è ascoltare e capirlo.

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